InfoAut
Immagine di copertina per il post

Autostrade: stoppiamo i lavori perché la giustizia arriva troppo tardi.

In seguito alle mobilitazioni di questi giorni in Francia contro diversi progetti autostradali che andrebbero a distruggere interi territori e ecosistemi, ripubblichiamo un contributo apparso su Reporterre.net a proposito delle prospettive per la lotta contro questa tendenza del governo.

Il governo si rifugia nello “Stato di diritto” per giustificare la costruzione della A69 Castres-Tolosa. Ma, come per la circonvallazione di Strasburgo, la giustizia arriverà troppo tardi per fermare i lavori, avverte l’autore di questo articolo.

Bruno Dalpra è ecologista e membro del collettivo GCO Non Merci.

“Spero che il progetto dell’autostrada Tolosa-Castres veda la luce nel 2025”, ha dichiarato Jean Terlier, deputato della terza circoscrizione del Tarn, a France Bleu Occitanie all’indomani di un fine settimana di mobilitazione degli oppositori del progetto A69 (autostrada tra Castres e Tolosa).

Ha dichiarato: “Siamo ben consapevoli dell’impronta ecologica di una simile infrastruttura, ma alcuni abitanti sono favorevoli. Il progetto consiste nella costruzione di un’autostrada a pedaggio accanto a una strada nazionale esistente tra Castres e Tolosa. Costruire una strada in parallelo con un’altra, vede l’aberrazione?

“I lavori sono iniziati, siamo in uno stato di diritto: ci sono state regole e procedure e, ogni volta, la giustizia ha confermato questo progetto”, ha reagito Clément Beaune, ministro delegato ai Trasporti, a France Info lunedì 24 aprile. Perché il fatto di aver iniziato i lavori di questo progetto inutile dovrebbe giustificare il loro perseguimento? Questa si chiama “trappola dei costi sommersi”: nient’altro che una trappola.

Non dovremmo smettere di cementificare la terra?

La legge sul clima del 22 agosto 2021 ha riconosciuto la necessità di smettere di artificializzare il territorio. Questo non dovrebbe spingere i nostri leader politici a rivedere il loro modello di pianificazione territoriale e ad abbandonare la logica dello sviluppo su tutte le strade, laddove esistono alternative? In realtà, gli oppositori del progetto A69 si scontrano con lo stesso muro degli oppositori della circonvallazione ovest di Strasburgo (o “GCO”), quello di funzionari eletti e decisori sordi alle voci degli oppositori che cercano di proporre qualcosa di diverso.

Invocare “lo stato di diritto”, come fa il ministro, dovrebbe essere sufficiente per mettere a tacere e mettere tutti d’accordo. Ma non è così. Al contrario, bisogna fare di tutto per fermare i lavori di costruzione. In questo senso, il GCO è un caso da manuale. Spiegazione: sette pareri negativi al momento dell’inizio dei lavori, nel settembre 2018. Il tribunale amministrativo non ha sospeso i lavori durante l’udienza di sospensione sommaria, pur avendone i mezzi. Tre anni dopo, nel giugno 2021, ha esaminato il merito del caso. A luglio si è pronunciato a favore degli oppositori e ha richiesto ulteriori informazioni sugli aspetti ambientali, anche se il GCO era quasi completato. A novembre, il Conseil national de la protection de la nature (CNPN) e, a gennaio 2022, l’Autorità ambientale (AE) hanno nuovamente espresso parere negativo sulle misure compensative proposte dal concessionario (ottavo e nono parere negativo). A maggio, anche la Commissione supplementare d’inchiesta pubblica ha espresso un parere negativo (il decimo). Tuttavia, a luglio, la prefettura ha rilasciato una nuova autorizzazione unica corretta.

Nel gennaio 2023, il Tribunale amministrativo (TA) di Strasburgo ha riesaminato il dossier. A febbraio ha convalidato il progetto nonostante i dieci pareri negativi degli organi statali. Di fatto, ha convalidato un progetto già costruito e in funzione, pur riconoscendo la legittimità dell’azione degli oppositori che, secondo i giudici, hanno “corretto i documenti mancanti o incompleti nel fascicolo delle misure ambientali”.

“Bisogna fare di tutto per fermare i lavori dell’A69”.

In questo stesso tribunale, nel giugno 2021, il relatore pubblico aveva affermato che se i lavori non fossero iniziati, l’autorizzazione unica ambientale sarebbe stata annullata. Morale della favola: un progetto può essere fermato se e solo se i lavori non sono iniziati. E per chi pensa alla circonvallazione di Beynac, si tratta di un’eccezione. Ma la questione non sembra essere conclusa, perché il dipartimento si ostina.

Una moratoria per uscire dalla logica dei progetti stradali

Per evitare di mettere la popolazione e i rappresentanti eletti di fronte al fatto compiuto, ci sono delle soluzioni:

– fare in modo che il parere del Consiglio nazionale per la protezione della natura o dell’Autorità ambientale non sia più solo consultivo, ma abbia il potere di fermare i lavori;

– consentire alla giustizia amministrativa di essere più reattiva e di sospendere la legge in caso di sequestro, per evitare di avere opere concluse o quasi da pronunciare nel merito.

