InfoAut
Immagine di copertina per il post

Iraq, “Califfato”: la divisione tra sunniti resta troppo grande

La maggior parte dei sunniti mantiene la propria visione sospettosa del governo dominato dagli sciiti di Baghdad, ma non vede l’ISIS come una buona alternativa. E ‘vero che l’ISIS ha ampiamente investito nella tensione settaria in Iraq e nella regione, ma i suoi obiettivi vanno oltre i confini iracheni e oltre le principali preoccupazioni della comunità sunnita irachena. Attraverso la sua partecipazione simultanea in Siria e in Iraq, l’ISIS ha stabilito la sua entità distinta e l’identità con un ordine del giorno che è in gran parte indifferente alla politica irachena.

Tuttavia, la lotta all’ISIS deve ancora diventare una priorità sunnita. Una ragione è la crescente forza dell’organizzazione e la sua comprovata capacità di vendicarsi contro i “traditori”, come è stato il caso con l’assassinio di Khamis Abu Risha, leader nei gruppi anti-risveglio di al-Qaeda (Sahwa) che in precedenza erano una voce chiave nelle manifestazioni anti-governative nell’Anbar. In secondo luogo, l’élite sunnita è divisa e sempre più incapace di determinare le priorità comuni, e alcuni dei suoi membri pensano che il problema principale risieda nelle politiche di governo del primo ministro Nouri al-Maliki.

Le divisioni tra sunniti e le rivalità hanno complicato gli sforzi per mantenere i guadagni che i gruppi Sahwa hanno raggiunto nella loro lotta precedente contro al-Qaeda nel 2008. Gli sceicchi tribali nell’Anbar e in altre aree erano in competizione per l’influenza e il patrocinio dello stato, e questo ha influenzato le loro relazioni con il governo. A causa del fallimento di Maliki nel costruire un quadro strategico per sostenere i precedenti guadagni di Sahwa, alcuni dei suoi leader, compreso Ahmed Abu Risha, sono stati trasformati in oppositori del suo governo. Altri hanno tentato di costruire legami con il governo per ottenere più leva contro i loro rivali locali.

Le relazioni con i gruppi Sahwa sono diventate più di natura politica e di mecenatismo che di sicurezza, che ha portato a uno spostamento continuo della lealtà degli sceicchi tribali. Sheikh Ali Hatem Al-Salman della Duleim (la più grande comunità tribale in Anbar) è stato un membro della coalizione di Maliki alle elezioni del 2010, prima di trasformarsi in uno degli avversari più accaniti di Maliki e il portavoce del Consiglio anti-governo rivoluzionario tribale dell’Anbar, che è stato costituito per combattere le forze di sicurezza irachene dopo aver smantellato i campi manifestanti alla fine di dicembre 2013.

In una dichiarazione che ha seguito le relazioni sulla negoziazione tra lui e funzionari iracheni, Salman ha leggermente temperato il suo atteggiamento critico verso il governo iracheno, e ha invece accusato Abu Risha e governatore di Anbar di provocare la crisi di sicurezza in corso nella provincia. Abu Risha ora è un alleato del governo iracheno, che in precedenza aveva criticato per la sua emarginazione dei gruppi Sahwa e per l’adozione di politiche settarie verso la comunità sunnita. Dal momento che i leader sunniti hanno continuamente spostato la loro lealtà per la competizione per il patrocinio dello Stato, è diventato difficile garantire una strategia di sicurezza sostenibile nella lotta contro l’ISIS.

Inoltre, la fedeltà degli sceicchi tribali non è sempre una garanzia sufficiente, in particolare nelle aree dove l’influenza del tribalismo è limitata. A Fallujah, per esempio, l’influenza di clerici radicali sembra superare quella dei capi tribali, soprattutto a causa della crescente “salafizzazione” in città. Il tentativo dei jihadisti salafiti è quell di riempire il vuoto provocato dal declino del tribalismo e dalla debolezza dell’identità nazionale. Dopo la guerra in Iraq e come conseguenza delle ostilità settarie riacutizzarsi della regione, l’identità sunnita è stata oggetto di un processo di “reinvenzione” che evocava alcune credenze dei salafiti, in particolare quelle che considerano lo Sciismo come “devianza” e come un grande nemico. La solidarietà settaria transnazionale che il salafismo jihadista ha portato avanti è diventato un fattore importante nella crescita di dell’ISIS.

