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Bologna: dal tramonto all’alba ai cancelli della Granarolo e della Coop

Ultimi aggiornamenti: A Centrale Adriatica i blocchi sono rimasti tutta la mattina fino alle ore 12 quando i lavoratori in assemblea hanno deciso di interrompere lo sciopero riuscito completamente.

Alla Granarolo nella giornata di oggi a tutti i lavoratori che hanno partecipato allo sciopero dei giorni precedenti è stato impedito di rientrare sul posto di lavoro. L’evento è decisamente grave: ad attenderli poco distante dall’azienda c’erano celere e digos. I padroni hanno proibito agli operai di entrare disattivando il badge senza dare alcuna motivazione formale all’accaduto. In perfetto stile mafioso non hanno detto se si trattava di licenziamento o sospensione. Gli operai in assemblea promettono nuove iniziative di lotta per niente intimiditi dall’iniziativa della controparte che vorebbe funzionare da rappresaglia. Sia alla Granarolo che alla AsterCoop è chiaro che si ha a che fare con quel padronato che tanto cura la sua immagine con etica progressista e paternalistica ma che poi risulta tra i più agguerriti per mantenere il regime di sfruttamento razzista all’interno della sua azienda. In questa prospettiva il primo passo operaio è stato forte, determinato e capace di potenziarsi con la solidarietà di altri facchini, di studenti e di precari, ora il prossimo passo punta già verso il 15 maggio, quando lo sciopero dell’intero settore della logistica, potrebbe far tremare il vertice della piramide di sfruttamento composta da aziende e cooperative. Noi ci saremo! A dopo per ulteriori aggiornamenti…

 

Mentre scriviamo il picchetto e lo sciopero al Magazzino di Coop Centrale Adriatica va avanti. Una lotta dura dal tramonto all’alba per contrastare la decisione della Astercoop di sospendere 16 facchini colpevoli secondo la cooperativa di creare “disordini all’interno del magazzino”, colpiti, diciamo noi, riportando le dichiarazione degli operai e del S.I.Cobas, di essere iscritti al sindacato che da mesi sta rovinando i sonni, un tempo tranquilli, dei padroni delle cooperative della logistica.

Dalle 4 di questa mattina nel grande parcheggio della Coop Centrale Adriatica (snodo merci che rifornisce le Coop di tutto il bolognese e non solo) tantissimi facchini anche di altre cooperative hanno raggiunto l’iniziativa per sostenerla insieme ai militanti del Laboratorio Crash e altri iscritti ai S.I.Cobas. La stessa solidarietà che sta sostenendo la lotta alla Granarolo di Bologna. Dopo l’assemblea di tutti i facchini della città tenutasi al Laboratorio Crash la sera del Primo Maggio in vista del nuovo sciopero della logistica fissato per il 15 di questo mese, i lavoratori del consorzio SGB soc Coop, che lavorano presso i magazzini della CLT, hanno nuovamente indetto una nuova giornata di lotta e di sciopero. Blocco totale di camion e di crumiri che i lavoratori hanno deciso di proseguire durante una loro assemblea fino alle 12 di ieri. L’adesione allo sciopero e la partecipazione attiva ai picchetti è stata pressoché totale. La rabbia degli operai, sfruttati per anni dalle cooperative del facchinaggio sempre puntuali nel calpestare quotidianamente la dignità dei lavoratori, si è fatta sentire nella determinazione dei blocchi. Iniziativa di lotta che oltre a provocare un danno economico considerevole ai padroni del latte è riuscita a compattare gli operai operai venuti anche da altre aziende con i precari e gli studenti sempre presenti con il Lab Crash nella mobilitazione.

Nessuna risposta da parte del consorzio alle giuste rivendicazioni operaie di veder ritirare immediatamente “lo stato di crisi” dichiarato dalla cooperativa e avallato dalla CGIL (che qui a Bologna ha la faccia tosta di festeggiare pubblicamente il primo maggio con la crema del padronato in piazza), che comporta la perdita netta del 35% mensile del salario… una vera rapina legalizzata! Infatti è la struttura legale della -forma cooperativa- che lo permette, sollevando formalmente la Granarolo dalle sue responsabilità, quando al contrario, il padrone del latte bolognese, è il “mandante” diretto della filiera di questo atroce sistema di sfruttamento. La Granarolo è il vertice di una piramide di appalti e subappalti in cui il sistema cooperativistico funziona per scaricare verso il basso i costi della crisi. In altri termini la crisi diviene il pretesto per aumentare i profitti spezzando la schiena a chi regge con le proprie braccia e spalle la grande piramide dello “sfruttamento cooperativo” all’emiliana: i facchini. Ma da quando le braccia si incrociano per lo sciopero e per le lotte la piramide comincia a tremare. Minacce, intimidazioni, licenziamenti e poi quando è chiaro che la determinazione e il coraggio degli operai non si piega alle provocazioni arriva la polizia, una delle ultime risorse dei padroni che anche l’azienda leader del latte non esita a scaraventare contro gli operai. La celere è intervenuta così in forze proprio al termine dello sciopero, mentre i lavoratori si stavano organizzando per sciogliere il picchetto e decidere i tempi e i modi della lotta. Prima numerosi agenti della digos e successivamente due camionette piene zeppe di celerini con cui le autorità volevano impaurire gli operai e fare pressione affinché questi esibissero i documenti per procedere all’identificazione. Ma la paura non è di casa al picchetto degli operai della Granarolo! Netto il rifiuto di dare i documenti e sottostare all’umiliante e pretestuosa pratica di identificazione, disposta solo per dividere e ricattare individualmente i lavoratori e rompere la straordinaria unità formatasi negli ultimi giorni e nottate di lotta. Neanche quando la celere si è schierata in assetto antisommossa gli operai hanno ceduto, rispondendo con il blocco della strada e poi imponendo quanto deciso collettivamente: nessun documento da mostrare alla polizia!

Al termine dello sciopero, il picchetto si è riunito in assemblea per riordinare le idee e rilanciare la mobilitazione, con la consapevolezza che sarà una lotta dura e lunga e che solo la solidarietà, l’unità e la determinazione porterà alla vittoria la mobilitazione.

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