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Cile: mapuche assassinato, scontri con i Carabineros

 

E’ rabbia in Cile e la tensione non accenna a diminuire. Un gruppo di abitanti di Angol, nel comune di Ercilla, 600 km a sud della capitale Santiago, si è scontrato con i Carabineros (polizia militarizzata) in occasione della restituzione alla famiglia del corpo senza vita di un giovane indigeno Mapuche, trovato morto martedì con una ferita da arma da fuoco al torace.

La tensione è esplosa soprattutto al momento del passaggio del feretro con il corpo di Rodrigo Melinao Licán, 26 anni, di fronte a un gruppo di agenti. Gli incidenti si sono svolti in contemporanea con una protesta delle comunità Mapuche organizzata anche nel centro della capitale.

Melinao era stato condannato il 24 luglio in prima istanza a cinque anni e un giorno di prigione per “incendio doloso” e ad altri 541 giorni per danni arrecati a due veicoli. Attendeva l’esame di un ricorso di nullità, ma dal giorno della sentenza non se ne aveva notizia.

La famiglia della vittima ha accusato della sua morte i Carabineros, denunciati in più occasioni per la violenza utilizzata per reprimere la lotta dei Mapuche che dagli anni ’90 si scontrano con gli interessi delle grandi imprese agricole e forestali nelle regioni meridionali di Biobío e Araucanía chiedendo il rispetto dei propri territori ancestrali. Un conflitto che ha comportato vittime, principalmente fra i nativi, oltre ad arresti e lunghe detenzioni giustificate con la legge antiterrorismo.

Di recente anche il relatore speciale dell’Onu sui diritti umani Ben Emmerson, al termine di una visita di due settimane in Cile, ha richiamato il governo sottolineando la necessità di una strategia nazionale per mettere fine all’applicazione della legge antiterrorismo risalente al regime di Augusto Pinochet (1973-1990) e all’impunità per le violenze contro il popolo nativo Mapuche.

tratto da Contropiano

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