InfoAut
Immagine di copertina per il post

Morte di Essebsi in Tunisia: ancora nessun perdono

||||

Sono giorni di unanime e ipocrita cordoglio dopo la morte del presidente tunisino Beji Caid Essebsi, avvenuta il 25 luglio all’età di 92 anni. Lo statista Essebsi, l’uomo della transizione democratica per l’occidente compiacente e neocoloniale, il complice dei padroni di sempre per il popolo tunisino. Riceviamo e pubblichiamo di seguito alcune riflessioni di una giovane attivista tunisina.

E’ infine morto, nell’ondata di caldo mondiale, il giorno della “festa della Repubblica”. Ah, questa repubblica che è servita, se non a loro. Nessuno dovrebbe gioire della morte di un uomo, mia madre me lo ha sempre detto. Mi ha anche detto che quando un uomo muore non ne resta che la memoria… ma questa memoria è lontana dai discorsi zelanti sulla bandiera dei sostenitori del romanzetto nazionale falsificato dal potere. E’ morto ed ora sappiamo che in Tunisia si può morire a 93 anni senza aver pagato per i crimini commessi. Sappiamo che si può addirittura diventare presidente e stringere al meglio la morsa grazie ad un’élite che ha distrutto il paese lentamente.
Béji Caïd Essebsi è il prodotto sognato da qualsiasi dittatura post-coloniale. E’ stato all’interno della macchina dello stato, che ha schiacciato milioni di persone, fin dal giorno in cui i francesi sono parzialmente andati via dal paese. C’è chi dirà che non rappresenta di certo il peggio, ma la sua persona rimane comunque il simbolo di tutti i fallimenti di questo paese. Rappresentante di una borghesia dominante, pronta a tutto pur di restare al potere e allo stesso tempo mantenere il controllo economico a danno del popolo e delle sue fatiche.
La stessa “élite république” che non ha di certo rappresentato la punta di diamante per l’indipendenza contro il potere coloniale, con il quale collabora ancora oggi, allattandoci con una storia collettiva falsificata che ha fatto di un uomo il solo eroe della nostra lotta. Questa falsificazione Béji Caïd Essebsi l’ha sempre negata, rifiutando ogni forma di dibattito veritiero sulle clausole segrete degli accordi per l’indipendenza. L’Istanza Verità e Dignità ha pubblicato dei documenti riguardo contratti di concessione ad alcune società per lo sfruttamento e la prospezione mineraria e petrolifera, inclusi diritti e privilegi, per periodi fino a 99 anni. A quanto pare le autorità coloniali francesi hanno cercato di preservare i loro profitti dopo l’indipendenza, mantenendo gli articoli 33 e 34 della Convenzione sull’autonomia del 30 giugno 1955 nel protocollo della piena indipendenza del 20 marzo 1956.
Secondo i documenti diffusi dall’IVD (Istanza Verità e Dignità), questi articoli imposti dai francesi durante i negoziati per l’Indipendenza, mettono in questione il controllo da parte dello Stato tunisino sulle risorse naturali e finanziarie. Secondo il verbale dell’incontro tra il Primo Ministro tunisino e l’ambasciatore francese i giacimenti petroliferi locali produssero, nel 1971, 4 milioni di tonnellate, l’equivalente di 30,4 milioni di barili. Tuttavia, le entrate petrolifere dello stato tunisino non superarono, durante lo stesso periodo, i 300 milioni di franchi francesi, con una media di un barile venduto al prezzo unitario di 0,2 dollari (USD). Nota: il prezzo di un barile di petrolio nel 1971 era intorno ai 3,6 dollari .
Ossessionato dalla pratica della tortura su larga scala, è stato uno dei padri fondatori di questo Stato di polizia, inizialmente in qualità di Direttore della Sicurezza Nazionale dall’8 Gennaio 1963 fino al 4 luglio 1965 e poi come Ministro degli Interni a partire dal 4 luglio 1965 fino all’8 settembre 1969. Questo lungo periodo comprende tutti gli atti di tortura commessi sotto l’autorità di Béji Caïd Essebsi nei confronti dei prigionieri in Tunisia durante il regime di Bourguiba. E’ stato anche il direttore della prigione di Nadhour a Bizerte, costruita dall’esercito francese durante il protettorato, dove migliaia di prigionieri politici o colpevoli di reati comuni sono stati torturati e condannati a pene lunghissime.
Infine, tra le altre cose, è stato il volto principale della controrivoluzione in atto in Tunisia, boicottando ogni forma di giustizia penale verso i colpevoli di crimini e corruzione durante il vecchio regime. Lo ha fatto persino prima di essere eletto, alla vigilia delle elezioni per l’assemblea costituente nel 2011. Con il decreto-legge N° 2011-106 del 22 ottobre 2011 relativo agli atti di tortura vengono abrogati i vecchi testi tunisini relativi alla tortura, compreso il nuovo articolo 5 del codice di procedura penale, prevedendo una prescrizione di 15 anni per i crimini di tortura in Tunisia. In virtù del decreto legislativo n. 2011-106 riguardante le tortura in Tunisia, tali reati possono essere puniti solo quando vengono commessi entro un periodo non superiore ai 15 anni dalla data ufficiale della denuncia.
Una controrivoluzione che avanza con la vergognosa legge di riconciliazione amministrativa che ha concesso l’amnistia ai colpevoli (http://www.tunisiainred.org/tir/?p=7366), condannando la Tunisia ad affondare, sempre di più, in uno stato di ingiustizia.
E’ dunque morto. Beh addio, non ti diremo certamente grazie. Morto nella confusione generale in vista delle prossime elezioni.
E’ dunque legittimo chiederci: Ed ora cosa faremo?

