InfoAut
Immagine di copertina per il post

Trump ribalta Zelensky facendo dissolvere la falsa coscienza dal capitalismo “liberale”

Terre rare, materie prime, il dollaro come valuta di riferimento, porte spalancate ai capitali americani e i risparmi nazionali dritti dritti nei portafogli di società Usa. In meno di una riga di post, il neo-presidente, attaccando l’omologo ucraino, ha riassunto la dottrina che gli Stati Uniti hanno seguito per anni. L’Europa balbetta, proponendo solo nuova austerità e corsa al riarmo.

di Alessandro Volpi, da Altreconomia

C’è un passaggio del violentissimo post di Donald Trump contro Volodymyr Zelensky che sembra sia sfuggito a molti. Il neo-presidente statunitense ha sottolineato con forza il fatto che Zelensky abbia convinto Joe Biden a spendere 350 miliardi di dollari “senza garanzie”.

Ora, al di là dell’indicazione di una cifra chiaramente superiore alla realtà, il vero tema contenuto in queste parole è costituito proprio dal riferimento all’assenza di “garanzie”. Il messaggio di Trump è molto esplicito: gli Stati Uniti non possono “spendere senza garanzie” che sono individuabili nella fornitura di materie prime, a cominciare da quelle più strategiche, come le terre rare, dall’importazione di prodotti americani, dall’uso del dollaro come valuta di riferimento, dall’accettazione della penetrazione dei capitali americani e dalla destinazione dei risparmi nazionali verso le società e il debito Usa.

Trump in meno di una riga definisce e riassume la dottrina che gli Stati Uniti hanno seguito per anni, nascondendola dietro il fariseismo del capitalismo liberale. Come ha dichiarato il suo vice, J. D. Vance, c’è un nuovo sceriffo in città che intende fare a meno della fin troppo a lungo coltivata finzione delle regole.

Nella stessa direzione si muove uno dei modelli delle destre globali. Il presidente argentino Javier Milei ha generato una improvvisa bolla finanziaria su una criptovaluta, che ha fortemente sponsorizzato sul social di Elon Musk, definendola uno strumento di libertà (“Viva la libertà” è il nome della cripto), finalizzato a raccogliere risorse per le piccole imprese argentine.

La cripto in questione si è così impennata per alcune ore arrivando a valere quattro miliardi di dollari e poi è miseramente crollata, cancellando per intero quel valore. Dunque, un capo di Stato pubblicizza una criptovaluta che consente l’immediato arricchimento dei suoi amici, messi al corrente dell’iniziativa e dunque in grado di comprarla a prezzi bassi per rivenderla poco dopo a prezzi molto più alti, arricchendosi e rovinando chi aveva creduto a Milei che, in maniera davvero singolare, dopo aver celebrato la cripto come strumento patriottico si è giustificato sostenendo la piena consapevolezza dei compratori di entrare in “un casinò”: mettere insieme patria e casinò finanziario sembra essere la formula migliore per descrivere l’attuale stato del capitalismo delle destre.

Del resto, Milei in un anno ha falcidiato la spesa sociale del suo Paese riducendola del 30% in termini reali, abbattendo così il deficit e raffreddando l’inflazione attraverso l’immiserimento di fasce enormi di popolazione.

Davvero un bel modello che non a caso piace molto alla vasta gamma dei “liberali” per i quali le disuguaglianze sono l’espressione della società “aperta”. Anche da questo punto di vista la falsa coscienza è finita.

Ma c’è una altro esempio, meno gridato, di questo mutamento. L’intervento di Mario Draghi di fronte al Parlamento europeo a febbraio ha sintetizzato infatti una visione già espressa nel suo “Rapporto”, se possibile radicalizzandola ancora di più. Per l’ex presidente della Banca centrale europea è necessario creare un debito europeo per finanziare la spesa destinata al riarmo, all’innovazione tecnologica e all’Intelligenza artificiale.

