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Bruxelles: presidio per la libertà di Bahar

Il Comitato per la libertà di espressione e associazione (CLEA) ha indetto per la giornata di ieri un presidio davanti all’ambasciata italiana di Bruxelles. Bahar Kimyongür è prigioniero in Italia da più di 100 giorni in attesa di un’eventuale estradizione verso la Turchia. Dunque ieri più di 150 persone si sono radunate davanti all’ambasciata italiana per portare solidarietà a Bahar e a esigerne l’immediata scarcerazione e ritorno in Belgio: il dossier presentato dalle autorità turche non ha nessun fondamento e quindi Bahar dev’essere rilasciato all’istante. Inoltre, la moglie di Bahar e i loro due figli questo mercoledì si recheranno a Roma per un colloquio con il ministro italiano della giustizia, Andrea Orlando. La Turchia ha sempre adottato la tattica del logoramento psicologico ed economico per perseguitare i propri prigionieri politici. In effetti, nel 2013, dopo essere stato arrestato a Cordova, Bahar ha dovuto pagare una cauzione di 10 mila euro per essere messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza del tribunale spagnolo. Ora l’attivista turco si trova con l’obbligo di dimora a Marina di Massa, mentre la sua famiglia è in Belgio. In vista del colloquio previsto per mercoledì, la moglie Deniz è determinata a tornare in Belgio insieme a Bahar. L’appuntamento di ieri ha dimostrato che l’attivista non è solo, anzi, intorno a lui si è formata una densa rete di solidarietà e supporto.

L’iniziativa si è conclusa con un’assemblea aperta in cui si sono discusse le future iniziative per mettere pressione allo stato italiano e belga affinché si ponga fine alla persecuzione di Bahar.

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