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Madrid si accanisce contro il sistema educativo e linguistico catalano

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Il Governo spagnolo studia come può applicare il famigerato articolo 155 di interdizione dell’ autonomia politica e finanziaria della Catalogna a partire dalle fondamenta culturali e dell’ istruzione nella regione pirenaica.

Attraverso una grande spinta dei media generalisti spagnoli, La Moncloa vuole far applicare una clausola in cui, alla pre-iscrizione scolastica, i genitori degli alunni possano indicare una preferenza sulla lingua da utilizzare durante l’ apprendimento.

Ciò in realtà contravviene al principio fondante del sistema educativo catalano, che non prevede la separazione degli alunni per ragioni linguistiche.

I principali sindacati del mondo della scuola hanno rigettato in toto la volontà impositiva del Governo Rajoy, difendendo la validità del modello di “immersione linguistica”, che educa al plurilinguismo, e considerano questa strategia come un modo per minare la coesione sociale attraverso processi di segregazione. Chiaramente, all’interno dello scacchiere politico catalano, solo PP e Ciudadanos sono favorevoli a un intervento di questa portata, meentre almeno a livello formale c’è  styata una levata di scudi da parte della segreteria nazionale del PSOE.

Il conflitto (in Spagna detto “crisi”) catalano si arrichisce dunque di una nuova vicenda, che oramai coinvolge tutti i livelli della società nel bivio tra autodeterminazione o accettazione dei diktat dello Stato spagnolo. Mentre l’ impasse istituzionale dei principali partiti della borghesia catalana fa aumentare il distacco tra le élites e la base indipendentista, nelle assemblee municipaliste e sindacali ritorna a echeggiare la volontà di rompere il ghiaccio a partire dalla convocazione di nuovi scioperi, mentre per quanto riguarda anche le altre Comunità della Penisola Iberica si attendono gli sviluppi dello sciopero generale chiamato dalla CGT per il prossimo 8 marzo.

 

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