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Fuori legge gli sceriffi! Le ordinanze di Filippeschi sono anticostituzionali

Questa sentenza si va ad inserire in un momento certamente non facile per la giunta che si trova a gestire l’accoglienza/contenimento dei profughi dalla Tunisia, tenuta in scacco da una parte di città, ben rappresentata dai commercianti di Calambrone che hanno buon gioco ad improvvisarsi vigilantes, con manifestazioni xenofobe e raid notturni, utilizzando i vasti spazi aperti dal ciclo di ordinanze securitarie di due anni fa.

Viene dunque completamente delegittimato, e perde di credibilità, l’operato di un sindaco che intorno alla retorica della sicurezza e del degrado ha cercato di costruire consenso; i continui rimandi al mantra della legalità risulterebbero decisamente inopportuni e poco difendibili alla luce della disposizione della Corte Costituzionale.

Sarebbe però superficiale, da parte dell’enorme movimento antirazzista di due anni fa, caratterizzato da un forte protagonismo degli ambulanti abusivi africani e degli abitanti dei campi, che ha duramente cercato di contrastare l’emanazione delle ordinanze, considerare la sentenza semplicemente come un vittoria.

I provvedimenti del sindaco Filippeschi, quando sono stati emanati, hanno avuto un valore principalmente politico, andando a istituzionalizzare delle situazioni già esistenti; le retate nelle case dei venditori senegalesi o in Piazza del Duomo non sono cominciate con l’ordinanza anti-borsoni, e gli sgomberi dei campi venivano eseguiti anche prima dell’ordinanza anti-accampamento. Né quindi si può pensare che la sentenza della Corte Costituzionale possa immediatamente mettere fine a questo stato di cose; il clima razzista e xenofobo costruito dalla giunta pisana, che ha dato modo alla Confcommercio in questi giorni di proporre crociate contro zingari e vu cumprà, non si esaurirà automaticamente.

Sarà invece necessario che si rimetta in moto quel protagonismo e quella presa di parola delle soggettività migranti che si sono strenuamente battute contro il disciplinamento e le politiche post coloniali, reclamando libertà di movimento, reddito, diritti.

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