InfoAut
Immagine di copertina per il post

Indipendenza energetica ed altre panzane

||||

Le coste del Bel Paese stanno per circondarsi di nuovi rigassificatori, che si aggiungeranno a quelli già esistenti a Panigaglia, Livorno e Porto Viro.
Nuovi progetti infrastrutturali per la ricezione del Gas Naturale Liquefatto (GNL) incombono sui territori terrestri e marini di Piombino, Ravenna, Porto Empedocle, Porto Vesme, Porto Torres, Oristano, Brindisi, Falconara e Gioia Tauro.
Un coro di governanti o aspiranti tali, di industriali e pennivendoli esorta queste nuove “zone di sacrificio” dell’economia fossile ad immolarsi con gioia in nome della sicurezza nazionale e dell’indipendenza energetica della patria.

di Alexik da Carmilla

Oh, l’indipendenza energetica!!!
Al solo nominarla il cuore trepida di fiero orgoglio!
Del resto, mai nella storia della Repubblica le nostre politiche energetiche si sono dimostrate così indipendenti, così libere da ogni condizionamento, così immuni da ogni pressione come in questi ultimi mesi. Talmente libere che sembra di essere tornati ai tempi della “caduta accidentale” dell’aereo di Enrico Mattei (con la differenza che oggi di Mattei nessuno aspira ad emulare la statura, forse per evitare spiacevoli infortuni).

La proliferazione di nuovi impianti per la ricezione del GNL interessa non solo le coste italiane ma quelle dell’intera Unione Europea, ed è un processo in atto da alcuni anni sotto la spinta di due dinamiche simultanee, interconnesse e convergenti.
La prima – promossa dai vertici dell’Unione Europea – è la dinamica di costruzione di un “mercato europeo del gas” in chiave neoliberista.
La seconda è figlia delle strategie adottate dagli U.S.A. per frenare il declino della propria egemonia.
Ci soffermeremo su entrambi gli aspetti, prima di approfondire gli impatti climatici, ambientali, sulla salute e sulla sicurezza che il ciclo del GNL comporta.

Neoliberismo energetico

La creazione di un mercato europeo dell’energia e di un mercato europeo del gas nel segno della libera concorrenza affonda le sue radici negli anni ’90 del secolo scorso, nel contesto del processo di liberalizzazione dei mercati energetici che ha rappresentato il naturale proseguo della distruzione dei monopoli pubblici dell’energia, imposta dal Trattato di Maastricht1.
E’ con il nuovo millennio che si assiste però ad una accelerazione.
Nel 2007 la Commissione Europea delinea nel documento “An energy policy for Europe”2 la strategia per la costruzione di un effettivo Mercato Interno dell’Energia. Negli anni successivi ne seguiranno altri, tutti imperniati sugli stessi assiomi:

– L’assioma che identifica la competitività del mercato come strada maestra per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità climatica.
– L’assioma secondo cui la sicurezza degli approvvigionamenti energetici verrebbe assicurata tramite la proliferazione di nuovi impianti, reti, hub, creati dagli operatori sotto la spinta del profitto. Profitto che gli Stati non devono permettersi di moderare tramite tariffe regolamentate dell’energia, perché tale intervento costituirebbe un freno agli investimenti in nuove infrastrutture (sarà in nome di questo assioma se ancor oggi i vertici europei evitano accuratamente di porre un tetto al prezzo del gas ?).
– L’assioma secondo cui un mercato del gas concorrenziale contribuirebbe a mantenere basso il prezzo delle importazioni.
– L’assioma che attribuisce la volatilità dei prezzi dell’energia e le tendenze al rialzo alla “progressiva concentrazione delle riserve di idrocarburi in poche mani”,  e che identifica la soluzione nella diversificazione delle forniture, da ottenere attraverso la creazione di nuovi hub del gas, nuovi gasdotti, nuovi stoccaggi e nuovi terminali di gas naturale liquefatto.

metaniera 2 768x447

La proliferazione di nuovi terminal per il GNL viene definita strategica per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento “fondamentale sia per la sicurezza energetica che per la competitività”3.
E di conseguenza, le infrastrutture per il gas naturale liquefatto da allora proliferano: dal 2013 ad oggi l’Unione Europea ha finanziato, sostenuto, o inserito nei Progetti di Interesse Comune la costruzione di nuovi terminal  in Italia (FSRU OLT Oshore LNG Toscana), Lituania (FSRU Independence), Francia (Dunkerque LNG Terminal), Polonia (Swinoujscie LNG Terminal), Malta (Delimara LNG terminal), Grecia (Revithoussa LNG Terminal, Alexandroupolis LNG Terminal), Croazia (Krk LNG terminal), Spagna (LNG terminal a Tenerife e Gran Canaria), Cipro (Cyprus LNG terminal), Svezia (Gothenburg LNG terminal), Irlanda (Shannon LNG Terminal).
Oggi è sotto gli occhi di tutti come tutta questa proliferazione di impianti non abbia affatto “ridotto la volatilità dei prezzi e dell’aumento dei prezzi sui mercati internazionali dell’energia”, forse perché i prezzi del gas seguono tutt’altre dinamiche.

