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Carabineros assassinano una defensora dei diritti umani in Cile

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Le autorità sono tenute a chiarire la sua morte, avvenuta questa domenica nel quadro della repressione di una marcia da parte dei Carabineros.

Combattenti sociali, giovani, attivisti per i diritti umani, comunità, tra gli altri, hanno partecipato dalle 21:00 ora locale questa domenica in Cile a una fiaccolata in segno di rifiuto e condanna alla morte di Denisse Cortés Saavedra, gravemente ferita nel quadro della repressione dei Carabineros contro la marcia mapuche avvenuta nel centro di Santiago (capitale).

L’appello per la fiaccolata è stato diffuso attraverso i social network, dove gruppi e organizzazioni riferiscono di unirsi alla protesta da questo lunedì, e allo stesso tempo chiedono che vengano chiarite le circostanze in cui è morta. La fiaccolata è stata organizzata su base nazionale, anche se le reti hanno ripetuto le adesioni all’appello delle comunità della Regione metropolitana e di Valparaíso.

Molti internauti si chiedono quanto tempo dovranno aspettare prima di salutare i loro compagni che hanno perso la vita nelle manifestazioni e non sono più tornati a casa.

La morte di Denisse

Cortés Saavedra era una studentessq di legge del terzo anno e ha svolto un lavoro di osservazione con l’Ufficio del Difensore Civico durante la “Marcia per la resistenza mapuche e l’autonomia dei popoli”, che si è svolta questa domenica a Santiago.

È stata una manifestazione pacifica di mille persone, per lo più donne, ma i Carabineros li hanno attaccati usando gas e serbatoi d’acqua.

In un video pubblicato su un media locale, si osserva che la giovane donna, in compagnia di un uomo, si è avvicinata a un gruppo di agenti dei Carabineros che si trovavano all’incrocio tra le strade Alameda e Lastarria.

Secondo un suo collega, l’avvocato Rodrigo Román, si è avvicinata per parlamentare. In quel momento si è udito un forte rumore ed è caduta a terra.

Aveva una grave ferita al collo, che ha causato una grande perdita di sangue e ha costretto il suo trasferimento urgente al centro sanitario dove è morta ore dopo.

Il capo dei Carabineros nell’area metropolitana, il generale Enrique Monrás, ha detto ai media locali che la morte è avvenuta a seguito di fuochi d’artificio sparati dai manifestanti.

Tuttavia, i testimoni hanno assicurato ai media locali che il ferimento non era dovuto a fuochi d’artificio ma a una granata di gas lacrimogeni sparata da un ufficiale dei Carabineros.

Román ha detto ai media che la morte della giovane donna è avvenuta nel contesto dell’estrema brutalità della polizia che ha caratterizzato le azioni dei Carabineros contro i manifestanti fin dalla prima ora della marcia. La repressione ha lasciato almeno dieci persone detenute e 18 ferite.

In mezzo a queste circostanze, la Procura di Flagrancia Centro-Norte ha incaricato un’indagine sulla morte della defensora dei diritti umani e ha commissionato il primo procedimento alla Polizia Investigativa (PDI).

Originariamente pubblicato su teleSUR

 

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