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Mutui: l’aumento dei tassi BCE tira la rete dell’indebitamento

Dopo la decisione degli scorsi giorni della BCE di alzare ancora il costo del denaro, di un altro 0,25%, aumentano le rate dei mutui a tasso variabile. Le rate dei nuovi mutui a tasso fisso sono destinate a raddoppiare nel corso del 2023, mentre quelle dei mutui a tasso variabile dovrebbero salire del 55-65%.

Per i vecchi mutui, invece, nessuna differenza per il tasso fisso, mentre le rate a tasso variabile hanno subito aumenti fino al 70%, vuol dire che chi pagava una rata di circa 500 euro al mese, oggi paga, al mese, 875 euro ovvero 375 euro in più.

Le famiglie indebitate, in Italia, sono 6,8 milioni, pari a circa il 25% del totale: di queste, 3 milioni e mezzo hanno un mutuo per l’acquisto di una casa. Nel corso del 2022, i tassi di interesse sui prestiti sono notevolmente aumentati e nuovi incrementi sono inevitabili con il costo del denaro ulteriormente aumentato al 4 per cento. Comprare un’automobile a rate, per esempio un modello da 25.000 euro, potrebbe costare, nel caso di un finanziamento decennale a un tasso del 12,7%, oltre 8.200 euro in più rispetto al 2021.

Il valore complessivo dei mutui per l’acquisto di abitazioni ammontava, a fine marzo 2023, a 425,5 miliardi di euro, in crescita di circa 50 miliardi rispetto a fine 2017 (+13,4%).

Le banche hanno per lungo tempo consigliato alle famiglie intenzionate ad aprire un mutuo i tassi variabili in questi anni di mercato drogato dagli stimoli delle banche centrali, ed oggi che la rete del debito è stata tirata milioni di persone si troveranno a dover pagare rate spropositate. In particolare le molte famiglie giovani, magari in condizioni economiche non particolarmente benestanti, che però hanno deciso di approffittare in questi anni dei bassi tassi e di provvedimenti che hanno favorito il mercato immobiliare (come ad esempio il 110%), potrebbero trovarsi a far fronte a situazioni di esposizione all’indebitamento significative. Senza parlare dei beni mobili, in particolare per le auto nuove che sono praticamente impossibili da acquistare negli ultimi tempi senza il cosiddetto leasing.

L’aumento del costo del denaro da parte delle banche centrali viene presentato come una misura anti-inflazione, ma come dice bene Paul Mattick in questo articolo che consigliamo di rileggere: “L’idea che la liberazione delle forze recessive da parte della Fed (Banca Centrale Usa NdA) annullerà l’inflazione di affitti, gas e cibo rispetto ai salari è ridicola. Gli effetti sulla vita delle persone, tuttavia, non saranno una cosa da ridere.”

La scelta di tirare in barca le reti dell’indebitamento è solo l’ennesima politica atta ad aumentare la concentrazione di capitali in poche mani, sottraendo possibilità di vita e dignità al resto della popolazione. Di questo si tratta, delle premesse di un ciclo di austerità e impoverimento forse peggiore di quello del 2008, mentre i soldi verranno spesi per la guerra e la devastazione ambientale.

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