Come ci spiegava ReCommon nove anni fa, in Europa convivono due modelli diversi di mercato del gas :
“A un estremo vi è quello “finanziarizzato” inglese, dove per permettere nuovi meccanismi di mercato per la definizione del prezzo del gas e la creazione di una borsa del gas naturale si è adottato un principio che si basa sul suo transito attraverso diversi hub, o nodi della rete, e in ciascuno di questi il prezzo viene definito quasi istantaneamente dalle transazioni di vendita e acquisto.
Conseguentemente, si è potuto sviluppare un mercato dei prodotti finanziari collegati al gas, inclusi i prodotti derivati, così come succede a livello mondiale per il greggio. Tale approccio è seguito anche da Olanda e Belgio.
All’altro estremo troviamo l’Italia, dove il mercato del gas è fortemente pianificato e su cui operano ancora pochi operatori, solamente energetici. Il prezzo del gas è deciso principalmente tramite gli accordi di import siglati bilateralmente dalle società con i vari paesi esportatori (per esempio l’Eni con la Gazprom russa). Inoltre, gli impianti di stoccaggio sono utilizzati solamente per esigenze fisiche e strategiche della rete e non per altre finalità speculative.
In questo modo non è possibile creare una borsa del gas naturale che definisca in ogni istante il suo prezzo variabile e questo di conseguenza sottostà agli accordi internazionali e al ruolo giocato dall’Authority per l’energia elettrica e il gas (AEEG) per quel che riguarda il prezzo finale al consumatore
”4.

L’eliminazione progressiva delle forniture dalla Russia – erogate prevalentemente via gasdotto e regolate tramite accordi bilaterali di lungo periodo – che rappresentavano quasi la metà (il 45% nel 2021) delle importazioni di gas dell’Unione Europea, lascia un enorme spazio per l’espansione del modello finanziarizzato del mercato del gas.
Un modello che da mesi sta producendo i suoi frutti avvelenati, descritti da Mario D’Acunto in una intervista del 14 marzo a Radio Onda d’Urto5:

“In questo momento la speculazione evidente sul prezzo dei combustibili fossili nasce dal gioco che stanno facendo sia le grandi banche sia i grandi operatori – le grandi industrie che trattano gas e petrolio – e soprattutto gli hedge fund. Sono loro che stanno gonfiando il prezzo dei carburanti, dei combustibili fossili perché la finanza innesca un meccanismo che difficilmente può essere controllato.
Questo perché in questo momento il costo del gas e del petrolio è estremamente volatile.
Nel momento in cui c’è la volatilità di una commodity come i combustibili fossili i grandi fondi di investimento hanno gioco facile.
Se pensiamo che il costo del gas durante la pandemia, quando stavamo tutti a casa, era 6 o 7 euro per MWh, oggi c’è una oscillazione nell’arco di una sola giornata di 100 euro per MWh.

Questo perché fondamentalmente i soggetti commerciali che trattano gas, petrolio e carbone sono costretti a vendere molto spesso nell’arco della giornata sotto la forza delle oscillazioni di queste commodities.
I grandi fondi di investimento sono quelli che in qualche modo decidono poi il prezzo che possono applicare.
Per esempio una cosa incredibile, su cui Cingolani è intervenuto, è che il prezzo del gas aumenta sia per i soggetti che comprano mesi prima, in previsione dell’utilizzo, sia negli hub di compravendita giornaliera, come l’hub di Amsterdam, che è fatto da circa 200 soggetti, di cui una metà sono commerciali, che sono quelli che vivono comprando e vendendo gas e petrolio, e gli altri sono soggetti speculatori, che in questo modo definiscono il prezzo di queste commodities sul mercato.

Quindi è questa estrema volatilità dovuta alla guerra e dovuta alla post pandemia, che in qualche modo permette una speculazione finanziaria accesa, senza controllo, del prezzo del gas e del petrolio”.

Speculazione che determina il prezzo del gas al consumatore finale a prescindere da quello di acquisto da parte dei vari operatori, generando extraprofitti stratosferici per le compagnie dei combustibili fossili.

prezzi del gas 27 maggio 2022 

In pratica, tornando al tema dell’indipendenza energetica, per non dipendere da Putin siamo finiti in balìa dei mercati finanziari.