Il governo iracheno detiene la più grande responsabilità, ovviamente. Maliki ha cercato di indebolire forti leader sunniti, privare la popolazione sunnita della leadership legittima e affidabile e responsabilizzare coloro che sono personalmente a lui fedeli. Ha dato priorità ai suoi calcoli politici piuttosto che sulla necessità di integrare la popolazione sunnita nel processo politico e di garantire il loro diritto ad avere una rappresentanza legittima. Questa politica ha avuto un discreto successo, come è stato dimostrato dai risultati delle ultime elezioni parlamentari che hanno prodotto una mappa politica sunnita frammentata e gestibile.

Il basso livello di coordinamento tra Baghdad e le amministrazioni provinciali sunnite, soprattutto a Mosul, ha portato a un ulteriore deterioramento della situazione della sicurezza. Il governatore di Mosul, Athil Nujaifi, ha più volte lamentato la mancanza di cooperazione da parte delle forze di sicurezza irachene e le loro tendenze settarie. Ha chiesto la delega delle responsabilità di sicurezza alla provincia e alla polizia locale che, ha sostenuto, sa capire meglio le condizioni di Mosul e il suo tessuto sociale. Al contrario, il governo iracheno ha accusato la sua amministrazione di contrastare gli sforzi delle forze di sicurezza irachene per imporre il pieno controllo della provincia. La polizia locale è stata percepita come collaboratrice effettiva o potenziale dell’ISIS e altre organizzazioni sunnite radicali. Accuse reciproche riemerse a causa del successo dell’ISIS nel controllo Mosul.

Questa politicizzazione della sfida della sicurezza continua a ostacolare gli sforzi per stabilizzare il Paese per sconfiggere gli estremisti. Lo Stato ha bisogno di costruire una legittimità più ampia e garantire una rappresentazione credibile dei cittadini e delle comunità locali nelle sue istituzioni. Maliki è sempre più ricorre sempre più al patrocinio nei suoi tentativi di incoraggiare le élite e le popolazioni locali a sostenere le forze governative nella lotta contro l’ISIS. Tuttavia, questo non è lo strumento perfetto per due motivi. In primo luogo, Maliki lo sta usando politicamente per indebolire i suoi avversari e responsabilizzare i suoi fedelissimi, a volte anche a scapito dei politici eletti che sono considerati i legittimi leader delle loro comunità. In secondo luogo, il patrocinio è per definizione uno strumento discriminatorio che privilegia coloro che sono vicini o hanno accesso al “padrone”.

C’è bisogno di soluzioni istituzionali che mirino ad ampliare la legittimità dello stato enfatizzando la sua neutralità, piuttosto che le sue preferenze. Il recente appello di Maliki per una conferenza per discutere la situazione nell’Anbar avrebbe potuto essere accolta meglio se il primo ministro avesse coinvolto i principali attori e le istituzioni politiche nel suo piano. A capo di un governo ipoteticamente custode e invece fautore di singole iniziative piuttosto che di politiche che conquistino il sostegno dei leader sunniti selezionati , Maliki, come sembra, sta ancora pensando in prospettiva breve e non è in grado di sviluppare un approccio più istituzionale. Senza raggiungere un nuovo patto che riformi il sistema di governo e cerchi una legittimità più ampia per lo stato, il futuro dell’Iraq come paese unito rimane incerta.

Di Harith Hasan – al-Monitor

Traduzione a cura della redazione di Nena News

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

iraqsciitisunniti

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale

Come queste piazze ed esperienze hanno trasformato le soggettività che si sono mobilitate? Quali le loro genealogie, sedimentazioni e le possibili prospettive di rilancio e trasformazione?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: ancora ampie proteste in tutto il paese contro l’ICE, la polizia federale controllata da Trump

Terzo giorno consecutivo di proteste a Minneapolis, dopo l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good, avvenuta durante un’operazione di rastrellamento condotta da agenti dell’ICE, l’agenzia anti-immigrazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Esecuzione federale a Minneapolis: l’ICE uccide, Trump approva

Una donna uccisa in pieno giorno da un agente mascherato. Le autorità federali bloccano le indagini, la propaganda riscrive i fatti, le piazze insorgono.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siamo dentro una lunga tempesta

Quanto accaduto in Venezuela conferma che l’America Latina vive una svolta storica, che non sarà breve e che colpirà i popoli più dei governi, dice Raúl Zibechi in un’intervista con Radio Alas, in Argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Speciale Venezuela a cura della redazione informativa di Radio Blackout

Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cronaca di un attacco al Venezuela, un paese scisso fino allo sconcerto

