InfoAut
Immagine di copertina per il post

Drone assassino israeliano massacra due fratellini palestinesi

Fadi Tamer Abu Assi e Juma Tamer Abu Assi, bambini palestinesi di 10 e 12 anni, sono stati ammazzati da un drone israeliano a est di Khan Yunis (sud della Striscia) mentre raccoglievano legna per il padre ferito. A Betlemme i coloni sparano, ferita una donna.

di Chiara Cruciati*, da Osservatorio Repressione

Ieri mattina Fadi e Jumaa’ Tamer Abu Asi si sono avventurati per le strade divelte di Bani Suhaila, a Khan Younis, alla ricerca di un po’ di legna da ardere. Non serviva a scaldarsi nell’inverno già insopportabile di Gaza ma a venderla. Con i soldi la famiglia avrebbe acquistato del cibo e un vestito per il padre, costretto su una sedia a rotelle: il giorno dopo era atteso in ospedale per un controllo.

Fadi e Jumaa’, otto e dieci anni, sono tornati a casa avvolti in un sudario bianco. Li ha ammazzati un quadricottero israeliano, di quelli che da mesi infestano gli incubi notturni e la sopravvivenza diurna di Gaza. L’esercito ha dato la sua versione: i due avrebbero attraverso la linea gialla, confine vago, mobile e non chiaramente identificato, che separa la fascia occidentale della Striscia da quella orientale. È una linea tracciata nella testa delle autorità israeliane, a volte a segnalarla sul terreno sono dei blocchi di cemento verniciati di giallo.

Secondo le Nazioni unite e le ong sul campo, la linea non è fissa, avanza. Così, nelle poche settimane dalla firma degli accordi di Sharm el-Sheikh, l’unilaterale ed ennesimo confine tracciato da Israele – frontiera letterale tra la vita e la morte – si è spostato sempre di più verso la costa: all’inizio si è mangiato il 53% di Gaza, oggi è arrivato quasi al 60%.

FADI E JUMAA’ probabilmente non sapevano di aver attraversato la «frontiera». Non costituivano alcuna minaccia all’esercito occupante, ai soldati che quei quadricotteri li manovrano da remoto con il loro incessante ronzio – quando va bene – e le esplosioni di ordigni – quando va male – terrorizzando un’intera popolazione.

Che fossero due bambini è molto probabile che l’esercito lo sapesse. I quadricotteri non sono ciechi, possono vedere. «Sospetti eliminati», così il comunicato dell’esercito israeliano ha raccontato l’omicidio. «Conducevano attività sospette», ha aggiunto l’ufficio stampa delle forze armate. «Sono bambini…che hanno fatto? Non hanno missili, non hanno bombe», ha singhiozzato ai funerali lo zio Mohamed.

LA LINEA GIALLA non c’è, non si vede, eppure uccide e ferisce. Ieri altri tre palestinesi sono stati colpiti a nord-est di Khan Younis. Continuerà a farlo, in numeri ben maggiori, quando scatterà l’operazione di «ricostruzione» israelo-statunitense: secondo i piani di Trump e Netanyahu, la fascia occidentale di Gaza sarà lasciata in macerie, perché si ricostruirà solo nella zona est sotto il controllo dell’esercito israeliano. Lo si farà nelle cosiddette «Alternate Safe Communities», di cui hanno dato conto nelle scorse settimane inchieste giornalistiche statunitensi. L’ultima, di al-Jazeera, risale a due giorni fa: il Dipartimento di Stato, ha detto una fonte all’emittente qatarina, ha approvato il piano definendolo «il modo più veloce per trasferire persone in abitazioni sicure».

Non molte però: si parla di poche comunità da 20-25mila persone da stipare in container, tutti soggetti autorizzati prima dall’intelligence israeliana. Nessun dettaglio del piano parla al momento di infrastrutture idriche, elettriche, opportunità di lavoro: solo di «aree residenziali» con una scuola e una clinica.

Fonti sentite da al-Jazeera parlano di costi – solo per il primo compound – pari a decine di milioni di dollari. Che non si sa chi pagherà: anche su questo nessuna chiarezza. Intanto Gaza supera il bilancio ufficiale e accertato di 70mila uccisi dal 7 ottobre 2023, numero dato da più di istituto di ricerca per ampiamente sottostimato.

DUE MURI PIÙ IN LÀ, anche in Cisgiordania prosegue la pulizia etnica silenziosa dei palestinesi. Con la città di Tubas al quarto giorno di assedio totale da parte dell’esercito israeliano e 166 feriti per le botte subite in strada, ad agire sono i coloni in un’escalation di violenza sempre crescente: ieri a Khallet al-Louza, villaggio alle porte di Betlemme, hanno aggredito un gruppo di palestinesi per poi aprire il fuoco con armi automatiche.

Una giovane donna è rimasta ferita al fianco da una pallottola, altri dieci per i pestaggi e il lancio di pietre. Poco dopo è arrivato l’esercito: nessun arresto ma la dichiarazione dell’area come «zona militare». Difficile che venga ritirata, d’ora in poi l’accesso ai palestinesi sarà vietato. Una confisca di fatto.

