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Sapienza per la Palestina: la Rettrice scrive la mobilitazione risponde.

Qualche giorno fa la rettrice Antonella Polimeni ha mandato una mail a tutt* gli/le student* della Sapienza per condannare la tendopoli che si è tenuta al pratone e l’occupazione della facoltà di lettere. Com’è noto entrambe queste iniziative sono avvenute in solidarietà con il popolo palestinese.

Riportiamo sia la mail della rettrice Polimeni sia tre comunicati che sono sono stati diramati da coloro che hanno animato queste proteste.

Prossimo appuntamento romano lunedì 24 giugno (Pzz. Immacolata) h 16.30 direzione Senato Accademico della Sapienza.

Tuttavia, non possiamo esimerci da un paio di commenti al testo della rettrice.

  1. Le parole Palestina/Israele/Guerra non esistono nel comunicato. Gli/le student* stanno “vandalizzando” La Sapienza per hobby nel tempo libero.
  2. Citiamo fedelmente le parole della “Magnifica”: “La Città universitaria ha subito per settimane atti vandalici di inaudita violenza”. Ecco, questi “intellettuali d’oggi idioti di domani” parlano di inaudita violenza per un paio di proteste ad un senato accademico e due scritte sul muro, ma non si rendono conto di coprirsi di ridicolo ad usare queste parole mentre oltre un milione di persone subisce un genocidio. Cara Polimeni quella è “inaudita violenza”.
  3. Il ringraziamento ai lavoratori e lavoratrici delle pulizie, esternalizzati e pagati 4 euro l’ora rende il tutto come sempre molto orwelliano.

Mail della Rettrice (in bocca al lupo)

Carissime e Carissimi,

come tutti sapete, per diverse settimane una mobilitazione studentesca ha visto l’occupazione di alcuni spazi del nostro Ateneo. L’idea condivisa delle Università come luoghi capaci di ospitare e accogliere la pluralità delle idee, il confronto critico, il dissenso e la pacifica protesta ha portato tutti noi a guardare con attenzione ai contenuti espressi dai manifestanti, esprimendo al contempo con chiarezza la posizione dell’Ateneo, maturata nell’ambito del dibattito democratico degli organi competenti, composti da rappresentanze elettive di docenti, personale tecnico amministrativo e bibliotecario, studentesse e studenti. Così, il 16 Aprile, dopo una lunga discussione, il Senato accademico e il Consiglio di amministrazione della Sapienza, riuniti in seduta congiunta, hanno discusso e approvato all’unanimità un documento sui temi della pace e della libertà di ricerca. Sfortunatamente, le azioni condotte per esprimere la critica alle posizioni espresse dagli Organi Collegiali non sono state né legittime né pacifiche.

La Città universitaria ha subito per settimane atti vandalici di inaudita violenza e rilevanza, che hanno turbato la nostra quotidianità e che si sono persino intensificati in occasioni come la visita del Presidente della Repubblica e il concerto organizzato per la pace da studentesse e studenti. Sono azioni che recano danni materiali ai beni collettivi e ai luoghi della nostra convivenza, volte ad impedire ed ostacolare lo svolgimento delle attività alla base del nostro mandato istituzionale e della nostra vita di Comunità. Sono atti che hanno richiesto e continueranno a richiedere interventi immediati e costosi, per aumentare il servizio di nettezza urbana, ripristinare serrature e attrezzature di cantiere, rimuovere graffiti e imbrattamenti (alcuni particolarmente oltraggiosi e offensivi), riparare o sostituire arredi e apparecchiature di videosorveglianza, alimentazione elettrica e illuminazione pubblica danneggiate o interamente distrutte.

Il costo complessivo di queste azioni al 28 maggio, portato all’attenzione del Consiglio di Amministrazione nella stessa data, era pari a circa 270 mila euro, ma la cifra è successivamente aumentata a 330 mila euro, a causa del proseguimento e il crescente imbarbarimento delle azioni poste in essere. Nella serata tra il 28 e il 29 maggio, ad esempio, la violenza vandalica si è scatenata anche sulle molte piante che erano state interrate nelle ore immediatamente precedenti. Nella notte fra venerdì 30 maggio e sabato 1 giugno, la Facoltà di Lettere è stata occupata, pur avendo la Preside espresso la propria disponibilità a concedere un’aula idonea per ospitare un’assemblea. Nel corso del fine settimana, sono uscite dall’Ateneo occupato, per poi rientrare al termine di una manifestazione, molte persone a volto coperto. In quei giorni, gli atti di vandalismo sono proseguiti e non hanno risparmiato alcun edificio all’interno della Città Universitaria, compresa la Cappella e gli spazi dedicati ai servizi per le studentesse e gli studenti con disabilità o DSA, hanno coinvolto persino il Mammut posto di fronte all’edificio di Geologia, hanno visto la manomissione degli strumenti per mantenere accoglienti i nostri spazi, come i macchinari per le pulizie dell’Ateneo.

