InfoAut
Immagine di copertina per il post

Il filo rosso della distruzione: da Colleferro a Domusnovas, le ragioni per la riconversione civile

Un articolo di Rita Atzeri, da Il Manifesto Sardo

La terra trema, un boato squarcia l’aria e una colonna di fumo si alza verso il cielo, lasciando dietro di sé una pioggia di detriti incandescenti. 

Non è la descrizione di uno scenario di guerra lontano, ma la cronaca di quanto avvenuto lo scorso 13 agosto 2026 a Colleferro, a sud di Roma, dove un violento incendio seguito da una massiccia esplosione ha sventrato il reparto “pressatura polveri” dello stabilimento KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa). Solo la casualità del periodo feriale e il pronto intervento dei sistemi di sicurezza hanno evitato una strage tra i 24 operai in servizio.

Questo drammatico incidente non è un fulmine a ciel sereno, ma il capitolo più recente di una storia che si ripete. Soltanto ottantotto anni prima, il 7 marzo 1938, lo stesso sito (allora Bombrini Parodi Delfino) fu teatro di un’immane catastrofe: due esplosioni nel reparto tritolo causarono circa 60 morti e centinaia di feriti. A distanza di quasi un secolo, la lezione resta identica e drammaticamente attuale: la presenza di fabbriche di armi e munizioni rappresenta una minaccia costante, intollerabile e gravissima per l’ambiente e per l’incolumità dei civili, anche in tempo di pace.

I fatti di Colleferro dimostrano che l’industria bellica è incompatibile con la sicurezza dei territori e dei cittadini. Esiste un rischio immediato, legato all’instabilità intrinseca dei materiali trattati, in cui l’errore umano o il guasto tecnico possono trasformare un impianto in un inferno di fuoco.

Ma esiste anche un pericolo silenzioso e a lungo termine: il disastro ambientale. Il distretto bellico-chimico di Colleferro ha lasciato in eredità la profonda contaminazione della Valle del Sacco, avvelenata da scarti industriali pesanti come il beta-esaclorocicloesano, che si è accumulato nei terreni e nelle falde acquifere, compromettendo la salute di intere generazioni. Produrre strumenti di morte significa, innanzitutto, ferire a morte la propria stessa terra.

Questo filo rosso della minaccia bellica si estende da Colleferro fino alla Sardegna, nel cuore del Sulcis-Iglesiente, dove sorge lo stabilimento della RWM Italia SpA (controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall). La fabbrica, tristemente nota per aver esportato i corpi bomba utilizzati nei bombardamenti civili in Yemen, è da anni al centro di una dura contrapposizione che non è solo etica, ma squisitamente giuridica e amministrativa.

Dal punto di vista normativo, l’azione dei comitati e delle associazioni (tra cui Italia Nostra, USB Sardegna e il Movimento Nonviolento) si fonda sul rispetto delle leggi ambientali e costituzionali:

  1. Il pronunciamento del Consiglio di Stato (2021): Con la storica sentenza n. 2059/2021, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dei pacifisti, dichiarando illegittimi i piani di ampliamento dello stabilimento di Domusnovas. I giudici hanno stabilito che l’azienda aveva frazionato i progetti edilizi per evitare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) cumulativa, violando il Codice dell’Ambiente europeo.
  2. Il ricorso del 2026 contro il decreto commissariale: Nonostante il blocco della magistratura, nel febbraio 2026 un Commissario ad acta nominato dal governo ha rilasciato una nuova autorizzazione ambientale postuma. Contro questo provvedimento, sei associazioni antimilitariste hanno depositato un nuovo ricorso al TAR Sardegna. Nel maggio 2026 il TAR ha dichiarato legittimo il ricorso dei pacifisti, fissando l’udienza di merito per il 14 gennaio 2027 per valutare se le procedure abbiano nuovamente aggirato le tutele ecosistemiche in un’area ad alto rischio idrogeologico.

L’intera vicenda RWM evidenzia un paradosso inaccettabile: per espandere la produzione di armi si è cercato di scavalcare le maglie della burocrazia posta a tutela della salute pubblica e della natura.

Nessun cittadino dovrebbe essere posto di fronte al tragico ricatto tra il diritto al lavoro e il diritto alla vita e alla sicurezza. Chiediamo con forza la riconversione civile della RWM di Domusnovas.

La riconversione non è un’utopia pacifista, ma una strada tracciata dalla stessa Legge 185 del 1990, che oltre a vietare l’export di armi verso Paesi in conflitto o che violano i diritti umani, prevede meccanismi di sostegno per indirizzare le aziende belliche verso mercati civili. Trasformare lo stabilimento sardo significa riconvertire le alte competenze tecnologiche dei lavoratori verso settori puliti e socialmente utili: produzione di impianti per le energie rinnovabili; tecnologie per la bonifica dei territori inquinati dell’isola; sviluppo di sistemi per la protezione civile e la salvaguardia del territorio dal rischio idrogeologico.