NON SI PROSPETTANO punizioni all’orizzonte nemmeno per i tre poliziotti di frontiera responsabili, giovedì, dell’esecuzione di due palestinesi a Jenin, il 26enne Montasir Abdullah e il 37enne Yusuf Asasa, ripresa in un video. Sentiti dal ministero della giustizia, hanno parlato di autodifesa perché uno dei due avrebbe tentato di fuggire. Le immagini raccontano un’altra storia: inginocchiati a terra, con le mani alzate, poi i colpi.

*originariamente pubblicato da il manifesto

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

ASSEDIO DI GAZAdronigenocidioidfisraele

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Toscana non è zona di guerra: respinto un treno carico di mezzi militari ed esplosivi

Ieri pomeriggio tra Pisa, Livorno e Pontedera era previsto il transito di un treno carico di mezzi militari ed esplosivi diretti all’hub militare toscano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Israele ostacola la ripresa dell’istruzione a Gaza a causa del continuo Scolasticidio

Oltre il 90% delle scuole di Gaza è stato danneggiato e la stragrande maggioranza è ancora utilizzata come rifugio per gli sfollati.

Fonte: English version da Invictapalestina

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

CONTRO GUERRA IMPERIALISTA E SIONISMO DAX RESISTE

CON LA STESSA RABBIA E IMMUTATO AMORE Era il 16 marzo 2003 quando Davide, Dax, Cesare è stato ucciso a coltellate da mani fasciste. Vent’anni fa, il 27 agosto 2006, Renato Biagetti viene assassinato sul litorale romano dalle stesse lame. Da allora le storie di Dax e Renato si sono intrecciate, da allora compagni e […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Continua la guerra americana ed israeliana in Medio Oriente: aggiornamenti su Libano e Iran

L’escalation a cui Israele e Stati Uniti sottopongono il Medio-Oriente dopo l’aggressione contro l’Iran continua a produrre effetti su scala regionale, e uno dei fronti più esposti è il Libano.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Iran: “coalizione Epstein”?

La complicità delle grandi banche nei confronti di Epstein è un fatto, lo scrive Lorenzo Tecleme in un articolo dal titolo Jeffrey Epstein, la banca che lo ha sostenuto e la banalità del male apparso su Valori.it e racconta degli interessi tra banche come JP Morgan e altre nel supportare i traffici illegali e violenti di Epstein.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Si riaccende il fronte tra Pakistan e Afghanistan

Tra il 26 febbraio e il 2 marzo sono avvenuti raid pakistani contro l’Afghanistan riaprendo il fronte tra i due Paesi, la guerra tra i due paesi è ancora in corso, e ancora non si hanno previsioni su una fine certa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Livorno: ancora mezzi militari imbarcati su navi dirette a Tangeri

Sei mezzi militari imbarcati su una nave porta-container della Hapag-Lloyd, la Kobe Express, direzione Tangeri (solito scalo utile ad aggirare la legge 185/90).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: terzo giorno di aggressione Usa-Israele. Da Cipro all’oceano indiano, un intero pezzo di mondo è in fiamme

Da Cipro all’Oceano Indiano; un intero quadrante del mondo gettato nel caos e in fiamme dopo l’aggressione militare Usa – Israele contro l’Iran, partita sabato 28 febbraio.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran, bombardamenti in corso su tutto il Paese. Teheran risponde al fuoco

Gli Stati Uniti e Israele stanno attaccando l’Iran. Dalle 7 del mattino locali di sabato 28 febbraio 2026 i due eserciti stanno bombardando la capitale iraniana Teheran in quello che definiscono un “attacco preventivo”, rispetto a cosa non si sa.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Guerra all’Iran: da un certo punto in là non c’è più ritorno

Ad oggi è possibile sostenere che gli USA non si aspettassero una durata della guerra di questo tipo. Nessun segno di de-escalation: gli attacchi aerei contro l’Iran si intensificano nella seconda settimana di guerra. I bombardamenti su Teheran sono indiscriminati, ospedali, scuole, civili, depositi di petrolio nel centro della città.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’Asse del Caos

da Machina

La guerra contro l’Iran segna un ulteriore salto nell’escalation mediorientale guidata da Israele e Stati Uniti. Le ritorsioni iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo mostrano quanto fragile sia l’equilibrio globale costruito su petrolio e rotte commerciali. Sullo sfondo emerge un progetto più ampio dell’«Asse del Caos»: indebolire e frammentare gli Stati della regione, con conseguenze difficilmente controllabili.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Iran: intervista a Rassa Ghaffari

L’intervista svolta a Rassa Ghaffari, sociologa all’università di Genova di origine iraniana, Paese in cui ha vissuto e lavorato e dove continua a mantenere uno stretto contatto, ci parla di una situazione complessa e che lascia intravvedere delle rigidità significative che sostanziano quella che sta venendo definita da più parti una fase di “resistenza esistenziale” per i Paesi che rappresentano un freno all’avanzata sionista e un’opzione per chi resiste in Palestina.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

L’Ordine imperiale e la Resistenza

Quello che inizialmente sembrava voler essere una sorta di guerra lampo, come successo in Venezuela, si sta trasformando in un conflitto che durerà nel tempo, scompaginando i piani iniziali.

Immagine di copertina per il post
Editoriali

Inizia la guerra totale in Medioriente? (in aggiornamento)

Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iran: continua la pressione di USA e Israele

Una settimana fa Trump e Netanyahu si incontravano alla Casa Bianca e il primo ministro israeliano tentava di spingere Trump a imporre forti limitazioni a Teheran rispetto all’arsenale missilistico, non soltanto al suo programma nucleare.