InfoAut
Immagine di copertina per il post

Lettera agli imputati Notav

 

LETTERA AGLI IMPUTATI NO TAV

Cari compagni e compagne,

Siamo alcuni imputati di Milano del processo No Tav. Abbiamo deciso di inviarvi questa lettera per condividere delle riflessioni avute durante alcuni incontri a Milano con altri compagni.
Vorremmo che questa discussione, appena avviata, venisse condivisa il più possibile e che chiunque possa contribuire, nonostante la lontananza fisica.
La vastità territoriale e numerica delle persone colpite non devono essere un ostacolo al tentativo di arrivare uniti al processo. Questa volontà di unità non significa sottostare a una linea comune da seguire ma elaborare costantemente riflessioni sulle scelte processuali, sui meccanismi repressivi e sulle possibilità di difesa.
L’intento è di trovare un equilibrio tra il piano tecnico di difesa e il piano politico in modo non esclusivamente difensivo, ma teso al rilancio della lotta. In questi cinque mesi, la difficoltà portata dalle diverse custodie cautelari ha ostacolato un reale confronto.
La repressione produce isolamento e paura, che talvolta portano ad automatismi: ad esempio il meccanismo di delega di alcune scelte agli avvocati o l’incapacità di vedere questo processo come politico, con possibili risvolti positivi.
Leggiamo l’operazione giudiziaria non come un attacco a dei singoli atti delittuosi, ma come un attacco a tutto il movimento No Tav. Esso ha sempre saputo compattarsi e unirsi pur nelle sue profonde differenze interne. Allo stesso modo auspichiamo un’assunzione maggiore del processo da parte di tutti.
Abbiamo valutato che il dibattimento possa essere un’occasione per portare la lotta contro il Tav al dì fuori del suo contesto territoriale. Pur consapevoli dell’ostilità del terreno giudiziario, siamo sicuri che i No Tav sapranno muoversi con destrezza anche in questo ambito.
Crediamo infatti che il processo sia parte integrante della lotta No Tav e non qualcosa di periferico. Visto che inizierà in concomitanza con il campeggio estivo in valle, invitiamo tutti, imputati e non, a pensare come questi due momenti possano collegarsi. Anche se fisicamente gli incontri saranno difficili a causa delle misure cautelari, vorremmo che questa lettera fosse l’inizio di una corrispondenza che porti ricchezza ai momenti di lotta estivi.
Alleghiamo a questa lettera un documento che approfondisce alcuni punti di discussione.
Un abbraccio caloroso a tutti e tutte.

Per scriverci:
Mirko LAVEZZOLI
via Borsi 10
20143 Milano

party@inventati.org

______________________________________________________

PROCESSO NO TAV

L’operazione giudiziaria del 26 gennaio scorso, secondo le parole del procuratore capo di Torino Caselli, ha voluto colpire dei singoli fatti delittuosi e non il movimento No Tav nel suo insieme. Il reale tentativo è stato quello di isolare dal proprio contesto i fatti del 27 giugno e del 3 luglio, depoliticizzare quelle giornate, colpendo chiunque si trovasse fisicamente ad affrontare la polizia per difendere la Libera Repubblica della Maddalena prima e per cercare di riprenderla poi.

“Portare la valle in città”

La solidarietà agli arrestati si è diffusa in tutta Italia confermando che la lotta No Tav non è solamente una lotta locale, ma trae la sua forza dal collegamento e dalla vicinanza con le altre lotte.

Il movimento No Tav ha assunto la questione repressiva come già aveva fatto dopo il 3 luglio, quando una campagna mediatica si era scatenata per costruire l’identikit del black bloc sbarcato in Val Susa per attaccare la polizia.

Il “siamo tutti black bloc” seguito dal “si parte e si torna insieme” da semplici slogan sono diventate pratiche e modalità condivise. Così anche nella fase processuale, momento particolarmente delicato, è necessario che si rivelino in tutta la loro forza, in quanto patrimonio collettivo.

Il fatto che la maggior parte degli arrestati non fossero abitanti della Val Susa ha provocato l’effetto opposto rispetto a ciò che si auspicavano i magistrati. Dopo gli arresti sono state innumerevoli le azioni di solidarietà diffuse in tutta la penisola e oltre, dai blocchi stradali alle occupazioni di stazioni, passando per i benefit e gli incontri pubblici a sostegno della lotta. Il collegamento del movimento No Tav con il resto del paese si è reso ancora più evidente, ancora più intenso.

