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Accanimenti Pro Tav, indole NoTAV

Non c’è altra ragione altrimenti per spiegarsi come mai questa mattina agenti in borghese siano andati a prelevare a casa un compagno, già vittima di restrizioni, alle 7:30 e l’abbiano tenuto in questura sino alle 11:00 circa solamente per notificargli una peggioramento  della sua misura restrittiva. Il compagno infatti aveva ancora l’obbligo di firma giornaliero (no gliela si poteva notificare durante la firma?) per i fatti del 1° maggio torinese, la famosa via crucis del sindaco Fassino, in cui una parte importante del corteo deviò da piazza san carlo per dirigersi sotto il comune e qui innalzare la bandiera NoTav e le effigi di alcuni compagni ancora agli arresti in quella data  per i fatti del maxi-processo ai NoTAV,

Ne seguirono pesanti cariche da parte delle forze dell’ordine e le immancabili denunce e misure cautealri per diversi compagni e compagne.

Adesso dalle semplici firme giornaliere  la procura ha chiesto gli arresti domiciliari ed il gip si è opposto porponendo però l’obbligo di dimora nel comune di San Remo (benchè ormai la residenza fosse a Torino da oltre tre anni) per il semplice fatto di essere stato presente ad una nuova occupazione a scopo abitativo con diverse famiglie sfrattate della nostra città.

Insomma per aver partecipato ad un’iniziativa che nulla aveva a che vedere con il TAV (o meglio forse investire quei soldi per rendere agibili le case popolari sfitte sarebbe utile) si chiede un peggioramento delle misure cautelari a carico di un NoTAV in quanto “incapace di astenersi dal commettere reati della stessa indole contro l’odiato “sistema””. Insomma difendere la terra della val susa da uno scempio annunciato  o  famiglie sotto sfratto buttate in mezzo alla strada nel pieno della crisi  sono reati della stessa indole, in tal caso non si può che esser sempre più orgogliosi di venir etichettati delinquenti.

Lo stesso giudice è poi ideatore di un’altra fantasia giudiziaria a carico di un altro NoTav che, finiti di scontare gli arresti domiciliari per gli stessi fatti del 1°maggio, di vede tramutare la misura in un obbligo di dimora a…. Bussoleno  pur non avevndo egli alun posto dove stare residenza o lavoro in quel posto in quanto residente a Torino dalla nascita.

Stesso giudice ancora, sempre sotto richiesta della stessa paranoica procura, nei confronti di una altro NoTav valligiano sembra calcolare a tavolino quando far finire una misura cautelare per  iniziare immediatamente dopo quella relativa ad un altro processo di fatto prolungando msiure cautelari all’infinito.

La procura insomma sembra seguire uno strano algoritmo per intimorire i NoTav, prima si pensa che sia importantissimo allontanarli dalla valle abusando di fogli di via o misure simili , ma poi forse è bene allontanarli anche dal capoluogo piemontese (a costo di relegarli in un circoscrittto comune della val susa stessa) e poi chissà magari dall’Italia o dal pianeta terra, siamo davvero all’assurdo.

Si rassereni la procura di Torino nel suo instancabile e continuo tentativo di diassuadere, abbiamo tutti la stessa indole, indole NOTAV!

A SARÀ DÜRA!

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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