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Germania, lo sciopero degli educatori dell’infanzia impensierisce la Merkel

Lo sciopero, indetto per ottenere un aumento in busta paga di almeno il 10 per cento, prosegue per la sua terza settimana consecutiva.

Si tratta di un settore non trascurabile del terziario tedesco, in quanto occupa attivamente ben 240 mila persone, e la sospensione dell’attività “colpisce” in modo diretto ben 1 milione e 800 mila bambini piccoli; nonostante ciò, le associazioni principali dei genitori appoggiano apertamente lo sciopero, prendendo parte alle ormai giornaliere prese di parola nelle principali piazze tedesche.

Numerose le manifestazioni che hanno attraversato solo negli ultimi giorni le città di Francoforte, Colonia, Amburgo, tra le altre, facendo ricordare lo sciopero di 9 settimane del 2009.

Ora a sei anni di distanza, questa protesta categoriale si riela essere assai più spinosa che in passato, dato che le condizioni socio-economiche generali sono sensibilmente mutate.
La Merkel e il suo esecutivo difatti si ritrovano al centro della polemica per i tagli lineari a cui stanno costringendo le municipalità da una parte e i servizi dei Länd dall’altra, e in questo diminuire delle garanzie welfaristiche che sono sempre state uno dei principali capisaldi della pacificazione sociale si inserisce lo sciopero, che sta agendo anche da spia e catalizzatore di insofferenze di altri settori lavorativi. La variabile che ne caratterizza la riuscita oscilla tra la capacità del Governo di non cedere e la pazienza delle migliaia di genitori che per ora sostengono la causa.

E’ chiaro che in qualche modo da vertenziale lo sciopero stia mettendo a suo modo in discussione la linea di tenuta di bilancio complessiva della ricetta Merkel-Schläube, in un contesto in cui le scuole denunciano un collasso cronico delle risorse a loro destinate.
E’ molto probabile peraltro che una vittoria altisonante delle istanze dello sciopero possa comportare una susseguente mobilitazione di altri comparti, a partire dal mondo dell’educazione.

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