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Homeless go home!

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Anche se paradossale, è successo davvero: alcune persone senza dimora in questo periodo sono state multate. Questo è quel che avvenuto in varie città di Italia tra cui per esempio Milano e  Bologna.

Le persone homeless sono state multate per violazione dell’art. 650 del Codice penale “Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità”, sarebbero colpevoli di non essere rimaste a casa al fine di contrastare la diffusione del corona virus. La colpevolizzazione degli individui, fino a giungere alla loro criminalizzazione, è uno dei fenomeni cui stiamo assistendo continuamente in questo periodo. ‹‹La politica istituzionale ha scelto di scaricare sui comportamenti individuali le responsabilità di un’emergenza gestita in modo disastroso›› ma qui la situazione è ancora più grave. La politica istituzionale in questo modo finisce per scaricare sugli individui le responsabilità per le condizioni materiali in cui si trovano, criminalizzandoli per il fatto di essere poveri e di trovarsi senza casa. In questo caso la condotta illegale equivale al loro status. Riusciamo a immaginare cosa deve voler dire passare le proprie giornate in un momento questo senza disporre di un’abitazione, con i bagni pubblici e le mense che chiudono o riducono drasticamente le possibilità di accesso e, spesso, senza avere certezza di dove si trascorrerà la notte?

   La situazione che si è venuta a creare a seguito della diffusione del virus esaspera delle condizioni già di per sé insostenibili. I numeri di coloro che si trovano a essere senza dimora sono elevatissimi e in continuo aumento. Nel contesto attuale, ancora una volta, si vedono le differenze tra i territori in cui la maggioranza dei servizi di accoglienza è a titolarità pubblica e, viceversa, città in cui la gran parte delle strutture è gestita dal privato e si regge sul volontariato. I servizi che si basano sulla presenza di volontari spesso sono stati chiusi o notevolmente ridotti e gli utenti si sono ritrovati privi di alcuni usuali punti di riferimento. In quelli gestiti per conto del pubblico, la gestione della crisi è solitamente scaricata sugli operatori in prima linea cui spettano compiti molto difficili, delicati e ad alto taso di stress: cercare di garantire le minime condizioni di sicurezza per tutti/e all’interno delle strutture, essere di supporto in un situazioni di enorme tensione, paura e fatica…Tutto questo e molto altro spesso senza avere adeguati strumenti né informazioni e soprattutto con il timore di essere loro stessi esposti al rischio di ammalarsi o di contagiare i propri affetti. Gli operatori e le operatrici sociali hanno, dunque, iniziato a mobilitarsi per tutelare i propri diritti e per rivendicare condizioni più dignitose per i loro utenti. L’auspicio è che le mobilitazioni si costruiscano sempre di più in alleanza con le persone senza dimora che solitamente sono privati – o quasi – delle opportunità di presa di parola pubblica in prima persona e troppo spesso vengono raccontati da altri.

Se dal rapporto di una società con i suoi poveri si può comprendere molto del funzionamento della società stessa, cosa ci dice tutto questo delle nostre società? Se per tutti i cittadini l’obbligo è di restare il più possibile a casa, come mai questo non vale per i cittadini che una casa non ce l’hanno? Non sono forse anche loro cittadin come gli/le altri/e? Siamo di fronte all’ennesimo esempio del fatto che non siamo tutti sulla stessa barca e l’emergenza che stiamo vivendo evidenzia e amplifica le disuguaglianze. Disuguaglianze che impongono una radicale inversione di tendenza. Attualmente la Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora denuncia numerosi casi di soggetti homeless positivi al corona virus impossibilitati a stare in quarantena. Garantire fin da subito l’apertura dei servizi di accoglienza 24 ore su 24 avrebbe permesso di evitare che si ammalassero? Sarebbe stato certamente un primo passo importante, ma non sufficiente poiché i posti nelle strutture sono insufficienti rispetto alle necessità e poiché non tutti coloro che non hanno un’abitazione vogliono o possono recarsi presso i servizi. Inoltre sarebbe stato necessario e lo è tutt’ora garantire dispositivi di protezione adeguati e tamponi a tappeto agli operatori che lavorano in questo settore e ai senza casa.

Sarà interessante capire quanti denari i comuni e le regioni avranno stanziato per i senza dimora. Forse la vita e la salute degli ultimi e di chi li sostiene non vale abbastanza per loro?

È dunque urgente e prioritario trovare le forme e usare le risorse per garantire il diritto alla salute e all’abitare per chiunque.

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