InfoAut
Immagine di copertina per il post

Perchè la morte del piccolo Alì non cambierà nulla


  Eppure la loro vicenda che ha mostrato il volto violento dei coloni e fatto parlare di “terrorismo ebraico” – parole usate anche dal capo di stato israeliano Rueven Rivlin (e per questo duramente attaccato sul web) – lentamente abbandona le home dei giornali online, i titoli dei notiziari radiotelevisivi. Lo sdegno accompagnato dalle proteste dei palestinesi per l’assassinio di Ali e i funerali di due ragazzi di 17 anni – Leith al Khaldi di Jalazon e Mohammed al Masri di Gaza -, uccisi da colpi sparati da soldati israeliani, apparivano già sabato, il giorno dopo la morte orribile di Ali,  una notizia vecchia, almeno ad ascoltare le quattro frasi a loro dedicate dai Tg. Addio condanna del premier Benyamin Netanyahu, addio riflessioni sulle azioni degli estremisti israeliani. Gli ultimi giorni per i coloni che vivono insediati in Cisgiordania e per i palestinesi sotto occupazione sono stati come gli altri, come se nulla fosse accaduto a Kfar Douma.

Quando sabato scorso i contadini del villaggio palestinese di Qusra si sono avviati con attrezzi e macchinari nei loro campi, ad accoglierli hanno trovato i loro irascibili vicini, i coloni di Ein Kodesh, decisi a bloccarli. Motivo? I terreni coltivati sono adiacenti alla colonia israeliana e la presenza ravvicinata di tanti palestinesi alle recinzioni pone dei “problemi di sicurezza”. Già perchè i coloni israeliani non solo si insediano in un territorio occupato militarmente e vi costruiscono le loro abitazioni in violazione del diritto internazionale ma impongono anche una “zona cuscinetto” intorno all’insediamento, preclusa ai palestinesi. Ad onor del vero i contadini di Qusra ieri non sono neanche arrivati fino alla “zona cuscinetto” ma quelli di Ein Kodesh hanno voluto subito mettere le cose in chiaro. Sono cominciati tafferugli, urla, minacce. Poi il match si è concluso come sempre, con l’Esercito che interviene, “divide” le due parti e costringe i palestinesi a tornare a casa con grande soddisfazione dei coloni. Ecco perchè quella di sabato è stata una giornata come le altre, nonostante il rogo che ha bruciato vivo Ali. E le prossime saranno uguali nonostante lo sdegno internazionale, le condanne di Stati Uniti, Unione europea e Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

È irragionevole persino pensare che l’assassinio di Ali Dawabsha possa andare oltre la condanna del primo ministro Netanyahu ed aprire un dibattito concreto sulla politica del governo israeliano nei confronti del ruolo e della presenza dei coloni nei Territori palestinesi occupati. Certo polizia ed esercito indagano, prosegue la caccia ai responsabili del rogo doloso che ha bruciato vivo Ali – sui siti palestinesi si fa il nome di uno dei possibili assassini, Judah Landsberg, 25 anni, della colonia di Yizhar, con alla spalle una storia di attacchi e violenze per conto del gruppo estremista ebraico “Price Tag” (Prezzo da pagare) responsabile di decine di raid in villaggi e di incendi di chiese e moschee – ma quello in carica è e resterà il governo israeliano che fa dello sviluppo massiccio della colonizzazione della Cisgiordania e Gerusalemme Est un punto fondamentale del suo programma. È il governo che include Ayelet Shaked (Casa ebraica), la ministra della giustizia, che non ha mai fatto mistero di considerare la Corte Suprema troppo indipendente rispetto all’indirizzo politico dell’esecutivo. Non pochi dei ministri del governo Netanyahu sono dei coloni, dunque sono essi stessi il problema e non possono esserne la soluzione.

Venerdì mentre esplodeva in tutta la sua drammaticità umana e politica il caso del rogo di casa Dawabsha, la vice ministra degli esteri Tzipi Hotovely (Likud) era alla colonia di Bet El a fare mea culpa per non essere stata presente il giorno prima alle demolizioni dei due edifici, costruiti illegamente, ordinate dalla Corte Suprema. «Il governo fa di tutto per permettere a questa meravigliosa impresa di continuare», ha assicurato la Hotovely «È facile per il mondo accettare Tel Aviv, perché la sua storia è solo di 100 anni. È invece difficile per il mondo affrontare il fatto che abbiamo una storia che risale alla Bibbia…Intendiamo realizzare il nostro sogno del Grande Israele, dove un ebreo può costruire ovunque ma secondo la legge (israeliana, mica quella internazionale, ndr)». Ed è questo il punto centrale. Buona parte dei ministri del governo Netanyahu vagheggiano, come i coloni più abbagliati dalla fede, che la Cisgiordania e Gerusalemme Est siano parte della biblica terra promessa e che, ancora oggi, appartengano solo a Israele. I palestinesi sono degli intrusi.