Oggi, nel 2023, almeno 7 progetti autostradali sono contestati e contestabili. Più di 70 progetti di infrastrutture stradali sono stati identificati dalla coalizione La Déroute des routes, di cui almeno 55 sono controversi, secondo un articolo di Reporterre. Secondo la coalizione, questi progetti valgono più di 18 miliardi di euro di denaro pubblico. Questi soldi potrebbero essere reindirizzati verso una mobilità più in linea con le questioni climatiche: bicicletta, car pooling, treni giornalieri, o sostenere, ad esempio, il telelavoro dove è possibile.

Di fronte all’emergenza ecologica, il Ministro dei Trasporti non può più rifugiarsi dietro lo “stato di diritto” per giustificare la costruzione della A69 Castres-Tolosa. Il progetto della circonvallazione ovest della A355 a Strasburgo dimostra che se le nostre istituzioni avessero lavorato nel rispetto delle regole, il progetto non sarebbe stato realizzato.

Quindi, per evitare che la storia si ripeta, insieme alla coalizione nazionale di quarantasette persone, la Déroute des routes chiede una moratoria su tutti i progetti di infrastrutture stradali in Francia, in attesa che vengano riesaminati alla luce delle strategie stabilite dallo Stato in termini di clima, ecologia e salute. La petizione ha già superato i 10.000 firmatari.

di Bruno Dalpra

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

CEMENTIFICAZIONECRISI CLIMATICAdevastazione ambientaleFranciano grandi operenotav

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Incendiato il Presidio di Borgone

Questa notte hanno dato fuoco al presidio di Borgone. E la prima cosa che sentiamo è la rabbia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

«No Data Center»: maxi scritta di Extinction Rebellion sull’edificio in cui dovrebbe sorgere il più grande data center d’Italia

Extinction Rebellion ha realizzato delle enormi scritte “No Data Center” sullo stabilimento dismesso dell’ex Ilte e appeso uno striscione con la frase “Fermare l’ecocidio”.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Fermare i cantieri per fermare i costi

Secondo il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, le mobilitazioni contro il Tav costerebbero allo Stato oltre 200 milioni di euro ogni anno. Una cifra che, a suo dire, deriverebbe dai mesi di fermo dei cantieri, dai costi della sicurezza e da tutte le spese «a cascata» legate alle proteste.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

La Francia si prepara all’atto secondo

Un’esplosione in termini di numeri, di atti significativi e di convergenze inedite. Inediti anche gli arresti che il regime di Macron ha portato a termine con il 17 ottobre 2026: il maggior numero di arresti avvenuti dal 17 ottobre 1961.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Raccolta di contributi e punti di vista sulle piazze del 17 ottobre: dalla Francia all’Italia

Di seguito apriamo una raccolta di punti di vista a nostro parere interessanti su quanto sta succedendo da una parte all’altra delle Alpi sul tema del carovita, della crisi sociale e della guerra.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

Diciotto mesi fa, dopo la pubblicazione del nostro primo articolo, “Su un terreno instabile”, abbiamo ricevuto numerosi commenti da parte di lettori tanto benevoli quanto perplessi: che farsene di queste analisi e, in fin dei conti, a che pro tutto questo arrovellarsi il cervello?

Immagine di copertina per il post
Formazione

Francia: continua la mobilitazione studentesca e si unisce al corteo del 17 ottobre

Questa settimana in Francia alla protesta studentesca si sono unite diverse università con la partecipazione di istituti che nella storia non hanno mai scioperato.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: un migliaio di persone in piazza della Scala contro lo sviluppo incontrollato dei data center

Un migliaio di persone si sono radunate sabato 10 ottobre in Piazza della Scala a Milano hanno risposto all’appello lanciato dalla Rete nazionale dei Comitati Stop Data Center e manifestato nel pomeriggio per esprimere preoccupazioni e denunciare le criticità che lo sviluppo di questi impianti hanno sul territorio, in primis lombardo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Gian Piero Godio: «Il “nuovo nucleare” è uguale al veccho. Meloni ha scelto un sistema energetico centralizzato» 

Il cosiddetto “nuovo nucleare” ricorre ancora alla fissione dell’atomo e continua a produrre scorie radioattive che si accumulano sul nostro territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana

Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Data center: incontro pubblico a Pavia

Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.​ ​

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La banalizzazione della montagna

Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.

Immagine di copertina per il post
Formazione

Blocchi nei licei in Francia: la protesta continua e si espande

Da meno di una settimana in Francia tutti i licei di periferia di Parigi e di altre grandi città sono bloccati dai picchetti degli studenti che, insieme a professori e assistenti all’educazione, hanno messo al centro la questione della formazione.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Giorgio è tornato a casa!

Giorgio era stato portato a scontare gli ultimi 40 giorni di condanna al carcere delle Vallette, dopo che il giudice di soverglianza gli aveva revocato le misure alternative per aver violato le prescrizioni impostegli: l’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno – era stato fermato a San Giorio – e il divieto di comunicazione, avendo risposto ad alcune telefonate.