I costi prodotti dai danni che sono stati generati da questa volontà distruttrice dovranno essere coperti a scapito delle altre attività e azioni particolarmente utili e richieste con urgenza da varie componenti della nostra Comunità, a partire da quella studentesca. La stragrande maggioranza delle studentesse e degli studenti ha subito l’occupazione non autorizzata di spazi comuni, rifiutando con fermezza la sua deriva vandalica, come testimoniato dal documento presentato dalle rappresentanze studentesche nella seduta del Consiglio di Amministrazione del 28 maggio scorso. Espressioni di condanna e di sdegno sono state espresse pubblicamente anche dai Direttori di dipartimento, dai Presidi, dai Garanti degli studenti.

Purtroppo nessuna somma consentirà di riportare allo stato precedente il travertino dei nostri edifici e nessuna somma compenserà il disagio e il dispiacere delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno visto vanificato il loro prezioso lavoro di cura degli spazi e delle strutture dell’Ateneo.

Desidero pubblicamente ringraziare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori di Sapienza, in modo particolare coloro che lavorano nel palazzo del Rettorato e hanno subito ogni giorno i molti disagi causati dal contesto nel quale si sono trovati involontariamente a vivere. Desidero ringraziarli per la professionalità, l’impegno e la dedizione con cui si prendono quotidianamente cura dell’Università e delle sue strutture. Lo sforzo eccezionale che è stato loro richiesto per permettere la costante accessibilità di tutte le strutture di Sapienza, rispondendo ogni mattina ai danneggiamenti notturni con velocità ed efficienza, purtroppo non è concluso. Abbiamo la necessità di ripristinare prima possibile le condizioni di decoro nel nostro Ateneo. Parimenti, voglio ringraziare tutte le Colleghe e i Colleghi che in questo clima hanno continuato a svolgere i loro compiti con l’usuale intelligenza e diligenza, consentendo all’Ateneo di continuare a garantire, con assoluta regolarità, tutte le attività previste.

Confido che tutta la Comunità Sapienza possa condividere lo sdegno e la ferma condanna degli atti violenti e distruttivi, che nulla hanno a che fare con l’espressione della pluralità delle idee, il dissenso e la pacifica protesta per i conflitti in atto in diversi luoghi del mondo, né tantomeno con il confronto critico, ma necessariamente democratico e basato sul metodo scientifico, che può e deve realizzarsi nell’Università. Confido anche che i sentimenti di gratitudine nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati a garantire in queste settimane il completo funzionamento dell’Ateneo siano ampiamente condivisi.

Con i migliori saluti,

Antonella Polimeni

Comunicato Collettivi Studenteschi

SAPIENZA VERSO IL 24 GIUGNO, CORTEO UNIVERSITARIO

È dal 10 ottobre che alla Sapienza prosegue la mobilitazione per la Palestina culminata con il mese di acampada al pratone e con il corteo del 1 giugno,  che ha visto sfilare centinaia di student3 delle varie acampade in Italia e migliaia di persone.

 Se in questi mesi di mobilitazione la risposta del rettorato è stata di fermo respingimento delle istanze studentesche, in molti dipartimenti queste hanno fatto breccia dando vita ad assemblee informali di dipartimento tra student3, docent3 e ricercatric3, circa la possibilità di bloccare accordi di collaborazione con università israeliane e aziende belliche. A Fisica sono in atto accordi con Ariel, l’università dell’ omonima colonia israeliana in cisgiordania, a Lettere il dipartimento di scienze dell’antichità ha degli scavi aperti in collaborazione con le università israeliane in territori palestinesi. In facoltà come Fisica, Ingegneria e Lettere queste assemblee informali sono riuscite a portare il tema del boicottaggio accademico all’interno di assemblee formali di dipartimento, aprendo dunque non solo all’effettiva possibillità di un disinvestimento dagli accordi ma anche alla possibilità di portare una mozione congiunta interfacoltá di solidarietà al popolo palestinese al prossimo senato accademico del 24 giugno.

La risposta del rettorato é stata di forte ostruzionismo delle assemblee di dipartimento, obbligando di fatto i presidi di facoltà a spostare queste assemblee  nei giorni e nelle settimane successive al senato accademico.

A questo si è aggiunto una forte presa di posizione della rettrice Polimeni, che nonostante non abbia speso ancora nemmeno una parola di condanna per il genocidio in corso, in una lettera alla comunità studentesca condanna “gli attacchi al decoro” dell’università che avrebbe perpetrato chi oggi si schiera al fianco del popolo palestinese. 

