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6 aprile. Valutazioni e prospettive di una giornata di lotta

Con questi cortei vogliamo sottolineare come gli attacchi speculativi per la messa a profitto delle risorse naturali, evidente strategia italiana per l’uscita dalla attuale crisi di sovrapproduzione, colpiscano indistintamente la salute di tutti e tutte.

Questa strategia è ben illustrata nel piano energetico nazionale varato del governo, in cui si identifica nella monnezza (nel concetto includiamo anche biogas e biomasse) una fonte primaria di produzione energetica, si disseminano ovunque rigassificatori e si liberalizzano le trivellazioni di idrocarburi. All’interno del Piano la speculazione trova nuova linfa grazie alla profusione di incentivi per piccoli e grandi affaristi (ivi comprese le mafie…) prelevati direttamente dalle tasche dei cittadini attraverso la bolletta elettrica e del gas.

L’attacco è complessivo; in uno scenario in cui da un lato siamo tutti e tutte sottoposti/e ad un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro, dall’altro ci troviamo a dover fronteggiare il proliferare di progetti inquinanti di tutti i tipi.

La mobilitazione del 6 Aprile nasce quindi in risposta ad una tale sistematica aggressione, di cui il progetto di inceneritore ad Albano, i piani di una nuova discarica a Monti dell’Ortaccio (di fatto un ampliamento di Malagrotta) ed il paventato inceneritore a gassificazione di Capua, non sono che tre esempi emblematici. Nei tre cortei sono confluiti numerosi comitati territoriali delle due regioni, nati attorno ad altre vertenze, che assieme hanno contribuito a costruire la giornata di lotta, primo appuntamento di un percorso che vuole portare alla costruzione di un fronte di lotta comune.

Nel mese di Marzo, per tre sabati consecutivi, il 16, il 23 ed il 30 si sono svolti tre cortei per opporsi a tre grandi opere inutili: il ponte sullo stretto di Messina, contro il progetto TAV in Val di Susa e contro le antenne MUOS di Niscemi. Come movimenti contro le nocività e le devastazioni ambientali di Lazio e Campania abbiamo rilanciato la mobilitazione verso una prospettiva di lotta che crescendo sui territori sia capace di grandi mobilitazioni unitarie intorno ad obiettivi comuni.

Per quanto diversi e geograficamente distanti, questi territori subiscono tutti il medesimo attacco. Attacco dettato da una strategia di uscita dalla crisi che fa della devastazione dei territori, spesso mal celata sotto il nome di “green economy”, la sua nuova frontiera e, da un punto di vista antagonista, un inevitabile terreno di conflitto.

Infine non bisogna sottovalutare come la battaglia contro discariche, inceneritori e biogas-biomasse vive in una dimensione provinciale o di periferia extraurbana, caratterizzate da una composizione sociale interessante ma non priva di criticità; una composizione che andrà’ sicuramente approfondita.

Per questi motivi crediamo che l’obiettivo di azzerare la produzione di rifiuti, e l’opposizione al loro utilizzo per la produzione di energia, vada declinato nel senso di una radicale critica del sistema produttivo.

Mercoledì 11 Aprile scadrà l’ennesima proroga di Malagrotta, la discarica più grande d’Europa che da ormai 30 anni raccoglie i rifiuti della città di Roma. La chiusura è imposta dalle sanzioni della Comunità Europea, quantificabili in 1mln di euro al giorno, sanzioni dovute al fatto che a Roma, il cosiddetto rifiuto tal quale, viene gettato in discarica senza esser prima sottoposto ad alcun tipo di trattamento. In questa situazione, per scampare una multa che comunque verrebbe pagata dai contribuenti, il ministro Clini ed il supercommissario Sottile si stanno facendo in quattro per adeguare la gestione del ciclo dei rifiuti alle linee europee. In altri termini cercano di costruire impianti di trattamento meccanico biologico (TMB), megainceneritori, come quello di Albano, e piccoli inceneritori, come gli impianti a biogas o bio-masse. Impianti che, oltre ad essere dannosi in sé per sé, necessitano sempre e comunque di discariche di supporto. Clini e Sottile speravano che, facendo “piccole” le discariche e “piccoli” gli inceneritori, aggiungendo la parolina magica “bio” qua e là, i territori li accettassero senza fiatare. Contrariamente alle loro aspettative, la situazione non ha fatto altro che promuovere ed incentivare un fiorire di lotte in tutto il territorio del Lazio, portando uomini e donne ad unirsi e lottare congiuntamente, come si è visto nella giornata di ieri.