Tale debito dovrebbe essere sottoscritto dal risparmio degli europei e non dalla Bce che dovrebbe tornare ad essere pienamente “rigorista”, non sostenendo né il debito comune né tantomeno i debiti dei singoli Stati. Peraltro i singoli debiti nazionali non saranno certo agevolati dalla creazione di debito comune e, dunque, costeranno di più. In estrema sintesi il debito comune non ridurrà affatto l’austerità ma servirà solo a pagare meno i risparmiatori impegnati nel sottoscrivere il debito per finanziare un sistema produttivo molto orientato verso settori che, paradossalmente, nota lo stesso Draghi, non sono neppure in grado di mettere pienamente a frutto tali capitali.

Secondo l’ex presidente del Consiglio poi occorrono la creazione di un mercato dei capitali europeo e l’abolizione dei dazi interni all’Unione. Sul primo punto è necessario rilevare che l’eventuale creazione di un unico mercato potrebbe attrarre il capitale dei grandi fondi Usa in questo momento confusi dalla “eversiva” politica di Trump, destinata a generare nuove volatilità; ma tale attrazione sta traducendosi nella crescente partecipazione azionaria degli stessi fondi nelle società europee, a cominciare dalle banche, che finiranno per diventare, in larga misura, “americane”.

Quindi il mercato unico rischia di essere lo strumento di un’ulteriore colonizzazione, soprattutto se poi le banche e le assicurazioni europee, oggetto delle acquisizioni azionarie, continueranno a comprare titoli Usa. In merito al secondo punto, è molto probabile che l’abbattimento dei dazi “nazionali” generi uno spostamento delle fasi produttive dove il costo della manodopera è più basso, secondo una logica tipica delle esternalizzazioni.

In sostanza, Mario Draghi, di fronte a quello che lui stesso definisce un cambiamento dei tempi, radicalizza quelle formule che hanno generato l’approfondirsi delle disuguaglianze e hanno bruciato il potere d’acquisto degli europei, facendoli dipendere solo dalle esportazioni e privandoli con estrema rapidità dell’indispensabile Stato sociale. La falsa coscienza dal capitalismo liberale si è esaurita anche in Europa.

Alessandro Volpi è docente di Storia contemporanea presso il dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. Si occupa di temi relativi ai processi di trasformazione culturale ed economica nell’Ottocento e nel Novecento. Il suo ultimo libro è “Nelle mani dei fondi” (Altreconomia, 2024)

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

draghiguerra in ucrainarussiatrumpunione europeaZelensky

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Militarizzazione della ricerca: il Politecnico e il suo ruolo nella fabbrica della guerra

Il 24 novembre 2025, a Torino, un incontro pubblico ha messo al centro una domanda sempre più difficile da eludere: che ruolo stanno giocando le università nella nuova fase di riarmo? 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La flottiglia del “Sumud” sfida di nuovo il blocco di Gaza: 70 imbarcazioni in mare

Ripubblichiamo questo articolo della redazione di PagineEsteri nell’ottica di dare visibilità e diffondere il più possibile la nuova missione della Flotilla per Gaza. Rompere l’assedio con un gesto collettivo come questo rimane un’iniziativa non scontata e a cui va data importanza nonostante il livello mediatico sia al momento disinteressato da questa missione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

“Cuba non è una minaccia”: a Roma manifestazione nazionale contro il bloqueo Usa

Manifestazione nazionale oggi pomeriggio, sabato 11 aprile a Roma, al fianco di Cuba, strangolata da fine gennaio 2026 dall’embargo totale energetico degli Usa, che segue l’infame bloqueo in vigore fin dagli anni ’60.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Porto di Genova 6 aprile 2026

Sì stanno mettendo in viaggio diverse flottiglie che non puntano solo ad arrivare a Gaza, impresa già vissuta con alti rischi durante la navigazione, abbordaggi con forze speciali e detenzione israeliana , ma a restare a Gaza!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Palantir e il capitale europeo: chi investe?

Chi finanzia le tecnologie della sorveglianza e della guerra? Ne parliamo con Daniele Grasso, data journalist di El País e dell’ICIJ, a partire da un’inchiesta sugli investimenti europei nel colosso Palantir di Peter Thiel.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Quale tregua tra Stati Uniti e Iran?

