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Napoli. Occupato studentato autogestito “Je so’ pazzo”

Di seguito il comunicato del Collettivo Autorganizzato Universitario Napoli.

 

Nasce a Napoli l’Ex OPG occupato “Je so pazzo”
 

Siamo persone comuni, siamo come te. Ci svegliamo la mattina per studiare, lavorare o cercare lavoro, abbiamo famiglia e amici e lavoriamo duro ogni giorno per tirare a campare e conquistarci un futuro. Abbiamo deciso di riprenderci un posto vuoto nel cuore di Napoli, a via Imbriani nel quartiere Materdei, per renderlo di nuovo vivo e usufruibile da chiunque abbia voglia come noi di mettersi in gioco e cambiare le cose.

“Je so pazzo” è il nome che abbiamo scelto, perché in un mondo dove la normalità è fatta da disoccupazione, precarietà, discriminazioni razziali e di genere e chi più ne ha più ne metta, vogliamo dichiararci pazzi anche noi come Pino, e osare organizzarci per riprendere parola insieme a chiunque voglia farlo con noi per costruire dal basso un’alternativa al mondo grigio e disperato che vediamo quotidianamente.

E quale migliore luogo di incontro di un ex ospedale psichiatrico abbandonato? Laddove hanno regnato solo oppressione, autorità e reclusione coatta, vogliamo creare spazi di condivisione, socialità e libertà per venirci in soccorso e riprendere coraggio perché sappiamo bene che se ci uniamo possiamo davvero cambiare le cose. Perché la Storia, dall’alba dei tempi, la fanno sempre innanzitutto i popoli e non i potenti.

Per questo lo spazio che ci riprendiamo vogliamo cominciare ad utilizzarlo innanzitutto per:

1) sottrarlo all’abbandono, sistemarlo, restituirlo alla città e al quartiere, creando da subito spazi ricreativi per i più piccoli, momenti e percorsi di socialità accessibili a tutti attraverso iniziative, laboratori, spettacoli, mostre, tornei, concerti.. In modo da renderlo innanzitutto un luogo di incontro e di vitalità che esca dalle solite logiche di profitto.

2) riprenderci il diritto allo studio: come studenti ci siamo mobilitati in questi mesi contro la scandalosa gestione regionale e nazionale dei servizi agli studenti che non hanno più mense, borse di studio e alloggi accessibili per continuare il percorso universitario. Per questo vogliamo riappropriarci dei nostri diritti e costruire in questo spazio anche uno“studentato autogestito” per rilanciare il percorso e dare supporto alle istanze di chi altrimenti viene costretto a lasciare gli studi, a lavorare solo per pagarsi le tasse annuali, a vivere in studentati con prezzi inaccessibili alla maggioranza creando una vera e propria situazione di “emergenza abitativa”.

3)  lanciare nuovi percorsi di incontro e mobilitazione a partire dalle nostre concrete esigenze: dal lavoro al territorio, dalle scuole alle università, dalla casa alla sanità, e via così per rilanciare e ampliare la nostra partecipazione e costruire insieme delle proposte concrete ponendoci come unico limite il cielo.

Lo scenario generale che ci circonda potrà sembrare, a un primo sguardo, disastroso ed eterno: le banche, i politici, i grandi imprenditori hanno continuato e continuano ad asfaltare i nostri diritti sociali e politici e a devastare i nostri territori con la scusa della crisi, costringendoci alla solitudine, all’ansia generalizzata per il nostro futuro, alla disperazione e all’individualismo. 
Ma i movimenti nati in tante parti del mondo ci ricordano innanzitutto che è possibile lasciarsi alle spalle la paura e osare: dalla Grecia alla Spagna, dall’America Latina ai paesi del Nordafrica, ci ricordano che quando si rompe la frammentazione e si costruiscono percorsi reali intorno ai bisogni della maggioranza come in una vera democrazia, è sempre possibile cominciare a vincere, riacquistare visibilità dopo anni in cui le nostre esigenze e le nostre vite sono diventate invisibili, inesistenti nelle proposte della politica di palazzo di ogni colore e schieramento.

E lo Stato questa volta non ci deve condannare perché non vogliamo altro che ridare senso al concetto di  democrazia di fronte a una classe politica che invece di implementare gli spazi di partecipazione diretta alla vita pubblica, si chiude sempre di più in processi e modalità autoritari e antidemocratici per aumentare il proprio giro di affari e di corruzione, a discapito di tutti noi.

E quindi noi, oggi, vogliamo finalmente parlare…

 

 

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