L’enfasi sullo sviluppo del mercato del GNL è funzionale a questo tipo di scenario.
Le metaniere viaggiano prevalentemente sulla base di contratti spot, a brevissimo termine, soprattutto da quando gli Stati Uniti sono diventati il maggior esportatore mondiale di gas naturale liquefatto.
Sono l’emblema del libero mercato. A differenza dei gasdotti che hanno la strada segnata, le metaniere seguono il denaro, cioè la rotta del prezzo più alto, a volte invertendola ignorando gli impegni contrattuali, se conviene. E’ il caso della metaniera British Listener, “partita dal terminale Freeport LNG, vicino a Houston, il 21 marzo e diretta in Asia attraverso il canale di Panama, prima di tornare indietro il 1° aprile attraversando le chiuse in direzione opposta per dirigersi verso l’Europa e i suoi prezzi più elevati”6.
Checché ne dica la Commissione Europea, gli investimenti sul GNL sono l’antitesi dell’affidabilità e continuità  dell’approvvigionamento energetico, a meno che – come sta succedendo –  gli importatori non si rendano disponibili a garantire remunerazioni più alte, innescando una concorrenza al massacro fra i vari mercati e rafforzando la spirale al rialzo dei prezzi.

E’ in nome della speculazione, dunque, che si sta chiedendo alle città prescelte come sedi  dei nuovi rigassificatori, di accettare impianti devastanti per il clima, per l’ambiente, la salute, la sicurezza e le attività umane. (Continua)

Immagini:
1) LNG Carrier Alto Acrux Departing Darwin February 2010, di kenhodge13. Licenza CC BY 2.0.
2) Another floating gas bottle (LNG tanker) leaves Darwin Harbour for Yokohama, Japan, di Geoff Whalan. Licenza CC BY-NC-ND 2.0.
3) Prezzi del gas. Fonte: Il Messaggero, 26 maggio 2022.

1 Sulla vicenda delle privatizzazioni degli anni ’90 in Italia e sul ruolo del Trattato di Maastricht si rimanda alla sintetica ed utile ricostruzione di Simona Tarzia (Svenduta. Il lungo “Black Friday” delle privatizzazioni in Italia, su fivedabliu.it, 19/02/19), che ci rammenta il ruolo di vari personaggi ancora in giro: Mario Draghi, Giuliano Amato, Romano Prodi, Massimo D’Alema. Enrico Letta lo ritroviamo invece nella seconda fase della svendita all’incanto: Privatizzazioni, Letta annuncia piano da 12 miliardi. Sul mercato Eni e Fincantieri, Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2013.

2 Communication from the Commission to the European Council and the European Parliament, An energy policy for Europe, 2007, pp.28.

3 European Commission – Fact Sheet, Lo stoccaggio di gas naturale e gas liquefatto rafforzerà la sicurezza energetica dell’U.E.

4 ReCommon, In gas we trust. Perché la finanza pubblica crede nei rigassificatori, 2013, p.4.

5 Di crisi energetica e speculazione economica, l’approfondimento con Mario D’Acunto, Radio Onda d’Urto, 14 marzo 2022. Mario D’Acunto è autore di Capitalismo, finanza, riscaldamento globale. Transizione ecologica o transizione al socialismo?, marzo 2022.

6 Mathias Reymond, Pierre Rimbert, Chi sta vincendo la guerra dell’energia ?, in “Le Monde Diplomatique”, giugno 2022, p. 15.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Bisognidi redazioneTag correlati:

bolletteenergiagasguerrasovranità

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate e deportate da Israele

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato delle cinque attiviste italiane arrestate lo scorso 22 ottobre dalle forze di occupazione israeliane a Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, e successivamente espulse dal Paese. Le cinque si trovavano insieme ad altre sei persone internazionali in visita a una famiglia palestinese quando sono state fermate da coloni israeliani e successivamente […]

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Movimento 24 ottobre: la generazione Z rompe i divieti e si prende le piazze

Italia-Città blindate, quasi 5mila identificati, 371 fermati di cui 110 minorenni, 9 persone arrestate, tensioni e scontri in diverse piazze al termine di manifestazioni pacifiche molto partecipate.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Roma: alcune riflessioni sul corteo di ieri contro carovita ed economia di guerra

Ieri mattina il clima a Roma era surreale per giorni non avevano fatto altro che militarizzare sempre di pro la città e cercare di dissuadere le persone dallo scendere in piazza.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino è contro riarmo, carovita e data center: più di 20 mila persone sfidano il Governo Meloni

In decine di migliaia ci siamo radunati in Piazza Castello, riempiendola fino a farla traboccare.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Meloni fallisce: l’Italia vuole tutto

L’Italia si sta ribellando al carovita di guerra ed è ciò che i giornali e il governo non possono ignorare. Centinaia di migliaia di persone sono tornate a manifestare anche sabato 24 ottobre da nord a sud, mettendo evidentemente in crisi Meloni e la sua cricca.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Blocchi al porto di Livorno: la mobilitazione continua