[Nella foto “Still manish msamah – Ancora non perdono” – su un muro di Tunisi]

 

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

Essebsitunisia

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

L’annessione strisciante della Cisgiordania passa dalle mappe alla legge 

Un’iniziativa di registrazione fondiaria nell’Area C sta spostando il controllo dal Regime militare al sistema civile israeliano, rafforzando l’annessione attraverso leggi, pianificazione ed espansione degli insediamenti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Sudafrica: migliaia di migranti in fuga dalla violenza xenofoba di “March and March”. Le valutazioni di Alberto Magnani

In SudAfrica numerose attività commerciali chiuse e polizia dispiegata per le strade a seguito di manifestazioni anti-migranti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La cronaca della protesta all’arrivo del volo da Tel Aviv a Elmas, dentro e fuori il terminal

Domenica mattina all’aeroporto di Cagliari Elmas è atterrato un volo diretto da Tel Aviv. Il collegamento è una delle novità della stagione estiva dello scalo sardo: una rotta che connette Sardegna e Israele (operata da El Al in partnership con Sun d’Or) e che in tempo di genocidio non passa inosservata. All’esterno del terminal, una manifestazione di protesta a supporto del popolo palestinese – organizzata da Unica per la Palestina, Giovani Palestinesi Sardegna, Comitato sardo di solidarietà con la Palestina, Associazione Sardegna Palestina e la delegazione sarda della Global Sumud Flotilla – accoglie chiunque esca dall’aeroporto. Il reportage dal terminal di Elmas.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?

Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Scosse devastanti in Venezuela. Migliaia di dispersi, si scava tra edifici crollati. Il sisma più violento da 126 anni.

Sono oltre 25.000 le persone che risultano al momento disperse a seguito dei devastanti terremoti che ieri sera, mercoledì 24 giugno, hanno colpito il Venezuela. Due scosse violentissime, a breve distanza, tra mezzanotte e le due di notte, orario italiano, hanno causato il crollo di centinaia di edifici. La prima scossa è stata di magnitudo […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Perù: in un paese profondamente diviso, la destra di Fujimori vince alle presidenziali

Una settimana di spoglio dei voti alle elezioni presidenziali del Peru si salda con la risicatissima vittoria della estrema destra di Keiko Fujimori (figlia dell’ex-presidente e dittatore peruviano Alberto Fujimori, le cui politiche contro la guerriglia di Sendero Luminoso e le classi popolari peruviane gli erano valse accuse di genocidio).