Se la rettrice Polimeni si è espressa solo per criminalizzare student3, noi oggi chiediamo e lei: come si può parlare di decoro in una situazione simile ? come si può rimanere in silenzio? come si può continuare a decidere di voler essere parte di questo genocidio ? 

Noi non ci stiamo : ci vediamo lunedì 24 giugno alle 16.30 a piazza dell’Immacolata, per raggiungere in corteo il senato accademico in città universitaria.

Comunicato a firma di alcuni studenti e studentesse della Sapienza

ESTIRPIAMO LE RADICI DELLA GUERRA DALL’UNIVERSITÀ, PIANTIAMO IL SEME DELLA RESISTENZA 

(atto vandalico alla Sapienza, giugno 2024)

A Rafah si brucia, in Palestina si continua a morire, ma alla Sapienza l’urgenza sembra essere quella di condannare le scritte sui muri, delegittimare la protesta declassificandola ad “atti vandalici”. 

È comprensibile che chi stipula accordi con le industri belliche, chi ha affondato le radici della propria università nel terreno della guerra, non voglia riconoscerlo e così non non riconoscerà mai la legittimità a chi denuncia queste responsabilità. È comprensibile, e infatti non è altro che il riflesso dell’ipocrisia occidentale: si fanno concerti per la pace mentre si finanzia Leonardo s.p.a, si condanna la violenza della critica mentre si arma la guerra del colonialismo. È l’ipocrisia occidentale, che parla di dissenso purché rientri nei paletti del potere, purché non diventi opposizione, purché non trovi coerenza fra il pensiero critico e le azioni, cioè la realtà. Ecco spiegato il fenomeno “All eyes on Rafah”. 

È facile pensare che quello che accade in Palestina non dovrebbe succedere, più difficile è individuarne i responsabili in casa propria, più difficile è fare qualcosa per far sì che questo non accada. Non ci interessa dunque sapere chi chi sono lx autorx di questi atti, chi ha dato coerenza al proprio pensiero. Stiamo dalla stessa parte, siamo complici e solidali: abbiamo gli occhi su Rafah, il cuore in Palestina e il corpo qui in Italia. Pensiamo che in questo momento storico non si possa essere meri testimoni passivi bensì sia necessario esporsi, dare qualcosa così che nessunx debba dare tutto. Ognunx come crede, ognunx come lx è possibile, ma purchè sia esplicito e con un orizzonte unico: l’interruzione del genocidio e la liberazione della Palestina. 

Siamo con chi a Bologna ha bloccato i treni, con chi a Torino ha acceso un fuoco bloccando una strada, con tutte le città che contrappongo il conflitto alla pace sociale sporca di sangue.

È interessante notare come la “barbarie” per la Rettrice non è la pace entro cui si fa la guerra, cioè non è quel processo banale, ma quanto mai malefico, che fa della normalità universitaria una macchina che fomenta la guerra, ma i barbari sono gli incappucciati, è chi denuncia con scritte questa macchina, chi deturpa il “bene pubblico”. 

Quello che viene definito come “bene pubblico” (per lo più i muri bianchi) non è altro che il silenzio della guerra, la bella facciata con cui l’università si presenta all’esterno ma che all’interno è sporca di sangue. 

I barbari sono coloro che nel 476 d.C. hanno interrotto la pace sociale del dominio romano, facendone crollare l’Impero. Allora sì, se questo è il vostro impero noi staremo sempre con lx barbarx o lx vandalx..Da quando sono state tolte le tende tutto è tornato alla normalità, i muri puliti e l’università di nuovo bella pronta ad ospitare nuovx studentx. Se vogliono un’università bella e pulita, allora che sia pulita anche nello spirito, negli accordi, e non solo di facciata. 

Che prezzo ha l’ordine e il decoro dentro la nostra università? Quante armi costa alla nostra rettrice? 

Quantx palestinesi dovranno ancora morire affinché tutto venga mantenuto intatto, al suo posto, pulito? 

I muri bianchi, i prati inglesi, i cantieri in università o il proseguirsi delle lezioni non sono altro che la normalità di una pace sociale che in queste settimane è stata interrotta. Una pace che non è altro che il silenzio della guerra da un’altra parte del mondo. Finché questa pace coltiverà la guerra, non avremo altra scelta che il conflitto, con tutti gli strumenti possibili, per inceppare questa macchina di morte. Finché nel nome della pace verranno finanziati genocidi, firmati accordi con aziende di armi, rafforzata la repressione interna e difesa a tutti costi questa malsana normalità, noi saremo sempre dall’altra parte.

Comunicato student* della facoltà di ingegneria

lo si trova sulla pagina Instagram dell’Aula 2, alleghiamo link.

https://www.instagram.com/p/C8UTgJSsIGy/?igsh=MWlnenczc3RtNWFydw==

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