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La strage estiva nelle carceri italiane

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Da maggio ad agosto il numero dei detenuti che morti suicidi in carcere è aumentato passando da da 32 a 37…. le istituzioni si ostinano a dichiarare la propria “preoccupazione” chiedendo una “soluzione repentina a tale situazione emergenziale”. Come risulta drammaticamente evidente, non c’è alcuna “emergenza” da affrontare: sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie precarie ed inumane, violazione dei diritti, utilizzo massiccio di psicofarmaci unicamente con funzione di controllo e repressione, sfruttamento delle condizioni lavorative sono tratti permanenti del sistema carcerario italiano.

Il Morandi di Saluzzo dove già a maggio un ragazzo di 33 anni si era tolto la vita mentre era costretto all’isolamento torna “stranamente” ancora una volta a veder morire un uomo di 46 anni. Fabio, che doveva ancora scontare sei anni di pena, negli ultimi due mesi si era visto negare dal magistrato il permesso di recarsi al funerale del padre e le istanze da lui presentate per accedere a percorsi lavorativi esterni. I familiari hanno appreso solo al momento del riconoscimento che Fabio era sottoposto ad Alta sorveglianza per il tentativo di atti anticonservativi (di cui lui stesso non aveva fatto alcun accenno nemmeno durante i recenti colloqui familiari). Secondo la versione ufficiale che fa acqua fin da subito, giovedì pomeriggio l’agente penitenziario destinato a piantonare in modo continuativo la cella di Fabio per evitare il ripetersi di atti autolesionistici si sarebbe accorto troppo tardi che Fabio aveva avuto il tempo di legare con un nodo stretto il laccio di un accappatoio (improvvisamente materializzatosi dentro la cella) con cui si è impiccato. Nonostante l’evidente ritardo che ha avuto l’agente nell’accorgersi che Fabio si stava impiccando, la versione ufficiale sostiene che repentinamente sia stato trasportato all’ospedale di Cuneo dove, dopo qualche giorno, è morto. I dieci minuti concessi ai familiari per salutare Fabio sono bastati per notare che attorno al collo non c’era alcuna tumefazione: alcune gravi lesioni interne riscontrate dai medici hanno invece fatto sì che il magistrato predisponesse il sequestro del corpo per procedere con l’autopsia.

Qualche giorno dopo la morte di Fabio, nel carcere di Monza un ragazzo di 29 anni si è tolto la vita inalando il gas della bombola da cucina. Dopo Saluzzo e Monza mercoledì è il turno del Don Bosco di Pisa. Anche qui un ragazzo di soli vent’anni è stato trovato impiccato nella sua cella…le dinamiche del suicidio non devono essere sembrate molto chiare nemmeno agli altri detenuti che hanno dato inizio ad una rivolta che è stata repressa dopo circa tre ore. La rabbia che ha fatto esplodere la protesta trova un’ulteriore motivazione nel fatto che da tempo i detenuti del Don Bosco avevano denunciato le vergognose condizioni igienico sanitarie in cui sono costretti a vivere cosi come l’esasperante sovraffollamento.

Sempre mercoledì a Lorusso-Cutugno di Torino un ragazzo di trentasette anni viene trovato impiccato nel bagno della sua cella all’interno del blocco C.

Non soddisfatto della strage che sta avvenendo nelle carceri italiane, l’Osapp [il sindacato di polizia penitenziaria] non si è lasciato sfuggire l’occasione per ricollegare tali morti alla carenza di organico dei sorveglianti e per recriminare sulle condizioni di lavoro degli agenti. I garanti dei diritti dei detenuti delle regioni interessate si sono detti tutti “preoccupati” e anche Orlando ha dichiarato che si sta “occupando dell’emergenza”: peccato non ci sia alcuna “emergenza da risolvere” ma da destrutturare un sistema che si fonda e si alimenta proprio su quelle inumane condizioni di vita. Le stesse che portano chi è costretto in carcere a lottare contro il tentativo continuo di oppressione e annientamento.

 

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