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Turchia: manifestazioni contro Erdogan infiammano il paese

Poche ore prima anche gli studenti e le studentesse del METU (Middle East Technical University) hanno contestato l’inaugurazione dell’autostrada che passa per il parco (era uno degli ultimi polmoni verdi della città), alla quale hanno partecipato anche il premier e altri funzionari. Alcune ore prima della cerimonia, la polizia ha blindato la zona, ma quest’intimidazione non ha scalfito la determinazione degli studenti e delle studentesse, i quali si sono comunque dati appuntamento davanti a una delle entrate del campus. Come d’abitudine, la polizia ha fatto uso di lacrimogeni, proiettili di gomma e idranti per respingere i manifestanti.

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La storia corre veloce. “Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati ed infine ridefinire il paesaggio”.

Facciamo il punto su questo lungo processo di trasformazione e ristrutturazione del capitalismo in una fase di crisi della messa a valore del capitale che ha portato a un’accelerazione globale in chiave bellica. La transizione egemonica alla quale stiamo assistendo mostra i suoi sintomi più evidenti ma non è né compiuta né scontata. Qual è il nostro compito oggi se non approfondire questa crisi?

La crisi dei valori dell’imperialismo può essere una leva per immaginare nuovi cicli di lotta? Quali sono i punti di forza del nostro agire per alimentare processi conflittuali capace di ambire a dimensioni di contropotere effettivo nella società?

Qualcosa bolle in pentola, l’Occidente è sprovvisto di idee-forza capaci di mobilitare le masse. Chi si immagina il popolo italiano pronto a prendere le armi per difendere la patria? Forse solo gli illusi e gli approfittatori che speculano su una propaganda vuota. Allora noi cosa abbiamo da proporre? La Palestina ci ha mostrato la possibilità di adesione di massa a un orizzonte di emancipazione collettivo. Cosa ci aspetta nel prossimo futuro?

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