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Brasile: Vittoria indigena nell’Amazonas

Raúl Zibechi. Quanto successo nell’Amazonas in quest’ultimo mese rappresenta un chiaro e contundente trionfo dell’umanità che resiste, non si arrende e non si vende.

Quattordici popoli che abitano le rive del fiume Tapajós sono riusciti a ribaltare la decisione del governo brasiliano di Lula, che privatizzava tre importanti flussi d’acqua: Tocantins, Madera e Tapajós.

Dopo 33 giorni di un affollato accampamento di fronte alle installazioni della multinazionale Cargill, a Santarem, Lula ha dovuto revocare il decreto che trasformava i fiumi in idrovie o corridoi dell’agro-negozio per il trasporto di grani per le grandi imprese dell’alimentazione. Lo ha fatto un giorno prima che fossero realizzate manifestazioni in quasi tutto il paese a sostegno dei popoli originari, qualcosa che anticipava un’ondata di proteste contro il suo governo.

Il progetto fa parte del programma di “destatizzazione” del governo Lula, che in questo modo si piega alle richieste del grande capitale consegnandogli tremila chilometri di fiumi. Sembra uno scherzo che sia il governo “progressista” quello si impegni alla privatizzazione, niente meno, che dia i fragili fiumi amazzonici che conservano la vita e la biodiversità. La crescita dell’economia è alla base di questi progetti, che sempre danneggiano i popoli e la natura.

Il capitale tornerà a ritentare. Ha già ottenuto enormi “avanzamenti” sotto i precedenti governi di Lula e di Dilma Rouseff, come la diga Belo Monte, un progetto faraonico della dittatura militare (la quarta idroelettrica più grande del mondo), che i popoli erano riusciti a rallentare. devia un importante fiume, il Xingu, fatto che lascia i popoli rivieraschi senza sostentamento. D’altra parte, le opere del fiume San Francisco portano le sue acque a più di 600 chilometri dal suo corso naturale, per irrigare le coltivazioni di frutta da esportazione del Brasile. C’è molto di più.

Ora la privatizzazione dei tre fiumi era un passo in più nella distruzione della maggiore selva del pianeta, per promuovere l’accumulazione di capitale accelerando la circolazione delle merci. La vittoria dei popoli merita una lettura che vada un po’ più in là di questo caso, ogni volta questo tipo di notizie non compare nei grandi media…

Il primo e più notevole aspetto è la determinazione e la fermezza dei popoli amazzonici, e più in generale dei popoli originari dell’America Latina. Essendo una parte molto piccola della popolazione del Brasile, sono in testa alle resistenze, mostrando il cammino agli altri settori sociali che si mostrano passivi o impotenti di fronte all’avanzata del capitalismo. In questa occasione, la resistenza ha attivato quattordici popoli dei più di cento che vivono nell’Amazzonia, ed era solo questione di tempo a che gli altri si unissero alla lotta.

Ci insegnano che non importa quanti siano se si è decisi e bene organizzati. Che la resistenza tenace ha la capacità di espandersi, perché la dignità continua ad avere alleati nonostante quanto stiamo vivendo nelle nostre società. Che si può vincere se mettiamo il corpo e non temiamo le conseguenze. In questa occasione, dobbiamo evidenziare il ruolo delle donne e delle e dei giovani, come sta succedendo in molte geografie.

Il secondo aspetto è che la resistenza ha superato le istituzioni, e più concretamente il ministero dei Popoli Indigeni presidiato da Sonia Guajajara e creato da Lula per addomesticare le resistenze. Il suo compagno di partito, il PSOL, Guilherme Boulos segretario della Presidenza, ha preferito conservare l’incarico piuttosto che mantenere la sua promessa di consultare i popoli. Questo ci insegna che tutto il sistema politico, dalla destra di Bolsonaro fino alla sinistra “radicale” del PSOL, sono complici del capitale.

Da ultimo, noi popoli e movimenti dal basso di tutto il mondo dobbiamo seguire con attenzione tutte le lotte, perché loro non solo ci insegnano che “sì si può”, ma che ci segnano anche i cammini che ciascuno dovrà adattare alla sua propria geografia. Non abbiamo manuali né libri che ci dicano come affrontare questa tormenta. Solo le resistenze e le ribellioni ci mostrano il cammino.

25 febbraio 2026

Desindormémonos

da Comitato Carlos Fonseca

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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