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Roma. Piazza del popolo, slitta la sentenza per il 14 dicembre

L’udienza tenu­tasi ieri sem­bra aver stra­volto l’impianto dell’accusa. Con il rin­vio della sen­tenza (dovuta ad alcune ragioni di ruolo) l’udienza è stata man­te­nuta per le con­clu­sioni della difesa. Gli avvo­cati Anto­nello Fabiano e Marco Lucen­tini, che assi­stono gran parte degli impu­tati, hanno chie­sto l’assoluzione per­ché con­vinti che «il fatto non sus­si­ste e non costi­tui­sce reato». Ripren­dendo alcuni ragio­na­menti svi­sce­rati nella IX Sezione Penale Lucen­tini ha pre­ci­sato che «la richie­sta di asso­lu­zione avan­zata è sup­por­tata dal fatto che la let­tura data dal Pm era viziata da un grave pro­blema di fondo, da una macro­sco­pica ine­sat­tezza: i mezzi delle forze dell’ordine, su cui l’accusa ritiene siano state effet­tuate vio­lenze impu­ta­bili ai miei assi­stiti, in realtà non erano mai stati in Via in Aquiro dove si ritiene si fos­sero veri­fi­cati gravi epi­sodi con­tro le forze dell’ordine».

In quella gior­nata e in quel luogo spe­ci­fico gli impu­tati, ripresi anche dai video della scien­ti­fica, lan­cia­rono uova e pal­lon­cini di ver­nice all’indirizzo di Palazzo Chigi, sim­bo­leg­giando la pro­pria indi­gna­zione per quanto si stava con­su­mando alla Camera. Come si è arri­vati a que­sta sco­perta? «Non attra­verso par­ti­co­lari inda­gini — ci ha spie­gato Lucen­tini — I fil­mati che ci hanno per­messo di con­sta­tare che i blin­dati in esame non erano in Via in Aquiro, tra le altre cose, sono stati intro­dotti dal Pm che ne ha usato par­zial­mente solo alcuni foto­grammi. Que­sto evi­den­zia due cose: la prima, che con un’analisi più accu­rata delle imma­gini si sarebbe potuto chia­ra­mente vedere che i mezzi inte­res­sati non sono mai com­parsi nelle zone indi­cate dall’accusa, tron­cando sul nascere le ragioni infon­date di un acca­ni­mento giu­di­zia­rio dal chiaro sapore poli­tico. Ma soprat­tutto l’essersi sof­fer­mati sul solo esame di alcuni foto­grammi rap­pre­senta un esem­pio di grave decon­te­stua­liz­za­zione che non tiene conto dell’intero girato pro­dotto, ripe­tiamo, dalle stesse forze dell’ordine».

Nel corso delle udienze, la difesa ha richie­sto la testi­mo­nianza di un fun­zio­na­rio di poli­zia che ha for­nito ele­menti per pro­vare l’infondatezza dell’accusa. «Vit­to­rugo Cag­giano, Vice-Questore aggiunto di Roma, era uno dei fun­zio­nari pre­senti in piazza e dun­que pre­sente ai fatti che sono adde­bi­tati agli impu­tati. Ed è stato pro­prio lui a dichia­rare che sotto Mon­te­ci­to­rio, dove i mezzi delle forze dell’ordine sbar­ra­vano ogni accesso verso Palazzo Chigi, non si veri­ficò nes­sun epi­so­dio di vio­lenza», ha aggiunto Lucentini.

In un clima di incer­tezza il pre­si­dente della Corte Zaira Sechi ha rin­viato le con­clu­sioni della difesa degli altri impu­tati al 30 aprile. La sen­tenza di que­sto lungo pro­cesso è pre­vi­sta il 23 giugno.

da Il Manifesto

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