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Superbonus. Rischio boomerang

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Quando i governi decidono di far girare i soldi puntano su grandi opere e cementificazione: una pratica che ha segnato tutta la storia del Balpaese, dalle colate di calcestruzzo degli anni Sessanta ai giorni nostri, quando l’operazione si mette in “verde” ed indossa le vesti dell’ecobonus. In questi anni di incentivi è cresciuta una gigantesca bolla speculativa.

Il superbonus nasce con il decreto rilancio del 2020: lo scopo dichiarato è quello di far ripartire l’economia, facendo leva sul recupero del patrimonio edilizio esistente, riqualificando edifici vecchi ed energivori. Tra pandemia e norme troppo stringenti è decollato male e tardi. Ne hanno beneficiato soprattutto i proprietari di ville ed edifici di pregio, gli unici che avrebbero potuto permettersi di pagare le ristrutturazioni.
Nei condomini dove i proprietari non avrebbero mai potuto permettersi di pagare gli interventi previsti dai bonus, le procedure partono tardi e male. Nascono società che hanno l’unico scopo di usufruire del bonus e poi sparire: si calcolano quasi sei miliardi di potenziali truffe.
Il provvedimento oggi è nel mirino delle forze politiche che lo stanno indicando come legge-bandiera dei pentastellati. In realtà, in prima battuta, tutte le componenti del governo provarono ad attribuirsene il merito. É probabile che verranno imposti dei limiti che renderanno impossibile portare a termine tutti gli interventi programmati. Oggi ci sono oltre 38 miliardi di ristrutturazioni autorizzate. Il rischio per i proprietari di piccoli alloggi di poco pregio, se i tempi non saranno rispettati o i coefficienti ridotti è di dover pagare rate enormi, che non sarebbero in grado di pagare, mettendo in pericolo la propria stessa abitazione.
Chi partisse ora non avrebbe alcuna certezza di copertura.
Un provvedimento che poteva apparire ragionevole si è trasformato in una regalia per i proprietari più ricchi ed in un potenziale vulnus per i più poveri.
Ne abbiamo parlato con Renato Strumia, economista

Ascolta la diretta:

 

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Da Radio Blackout

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