Sono circa le tre del mattino di sabato 3 gennaio quando gli abitanti di Caracas si svegliano con un botto spaventoso: bombe e missili cadono su diversi punti della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito. Sanzionamenti contro fabbriche di armi legate a Israele

I manifestanti per la Palestina hanno iniziato il nuovo anno distruggendo fabbriche di armi legate a Israele, e la Coalizione Stop alla Guerra ha avvertito oggi il governo sul fatto che ci sarà una “risposta molto forte” alla repressione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Anche con l’avvenuto scioglimento del Pkk, la fine del conflitto curdo-turco appare lontana

Nonostante il PKK si sia auto-dissolto con il XII Congresso, da parte di Ankara non si assiste a comportamenti speculari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kurdistan: filmato di 70 minuti sull’operazione di guerriglia rivoluzionaria a Zap

Il 12 gennaio Gerîla TV ha diffuso un filmato di 70 minuti dell’operazione di guerriglia rivoluzionaria nella regione di Zap, nel Kurdistan meridionale.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Unità operativa rivoluzionaria di guerriglieri a Zap: “Noi non ci arrenderemo, ma il nemico sì”

Gerîla TV ha pubblicato un filmato del gruppo d’azione Girê Şehîd Pîrdogan che ha preso parte all’operazione rivoluzionaria per espellere l’esercito turco dalla regione occidentale di Zap, nelle zone di difesa di Medya controllate dalla guerriglia nel Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Kurdistan: si intensificano su tutti i fronti gli attacchi degli stati-nazione contro la rivoluzione confederale

Sebbene il movimento rivoluzionario per la libertà attivo in Kurdistan sia costantemente sotto la minaccia non soltanto della Turchia, ma di tutti gli stati-nazione capitalisti dell’area, i movimenti di truppe che negli ultimi giorni si stanno verificando su tutti i lati di questo accerchiamento, uniti all’intensificarsi, di settimana in settimana, degli attacchi, su più fronti, fanno temere un’ulteriore escalation e devono essere seguiti con attenzione per diversi motivi.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La resistenza è vita: il campo di Makhmur continua a lottare contro l’aggressione irachena

La popolazione del campo dopo aver respinto a sassate le jeep dell’esercito ha iniziato subito a smantellare a mani nude il fossato creato dalle forze irachene con lo scopo di circondare il campo e installare filo spinato e torrette di controllo.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La Turchia e le sue dighe: assetare terra e popolazione per l’egemonia regionale

Di fatto la costruzione di queste dighe promuove una forma di controllo del territorio che accompagna sfruttamento coloniale e militarizzazione e ha per conseguenze la distruzione del patrimonio curdo, assiro e armeno;  come l’allagamento pianificato della bimillenaria città di Hasankeyf, seguito alla costruzione della diga di Ilisu, ha dimostrato.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Iraq Distopico

In collegamento con Luca Foschi, giornalista freelance che da anni si occupa di vicino oriente. Dall’esperienza dell’ultimo viaggio fatto di recente in Iraq ci dipinge con il suo racconto l’immagine di paese attraversato da pulsioni centrifughe che si irradiano dalla centrale Baghdad, il cui parlamento è stato occupato dalle forze leali ad Al-Sadr, fino al […]

Immagine di copertina per il post
Intersezionalità

In ricordo di Nagihan Akarsel

La notizia dell’uccisione di Nagihan Akarsel, attivista e studiosa femminista impegnata nella Jineoloji, fuori dalla sua casa di Sulaymaniyah ha sconvolto il mondo martedì mattina. Traduciamo il contributo di Zîlan Diyar, dal Comitato Europeo di Jineolojî e pubblicato sul sito dell’Accademia per la Modernità Democratica. Volevo iniziare con una poesia. Poi ho visto che la […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Il campo di Makhmur si sta trasformando in una prigione a cielo aperto

La co-presidente dell’Assemblea del popolo del campo di Makhmur, Pakistan Bilen, ha dichiarato che, in linea con la richiesta della Turchia il campo è chiuso con recinzioni di filo metallico e che le persone vi si oppongono. Le forze irachene vogliono chiudere l’area intorno al campo profughi di Makhmur, istituito dalle Nazioni Unite (ONU) nel […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Yasin Bulut membro del Comitato del PKK assassinato a Sulaymaniyah

Yasin Bulut, membro di lunga data del Comitato per le famiglie dei martiri del PKK, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Sulaymaniyah. Il 64enne è stato colpito da quattro colpi. Le circostanze della sua morte indicano un assassinio mirato. Il politico curdo Yasin Bulut è stato ucciso a colpi di arma […]