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Bologna, tafferugli all’Ikea: la Procura impone i domiciliari

Il merito di Vincenzo, insieme ad altri compagni e compagne, è stato tutelare l’iniziativa dalle ripetute provocazioni della digos e dei carabinieri schierati a difesa dell’ingresso del magazzino per contrastare l’iniziativa di lotta che aveva come obiettivo: “Blocchiamo l’Ikea! Creano mobili, distruggono diritti”.

La giornata di lotta, come tutte le iniziative, era stata promossa dalle partecipatissime assemblee operaie bolognesi che volevano solidarizzare con gli operai di Piacenza. In quei giorni all’Ikea piacentina si susseguivono i picchetti dall’alba al pomeriggio degli operai in lotta contro i licenziamenti disposti dall’azienda. Spesso furono caricati e gassati dalla celere, ma mai si fecero intimidire dalle aggressioni, forti anche del loro sindacato S.I.Cobas, e della nostra solidarietà, come di altre realtà di movimento.

A Bologna con coraggio e determinazione i manifestanti riuscirono a raggiungere l’obiettivo di far chiudere la sede della multinazionale per l’intero pomeriggio, tra la gioia e la soddisfazione dei partecipanti che dopo i numerosi picchetti effettuati all’Ikea di Piacenza finalmente avevano avuto l’occasione di praticare la stessa solidarietà anche nella città di Bologna. Vincenzo viene oggi condannato per la sua generosità di militante antagonista che mai ha fatto un passo indietro dalla prima fila delle lotte e dalle iniziative promosse dal movimento dei facchini.

Non ci stupisce la solerzia della questura di Bologna nel voler aggredire Vincenzo e il resto del movimento, tra l’altro solo pochi giorni fa è stato lo stesso questore ad evocare con orgoglio e spavalderia la determinazione ad usare la bossi-fini contro i facchini in lotta, conosciamo di che pasta sono fatti “i nostri ragazzi” dalla Uno Bianca ad oggi!

Chiediamo piuttosto alla città fino a quando sarà possibile tollerare in silenzio le iniziative repressive organizzate dalla questura contro gli operai e i solidali in lotta per la dignità e la giustizia sociale, e accettare che quella banda di corrotti continui a fare la loro legge davanti alla legittimità delle istanze di ribellione alla miseria e all’austerità.

Esprimiamo quindi solidarietà, e facciamo appello a tutte le realtà di lotta ad esprimersi, ad un compagno che dopo la cassazione potrebbe essere privato per un po’ di tempo dall’abitare nella sua vera casa: la prima fila del conflitto, dello scontro sociale, e della solidarietà militante.

D’altronde dopo la giornata di lotta sotto inchiesta dalla procura il movimento operaio della logistica iniziò a muovere i suoi primi passi fino ad arrivare ad oggi, giornate in cui tutte le autorità cittadine tentano di attaccare i facchini e i loro compagni e le loro compagne. E’ iniziata la lotta dura a Bologna e vogliamo che Vincenzo torni al più presto a dare battaglia con noi: sempre dalla parte giusta, dalla parte antagonista della nostra città ribelle e meticcia.

Laboratorio Crash!

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