In queste ore è iniziato il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Se di tregua si può parlare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Nuestra America Convoy

Pubblichiamo un importante contributo di un compagno appena ritornato dalla missione solidale a Cuba. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Proteste in Siria contro Israele

In questi giorni, a partire dalla notte tra il 31 marzo e il 1 aprile, si sono verificate in Siria proteste contro Israele immediatamente scattate a seguito della notizia del passaggio alla Knesset della legge che istituisce la pena di morte per i prigionieri palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tra le macerie di Gaza, le ragazze reagiscono, un pugno alla volta

Nella Gaza dilaniata dalla guerra, ragazze e giovani donne ricostruiscono un club di pugilato, usando lo sport per elaborare il dolore, sfidare le norme e trovare la forza in mezzo allo sfollamento.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele introduce la pena di morte per i palestinesi

Impiccagione, nessun appello e applicazione selettiva: la norma voluta da Ben Gvir e sostenuta da Netanyahu legalizza la disuguaglianza e istituzionalizza la punizione su base etnica.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Jesus Trump e i suoi vassalli.

Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione von der Leyen, nota per i suoi endorsement all’invio di armi in Ucraina e in generale votata alla sedicente necessità di riarmo per difendersi da qualche fantomatica minaccia all’Europa, prende parola anche sullo scenario bellico in Asia Occidentale. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’illuminismo oscuro di Peter Thiel. Note per una genealogia / 2

Mencius Moldbug è lo pseudonimo di Curtis Guy Yarvin, un informatico, teorico politico e blogger statunitense. È il fondatore di Urbit finanziato tra gli altri da Peter Thiel stesso, oltreché essere un suo grande mentore (come il CEO di Palantir lo è di JD Vance).

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Trump pianifica il vertice internazionale anti-antifà

Gli Stati Uniti stanno organizzando una conferenza contro “Antifa”. È probabile che all’ordine del giorno ci sia anche la questione dell’inserimento del gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE. L’Ungheria e l’AfD si stanno preparando ad agire. Non è chiaro se il governo tedesco parteciperà al congresso anti-Antifa indetto da Trump; negli ultimi mesi, le sue risposte alle richieste di informazioni dell’AfD sull’argomento sono state vaghe.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Apocalisse imperiale?

Dopo l’estrema minaccia che ha fatto pensare a un attacco nucleare Trump si ritira. Il passo indietro del presidente americano è di portata storica: un colpo per la credibilità dell’american dream. Da vedere quanto durerà. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of America”: chiudere i conti, o quanto meno provarci

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione. Qui la prima puntata. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Shield of Americas”: l’Impero annuncia la guerra in America Latina

Pubblichiamo, in due puntate, questo speciale a cura della redazione sul progetto imperialista Usa, targato Trump, diretto verso l’America Latina. Nella prima parte, si approfondirà il progetto “Shield of America” e il nuovo corso interventista portato avanti dagli Stati Uniti. Nella seconda parte ci si concentrerà sulla portata politica della nuova fare apertasi con il rapimento di Maduro e l’assedio di Cuba, analizzando le implicazioni e i compiti che potenzialmente ci si pongono di fronte. Buona lettura!

Immagine di copertina per il post
Confluenza

L’inganno nucleare torna in auge: ma quale sovranità energetica?

In queste settimane di escalation bellica a livello globale fa capolino la malaugurata idea di intervenire sulle conseguenze della crisi energetica facendo ricorso a un’energia costosissima, assolutamente non sicura e altamente inquinante in quanto produttrice di scorie che non si sa come smaltire, come il nucleare.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Ritratto di famiglia:Trump, Epstein e la Silicon Valley. Tra controllo dei corpi e nuovo ordine tecnologico

Trump pochi giorni fa al Congresso ha snocciolato una serie di orpelli discorsivi per dimostrare che tutto sta procedendo per “Rendere l’America Ancora Grande”.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.