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Giunge a La Paz un’impressionante marcia della COB e dei settori contadini

Chiedono la rinuncia del presidente di destra Paz. Il governo risponde con la repressione e arresta il massimo dirigente della Centrale Operaia, Vicente Salazar.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

No G7 Ginevra: manifestazione di massa contro i grandi del mondo, la guerra e a sostegno della Palestina

Si è concluso ieri il summit del G7 a Evian, dove tra le altre cose, la preoccupazione europea era incentrata sul riarmo e il sostegno a Kiev mentre Trump annunciava le sue intenzioni di porre fine alla guerra all’Iran. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Memorandum d’intesa USA-Iran ma nessuna pace per il Libano

Nella notte tra domenica e lunedì Stati Uniti e Iran hanno concluso il negoziato, arrivando alla firma di un memorandum d’intesa.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Valle di Susa, valle delle guerre d’Europa

Guerra. Non ha mai smesso di ammorbare il mondo, di mietere vittime innocenti ed instaurare schiavitù là dove al sistema del capitale, per risolvere le proprie crisi con l’aumento del proprio potere, serve a depredare risorse umane e ambientali, devastare territori, cancellare culture, calpestando ogni diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Culture

Terra e dignità

Si tratta di un documento bilingue, in arabo e francese, sul neocolonialismo in Tunisia per il pubblico tunisino e francese, ma anche di lingua araba e francese.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tunisia, a Gabes respirare è diventato un atto di resistenza

Abbiamo tradotto questo articolo di inkyfada.media che racconta la vicenda di Gabes, un paese in Tunisia dove da mesi continuano proteste significative a causa di un polo chimico che mette a rischio la salute della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tunisia in rivolta: proteste e scioperi contro l’inquinamento dell’impianto chimico

Il 21 ottobre 2025, la città tunisina di Gabès è stata paralizzata da uno sciopero generale e da massicce proteste contro l’inquinamento causato dall’impianto chimico statale gestito dal gruppo Tunisian Chemical Group (CGT)

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Global March to Gaza: migliaia di persone in marcia nel Convoglio Sumud dalla Tunisia e da molti altri Paesi del mondo

Di seguito il comunicato della Global March to Gaza che vede l’adesione e il ricongiungimento anche con il Convoglio Sumud partito dalla Tunisia lunedì 9 giugno e alcuni aggiornamenti e corrispondenze dalle carovane.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tunisia: la repressione si abbatte sul dissenso al governo

In Tunisia si stringono le maglie della repressione contro il dissenso interno. A termine di un’interrogatorio durato tutta la notte, all’alba di giovedì 20 aprile è stato convalidato l’arresto del leader storico del partito islamico tunisino Ennahdha, Rached Ghannouchi e all’opposizione del governo di Saied.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tunisia: proseguono le proteste contro le politiche del presidente e per avere verità per i morti di Zarzis

Nel mirino in particolare l’accordo con l’Fmi, che prevede fondi per tagliare il debito statale a fronte degli ennesimi sacrifici per le classi più popolari.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Guerra in Ucraina, crisi alimentare in Libano e Tunisia

Diversi paesi del Nordafrica importano materie prime, in particolar modo cereali, dall’Ucraina. Una situazione dovuta, in parte, alla scelta di puntare sulle monoculture, a scopo di esportazioni. La guerra in Ucraina, quindi, ha determinato una crisi alimentare in questa regione, l’aumento dei prezzi di beni di prima necessità che ha ulteriormente acuito le differenze sociali. […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Tunisia: rimpasto istituzionale o colpo di Stato?

di Karim Metref da La Bottega del Barbieri La Tunisia, il più piccolo Paese del Nord Africa, attraversa un momento cruciale. La pandemia sta compiendo una vera e propria strage. La povertà spinge migliaia di giovani a tentare la fuga tramite le micidiali rotte del Mediterraneo centrale. Ci sono proteste e violenze per le strade. La […]

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

TUNISIA. PARLAMENTO DIMISSIONATO DAL PRESIDENTE SAIED. ESERCITO NELLE STRADE

Momenti di tensione stamani davanti all’ingresso del Parlamento, la cui sicurezza è affidata da questa notte all’esercito dopo che il presidente tunisino Kais Saied ha dimissionato il governo sospendendo il parlamento per 30 giorni, revocare l’immunità ai deputati e licenziare il premier Hichem Mechichi. Si sono formati due gruppi contrapposti, da un lato i sostenitori […]