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Al fianco della Val Susa che resiste, NO Tav!

La giornata del 3 Luglio ha dimostrato ancora una volta la forza e la determinazione del movimento No Tav, la forza e la determinazione di un popolo che da vent’anni lotta contro devastazioni ambientali e logiche speculative. Decine di migliaia (si parla di circa 70.000 persone in totale) di donne e uomini, anziani e bambini hanno, infatti, sfilato per le strade e nei boschi della Val Susa per esprimere la loro rabbia e la loro volontà di impedire la trasformazione della valle in territorio di conquista da cui trarre esclusivamente profitto.

La lotta per la Val Susa non deve essere, però, solo dei valsusini. E’ e sarà sempre una lotta di tutti. La solidarietà è, infatti, un’arma necessaria e imprescindibile nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo ultimo: la difesa del diritto del popolo della Val Susa di far sentire la propria voce sul destino del territorio dove vive e lavora ogni giorno. Per questo, in molti sono accorsi a sostenere la lotta dei valsusini in un’assolata domenica di luglio.

La giornata del 3 Luglio ha visto, dunque, confluire sotto la bandiera NoTav tutte queste anime e vari cortei hanno assediato da più punti la Maddalena di Chiomonte per ore e ore ribadendo che quel territorio non poteva essere sottratto con la forza ai suoi abitanti e ai tanti che, ormai, lo sentivano come proprio.

Tutto questo fa paura!

Fa paura perché rappresenta un’alternativa. Un’alternativa possibile grazie ad un popolo determinato a lottare per una società differente.

Davanti alla concretizzazione di quest’alternativa la risposta è stata fatta di lacrimogeni CS sparati ad altezza uomo, cariche con ruspe e autoblindo, accanimento su manifestanti già a terra. La risposta dello Stato è stata quindi, come prevedibile, brutale. Se questo non bastasse alla violenza fisica si sono aggiunti arresti e minacce di denunce e di procedimenti penali per il futuro. Ci preme ricordare come alla repressione nelle piazze, negli ultimi anni, sia sempre seguita una forte repressione giudiziaria: indagini, misure cautelari e processi. Il tutto in una cornice fatta ad hoc dai mass media che tentano di dividere il movimento in buoni e cattivi, in violenti e pacifici.

La risposta della Val Susa è stata, però, chiara ed inequivocabile: il movimento NoTav è uno, indivisibile e pronto a continuare la lotta.

Collettivo Politico*Scienze Politiche

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