Michele Giorgio – Nena News

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Conflitti Globalidi redazioneTag correlati:

alìpalestina

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

La «Generazione Palestina» tra razza, classe e protagonismo conflittuale

Come queste piazze ed esperienze hanno trasformato le soggettività che si sono mobilitate? Quali le loro genealogie, sedimentazioni e le possibili prospettive di rilancio e trasformazione?

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

USA: ancora ampie proteste in tutto il paese contro l’ICE, la polizia federale controllata da Trump

Terzo giorno consecutivo di proteste a Minneapolis, dopo l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good, avvenuta durante un’operazione di rastrellamento condotta da agenti dell’ICE, l’agenzia anti-immigrazione.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Esecuzione federale a Minneapolis: l’ICE uccide, Trump approva

Una donna uccisa in pieno giorno da un agente mascherato. Le autorità federali bloccano le indagini, la propaganda riscrive i fatti, le piazze insorgono.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siamo dentro una lunga tempesta

Quanto accaduto in Venezuela conferma che l’America Latina vive una svolta storica, che non sarà breve e che colpirà i popoli più dei governi, dice Raúl Zibechi in un’intervista con Radio Alas, in Argentina.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Siria: resistono i quartieri curdi di Aleppo all’attacco di Damasco. 140mila i civili in fuga

In Siria, le milizie salafite del governo di transizione continuano ad attaccare i quartieri autogovernati a maggioranza curda di Aleppo, ovvero Sheikh Maqsoud e Ashrefyie, con colpi d’artiglieria e tentativi di entrare con carri armati.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Speciale Venezuela a cura della redazione informativa di Radio Blackout

Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti lanciano un’operazione militare contro basi civili e militari a Caracas, lasciando più di 80 morti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito: sciopero della fame dei detenuti per la Palestina al limite

Prigionieri per la Palestina in sciopero della fame: dopo 64 giorni di digiuno, soffrono di spasmi muscolari incontrollabili e difficoltà respiratorie

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Cronaca di un attacco al Venezuela, un paese scisso fino allo sconcerto

Sono circa le tre del mattino di sabato 3 gennaio quando gli abitanti di Caracas si svegliano con un botto spaventoso: bombe e missili cadono su diversi punti della città.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Regno Unito. Sanzionamenti contro fabbriche di armi legate a Israele

I manifestanti per la Palestina hanno iniziato il nuovo anno distruggendo fabbriche di armi legate a Israele, e la Coalizione Stop alla Guerra ha avvertito oggi il governo sul fatto che ci sarà una “risposta molto forte” alla repressione.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Assemblea nazionale a Torino “Governo nemico del popolo, il popolo resiste”

Sabato 17 gennaio alle ore 15 all’università Palazzo Nuovo di Torino si terrà l’assemblea nazionale verso il corteo del 31 gennaio a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. Di seguito pubblichiamo l’appello.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Mohamed Shahin può restare in Italia

La Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta conferma il NO all’allontanamento immediato di Mohamed Shahin dal territorio italiano

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Qesser Zuhrah: la studentessa che potrebbe presto diventare la più giovane persona a morire in uno sciopero della fame nel Regno Unito

Giunta al cinquantesimo giorno di rifiuto del cibo, la manifestante di Palestine Action detenuta in carcere, Qesser Zuhrah, è ora in pericolo di vita

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Arrestato il Presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia, Mohammad Hannoun

C’è anche Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia – API, tra gli arresti di questa mattina nella nuova ondata repressiva (targata Piantedosi) contro le lotte e la solidarietà per la Palestina in Italia.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino città partigiana: Que viva Askatasuna! 

Ripubblichiamo il comunicato uscito dal centro sociale Askatasuna in merito alla giornata di lotta di ieri. Alleghiamo anche un video racconto della giornata.