Malagrotta: la storia infinita

Il 20 Marzo la sentenza del TAR ha confermato l’autorizzazione all’inizio dei lavori a Monti dell’Ortaccio, sito indicato a Dicembre da Sottile come nuova “temporanea”  discarica di Roma. Monti dell’Ortaccio si trova di fatto a 3 km da Malagrotta ed essendo peraltro dello stesso proprietario ( Manlio Cerroni con la sua Co.la.ri.),  ne costituisce a tutti gli effetti l’ampliamento. Nello stesso territorio, la Valle Galeria, oltre alla megadiscarica, sono presenti due inceneritori (di cui uno peraltro fermo dalla fine dei suoi costosissimi lavori), una raffineria ed un CIE.

Un territorio dove la disgregazione geografica e sociale,  nonché l’abitudine alla devastazione,  hanno sempre reso molto difficile la costruzione di forme di opposizione,  in cui le mobilitazioni popolari hanno sempre avuto carattere estemporaneo, laddove non si costruivano intorno all’arrivo del politico o dell’aspirante assessore di turno a caccia di voti. Eppure negli ultimi mesi si è costituita un’assemblea popolare aperta a tutti e tutte che è riuscita a convocare il corteo del 6, ad uscire dalle cosiddette argomentazioni nimby che avevano animato le proteste partitiche e ad unirsi agli altri territori in lotta.  Alla giornata hanno partecipato centinaia di persone.

La manifestazione convocata ha espresso e ribadito la lontananza dai partiti e l’orizzontalità che ne ha caratterizzato la costruzione. All’inizio la situazione non sembrava delle migliori, vuoi per la pioggia, vuoi per la presenza di fascisti che si sono presentati con caschi e bandiere. Questi ultimi sono stati in seguito disincentivati alla partecipazione da un cordone che in chiusura del corteo è riuscito ad isolarli. La manifestazione è continuata sino al sito di Monti dell’Ortaccio, aperta da un carretto con i simboli degli altri movimenti contro le nocività, dal NO TAV al NO INC passando per gli altri comitati laziali, con interventi da Albano a ribadire l’unità delle lotte e della giornata. Arrivati al sito, la giornata si è conclusa violando, simbolicamente, quello che è il non ancora avviato cantiere di Monti dell’Ortaccio.

La resistenza dei Castelli

Anche il progetto di inceneritore di Albano (a gassificazione come quello di Capua) nasce in seno al Co.La.Ri. di Manlio Cerroni, all’interno di una discarica che deturpa il territorio dei Castelli Romani da 30 anni. La lotta contro il megaimpianto va avanti da sette anni con alterne vicende, la vertenza legale del Coordinamento contro l’inceneritore ha però strappato nel 2009 un’importante vittoria: il blocco degli incentivi pubblici CIP6 senza i quali il cantiere non può iniziare. La mobilitazione popolare resta comunque forte e costante nel tempo, quella di Sabato era infatti l’undicesima volta che un corteo di alcune migliaia di persone attraversava le vie dei Castelli Romani ribadendo un forte NO ad inceneritori e discariche ed a tutte le bioschifezze annesse. Come a Malagrotta anche ad Albano in questi mesi assistiamo ad un’accelerazione delle procedure burocratiche, da parte della regione Lazio, che vorrebbero portare all’avvio dei cantieri. Ai Castelli, come a Malagrotta, è altresì forte la consapevolezza che ad un attacco sistematico portato da aziende (AMA, Acea, Cerroni) e istituzioni è necessaria una risposta popolare forte, organizzata e coordinata tra tutti i territori in lotta: da Fiumicino alla Valle del Sacco rigetteremo al mittente piano rifiuti e speculazioni.

In una situazione di crisi in cui la ristrutturazione del sistema capitalista non risparmia alcun aspetto della vita quotidiana, dalla casa, al lavoro ai territori,  riteniamo necessario un salto di qualtià: unire le lotte da chi il 6 Aprile ha occupato le case a chi ha combattuto per poter difendere e per potersi riprendere il proprio territorio, non per unire debolezze ma per moltiplicare le energie. E crediamo che questo mese di mobilitazioni diffuse non sia che un primo passo.

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