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I burabacio

Per una volta come redazione facciamo una cosa che ci eravamo ripromessi di fare solo la domenica, ovvero pubblichiamo un articolo di Finimondo, blog di alcuni nemici del mondo tutto, professori dell’estetica dei gesti, millantatori delle miccette che fanno “puff” ovunque, nonché frustrati dalle mancate rivolte individuali.

Pubblichiamo l’articolo in questione perché in poche righe racchiude tutto il disprezzo che gli autori hanno per i movimenti reali e nello specifico per il signor movimento No Tav, come lo chiamano loro.

Sempre in cattedra a giudicare tutti, questi alfieri dell’anarco-nichilismo sputano sentenze sulla valle di Susa, sui suoi metodi, sulle sue lotte, sull’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena, disprezzando a fondo le caratteristiche di un movimento popolare capace di durare oltre vent’anni praticando conflitto reale e mettendo più volte in difficoltà la macchina del Tav.

Ci dispiace che talvolta i media confondano un termine così ricco come quello dell’insurrezione con le sfighe di costoro. A parere nostro la “sovversione” è un processo di trasformazione e non ha nulla a che vedere con i deliri individuali di questi quaquaraquà.

Il sabotaggio è una pratica seria che non può aspettare i fan di due cavi bruciati, se no a questo punto avremmo già la Torino- Lione funzionante a pieno regime.

Ma tanto a loro che importa, gli interessa solo mantenere accesa la fiammella sempre più tenua del prossimo gesto individuale che saprà guadagnarsi qualche prima pagina dei tanti disprezzati giornali…fino a qualche annetto fa andavano in estasi per i petardoni postali che qualche rintocco facevano, ora per qualche straccetto imbevuto di benzina inneggiando alla rabbia generale…chissà che Finimondo!

ps. Ravachol o Renzo Novatore si rivolterebbero nella tomba ad avere degli epigoni simili.

pps. burabacio=spaventapasseri

ecco l’articolo in questione:

A stormo!

Il Tav è ovunque, purtroppo. La Valsusa no, per fortuna. Chi vuole opporsi al Tav lo può fare dappertutto; non occorre che vada in Piemonte. Non è necessario che parta e torni insieme a sindaci, non è necessario che condivida polenta con parlamentari, non è necessario che applauda magistrati. Non è necessario che diventi politiglotta per comunicare con animali politici vari all’interno dello zoo assembleare. Lo può fare da solo, o con chi vuole. Con chi ama e stima, non con chi tollera e sopporta. Dove e quando vuole, non nei luoghi e nelle scadenze segnate sull’agenda militante. Basta un po’ di immaginazione e di determinazione.

Il Tav è ovunque, e lo è da molti anni ormai. E da molti anni e dappertutto è anche la possibilità di colpirlo. Come infatti è avvenuto, negli anni, un po’ in tutta Italia. E come sta accadendo ancora oggi. Oggi più di ieri? Chi può dirlo? Di sicuro oggi i media stanno dando grande risalto a queste notizie, a differenza di ieri. Il che può aumentare le probabilità di generalizzazione. Meglio così. Ma avendo chiaro che la significatività di un atto non è data dal suo share televisivo, né dalla sua condivisione (to share, appunto) cittadina. Altrimenti dovremmo essere grati ad un Erri De Luca per aver pubblicamente sostenuto la necessità del sabotaggio, ed agli stessi giudici del Tribunale di Torino per non averlo condannato lo scorso 17 dicembre come atto di terrorismo. Come se fosse merito loro il ritorno del sabotaggio, quel sabotaggio che nel corso degli ultimi anni era stato scomunicato e rimosso da tanti, troppi sovversivi a corrente alternata.

Il Tav è ovunque e sabotarlo è facile e alla portata di tutti gli ardiri e gli ardori. Ciò che sta accadendo in questi ultimi giorni ne è l’ennesima riprova. Come già accaduto più volte in passato, basta un rintocco per provocare un riverbero che potrebbe a sua volta tramutarsi in stormo. Riverbero a distanza, non contagio diretto. Ispirazione individuale, non complotto collettivo. Fantasia singolare, non strategia comune. È quanto potrebbe accadere nel prossimo periodo, facendo finalmente uscire la lotta contro il Tav dai ristretti confini di una civile vallata per estenderla ad un paese caotico. E se non è la rivendicazione specifica di una lotta che deve diffondersi ma la sua modalità, ebbene, che questo sia: che sia il sabotaggio a diffondersi ovunque, non la legittimità della politica. Che sia tutta questa società a venire bloccata, non solo un treno troppo costoso e nocivo.

E quando questa corrente cesserà di essere continua per ritornare ad essere alternata, quando i media ripristineranno il mussoliniano silenzio sui fatti accaduti, quando il calcolo della politica riprenderà il sopravvento sull’eccesso della rabbia, anche allora, come sempre, basterà un po’ di immaginazione e di determinazione.

Ed un altro, nuovo rintocco.

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