Mentre lə lavoratorə e lə studentə in Europa e nel mondo, si ribellano contro un sistema che sfrutta e che schiaccia, e i perbenisti urlano alla violenza sulle vetrine, oggi arriva l’ennesima nave statunitense con rifornimenti militari per Sigonella.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Gli espropri di Milano, i riot di Belfast, la guerra ibrida

L’impiego inflazionato del concetto di «guerra ibrida» nel dibattito pubblico impone una chiarificazione. Nella dottrina strategica e nella sociologia dei conflitti, la guerra ibrida (hybrid warfare) non indica qualsiasi turbolenza sociale che transiti per le reti digitali, bensì una precisa architettura offensiva e deliberata in cui un attore statale o para-statale  combina operazioni informative, guerra psicologica e manipolazione computazionale per destabilizzare un sistema bersaglio mantenendosi sotto la soglia dello scontro militare aperto.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: dal 17 ottobre al 24 la mobilitazione contro guerra e carovita continua

Riprendiamo due contributi da Radio Blackout per restituire alcune voci della piazza del 17 ottobre a Torino contro il carovita e la guerra e il rilancio al corteo di sabato 24 ottobre da parte del gruppo Italiainpiazza17.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Agricoltori e autotrasportatori campani: i blocchi e presidi continuano

Come viene riportato da questo articolo su Altra Agricoltura, l’obiettivo della giornata di oggi per gli agricoltori campani era quello di portare la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi all’attenzione della Regione:

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Cerignola si ferma contro il carovita

Continuiamo a raccontare le proteste in corso nel sud Italia, questa volta a partire dall’esperienza di chi si è mobilitato in Puglia, in particolare a Cerignola. Agricoltori, auto trasportatori, lavoratori e studenti si sono uniti nelle piazze e, ci spiega Vincenzo Pinnelli, uno dei portavoce del movimento, continueranno a farlo.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Viminale identifica i camnionisti per rimuovere i presidi. “Non ci fermiamo”, i blocchi a sud continuano

Contro il caro-carburanti Scaffali vuoti in Calabria, Basilicata, Campania (bloccata la A1) e in alcuni casi anche in Puglia e Sicilia; in queste 2 ultime Regioni solo alcune sigle sindacali hanno ritirato i blocchi mentre il governo, per bocca del ministro Urso, ha iniziato a identificare i camionisti “per rimuovere tutti i presidi nelle prossime ore”. I primi numeri del Viminale parlano di 1.339 identificati, 71 denunciati, 242 sanzionati sul piano amministrativo, oltre a disporre scorte di polizia per i tir non in blocco.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Raccolta di contributi e punti di vista sulle piazze del 17 ottobre: dalla Francia all’Italia

Di seguito apriamo una raccolta di punti di vista a nostro parere interessanti su quanto sta succedendo da una parte all’altra delle Alpi sul tema del carovita, della crisi sociale e della guerra.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Italiani veri

Contro il carovita, contro il caro carburante e quindi anche contro la guerra. Piazze di molte città d’Italia in questo 17 ottobre si sono riempite in aperta opposizione al governo Meloni, causa della crisi sociale dilagante. Piazze piene anche oggi quindi, dopo una giornata di mobilitazione studentesca significativa per tutto il Paese.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

Diciotto mesi fa, dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, “Su un terreno instabile”, abbiamo ricevuto numerosi commenti da parte di lettori tanto benevoli quanto perplessi: che farsene di queste analisi e, in fin dei conti, a che pro tutto questo arrovellarsi il cervello?

Immagine di copertina per il post
Editoriali

I giovani lo sanno.

Oltre 40 città si sono mobilitate nella giornata di sciopero studentesco di venerdì 16 ottobre. Il tema è chiaro: contro la guerra e contro chi vuole mandarci in guerra. Una guerra che si traduce in crisi sociale e impoverimento a tutti i livelli, la scuola è uno di questi.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

C’è una Calabria che non sta a guardare

Sulle mobilitazioni contro il caro-vita

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: un migliaio di persone in piazza della Scala contro lo sviluppo incontrollato dei data center

Un migliaio di persone si sono radunate sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano hanno risposto all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center e manifestato nel pomeriggio per esprimere preoccupazioni e denunciare le criticità che lo sviluppo di questi impianti hanno sul territorio, in primis lombardo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Gian Piero Godio: «Il “nuovo nucleare” è uguale al veccho. Meloni ha scelto un sistema energetico centralizzato» 

Il cosiddetto “nuovo nucleare” ricorre ancora alla fissione dell’atomo e continua a produrre scorie radioattive che si accumulano sul nostro territorio.