Mentre le nostre fabbriche esplodono o minacciano gli ecosistemi locali, l’Unione Europea persevera nella scelta politica ed economica del riarmo generalizzato. La decisione di stanziare miliardi di euro per la produzione di munizioni a scapito della spesa sociale rappresenta un fallimento della visione diplomatica. La sicurezza non si misura con il numero di missili accumulati nei depositi; l’aumento degli armamenti non fa altro che alimentare la spirale della sfiducia internazionale e avvicinare lo spettro di conflitti globali.

L’Europa deve ritrovare la sua vocazione originaria e investire su sentieri alternativi per la costruzione della pace, attivando Corpi Civili di Pace e diplomazia dal basso, che consentano di sostituire la deterrenza militare con la mediazione preventiva dei conflitti.

La pace si costruisce combattendo le disuguaglianze e la povertà, che sono le vere cause scatenanti delle guerre moderne per il controllo delle risorse. Fondamentale in questo scenario la riqualificazione industriale. I fondi della difesa sono da destinare alla transizione ecologica e alla messa in sicurezza dei territori.

Le fiamme di Colleferro del 2026 e i faldoni dei tribunali sardi contro la RWM ci dicono la stessa cosa: l’industria delle armi consuma il nostro presente anche quando non spara sul fronte. Riconvertire queste fabbriche è l’unico modo per difendere l’ambiente, proteggere i civili e cominciare a costruire, finalmente, una pace stabile e duratura.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Colleferrofabbriche armiguerraRWMsardegnaterritori

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cisgiordania: “In corso una vera e propria pulizia etnica incoraggiata dalle autorità israeliane”. Testimonianza da Qusra

In Cisgiordania è in atto un’enorme campagna di pulizia etnica portata avanti dai coloni israeliani nella totale impunità. Ad agire sono gruppi di giovanissimi che assomigliano sempre piu’ a delle vere e proprie squadracce fasciste.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La tigre di carta: il fallimento della macchina da guerra americana da mille miliardi di dollari

 Il popolo americano ha fatto enormi sacrifici per finanziare questa macchina da guerra obsoleta, troppo costosa e inefficace. Molti hanno pagato con la vita, con l’integrità fisica o con la salute. Tutti noi paghiamo il costo della bellicosità dei nostri leader e dello sperpero sconsiderato della nostra ricchezza nazionale, che ci lascia privi dei sistemi di supporto fondamentali che i nostri vicini negli altri paesi sviluppati danno per scontati, dall’assistenza sanitaria universale gratuita e un’istruzione pubblica di qualità a salari dignitosi e ferie retribuite.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ricostruisce Gaza? Ricostruzione e resistenza indigena

Dopo il recente annuncio di Hamas di voler cedere il governo di Gaza al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, sono riemerse con urgenza domande su chi plasmerà il futuro di Gaza e a quali condizioni.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Lettere dal carcere di Ahmad Salem

Ahmad Salem, 24enne palestinese cresciuto in uno dei più grandi campi profughi palestinesi, Al-Baddawi, ha lasciato il paese per cercare un futuro. Dopo un primo passaggio in alcune città europee, è arrivato in Italia e si è presentato alla commissione territoriale di Campobasso per richiedere la protezione internazionale.

Immagine di copertina per il post
Contributi

La guerra interna dello Stato capitalistico

Riceviamo e pubblichiamo questo testo dal Collettivo Millepiani di Arezzo che affronta alcuni nodi all’ordine del giorno a partire da alcuni eventi recenti che hanno aperto nuove emersioni di conflitto.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi sono i New IRA nel 2026 e di cosa sono ancora capaci?

Il sequestro di una bomba contenente quasi 400 grammi di Semtex ha riacceso i riflettori sulla rete, sul reclutamento e sulla persistente minaccia rappresentata dal gruppo repubblicano dissidente.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

I coccodrilli di Ben Gvir sono l’ultima arma utilizzata da Israele nella sua guerra animale contro i palestinesi

Dagli scritti coloniali di Herzl ai cani da attacco, dai cinghiali alle prigioni con fossato di coccodrilli, gli animali sono stati a lungo impiegati nel progetto sionista per terrorizzare i palestinesi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A.

Immagine di copertina per il post
Culture

MINAMÒ FESTIVAL, IN CALABRIA, IL 6 E 7 AGOSTO!

Il 6 e 7 agosto, al Parco Bombarda, nel comune di Martirano Lombardo, a mille metri d’altezza sulle montagne sopra Lamezia Terme, si terrà la prima edizione di Minamò, festival indipendente promosso dalle realtà di movimento calabresi: Addùnati (Lamezia), COLPO (Paola), Equosud (Reggio Calabria), La Base (Cosenza), Le Lampare (Cariati) e Orto Corto (Decollatura).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

In Albania continuano le proteste

Con Julie JL, attivista della diaspora albanese, discutiamo di come stiano proseguendo le proteste nel paese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La lunga frattura: presentazione del libro al campeggio di lotta a Venaus

La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sull’ennesimo rogo nell’area industriale di Lamezia

L’ennesimo rogo che colpisce l’area industriale di Lamezia non è un incidente da archiviare come una tragica fatalità.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.