Il processo è parte della lotta No Tav

Non sono solo la vicinanza e la solidarietà attiva agli arrestati a fare del processo una parte della lotta No Tav. E’ necessaria un’assunzione da parte di tutti, un’elaborazione comune delle pratiche e delle parole giuste per affrontare ogni fase processuale. Serve un collegamento tra i momenti giuridici, che si reggono su un terreno a noi ostile, e il ritmo della lotta stessa. L’intensità raggiunta con le esperienze vissute durante le varie fasi della lotta costituisce una risorsa preziosa che non possiamo permetterci di disperdere.

Mentre il processo inizierà il 6 luglio, un campeggio sarà già presente in valle, creando un spazio d’incontro dove intensificare i legami già esistenti e conoscere nuovi compagni. La circolazione tra questi due ed altri momenti sarà un’occasione per rafforzare il movimento e trasformare l’operazione repressiva, lanciata dalla magistratura, in un boomerang che le si rivolga contro.

Subire un arresto, dover passare mesi in carcere, sentire la mancanza di un compagno, un amico indispensabile per la lotta ha un peso enorme sulla forza del singolo e della collettività che gli è vicino. D’altra parte sono i momenti difficili a svelare quanto di politico nasconde un’amicizia, quanto è forte e indissolubile prendere dei rischi insieme, stringersi per non sentirsi soli a subire la repressione. Il volto del potere non assume i tratti di un’astratta figura che dirige e impone dall’alto, come un moderno Leviatano, ma è qualcosa di molto più familiare fatto di funzionari che ci negano permessi, poliziotti che ci svegliano nel cuore della notte, comportamenti che a volte noi stessi riproduciamo e dispositivi che ci tengono divisi.

Dagli arresti del 26 gennaio le misure restrittive sono state dure, tenendo ancora in carcere quattro compagni a distanza di quasi cinque mesi, censurando le corrispondenze, respingendo richieste di permessi. L’accanimento repressivo dimostra quanto la lotta No Tav faccia paura, perché capace di rendersi offensiva e non solo resistente, continuativa ma anche attraversata da momenti di accelerazione.

 

IPOTESI SU UNA DIFESA COLLETTIVA

A Milano alcuni imputati del processo No Tav si sono incontrati con altri compagni per iniziare a confrontarsi su come affrontare il processo che inizierà il 6 luglio al tribunale di Torino.

La volontà di costituire un’unità al processo, non è solo una scelta di difesa ma una possibilità d’attacco, in quanto l’obiettivo della giustizia, come già avvenuto con l’operazione repressiva, è quello di dividerci. Per questo le scelte individuali o le deleghe non consapevoli agli avvocati rischierebbero di depotenziare la difesa collettiva e di prestare il fianco all’accusa.

Unità non vuol dire uniformarsi ad una linea monolitica di difesa o cadere in un frontismo neutro che annulli le divergenze, ma significa arrivare compatti pur nella diversità di posizioni e di sensibilità. L’eterogeneità non deve essere un ostacolo: può diventare un’occasione per elaborare insieme le scelte su ogni passaggio processuale. Il processo dovrebbe essere affrontato con la stessa attitudine con cui il movimento No Tav è riuscito a rimanere compatto nelle sue differenze, anche nei momenti difficili. Così come parte e si torna insieme nei boschi della Clarea, e tra i guardrail dell’A32, con lo stesso spirito dobbiamo affrontare l’infame aula del tribunale.

Difesa comune significa confrontarsi il più possibile tra imputati e avvocati sulle scelte da fare, allargando la presa in carico del processo a tutto il movimento No Tav. Fondamentale è il collegamento con le prossime fasi della lotta, portando tutta la forza che il campeggio saprà esprimere all’interno del tribunale.

Scegliere il rito ordinario è un’occasione per collegare le fasi processuali con la lotta. Andare a dibattimento, portare testimonianze ed elementi difensivi significa entrare in un terreno ostile non come soggetti passivi che attendono il giudizio, ma prendendo parte al processo con lo spirito combattivo che caratterizza il movimento No Tav. Rinunciare a questa opzione e fare la scelta del rito abbreviato preclude ogni possibilità di rendere questo processo un’occasione politica e di rilancio della lotta. Oltre che esporre se stessi e gli altri a rischi maggiori, questo confermerebbe la tesi dell’accusa di trovarsi di fronte ad un movimento frammentato.

Pur consapevoli delle difficoltà soggettive ed emotive che attraversano gli imputati, la posizione più forte che possiamo sostenere è che davanti ai giudici non ci saranno degli individui chiamati a rispondere delle loro azioni, ma un intero movimento di lotta che non si è fermato davanti alle cariche e nemmeno davanti ad arresti e processi.

L’intenzione di questo documento è proporre una discussione rispetto al processo, alle scelte tecniche e un confronto per non arrivare divisi in aula, per non partire già rassegnati alla condanna.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

notavprocesso

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

25 luglio: in marcia verso i cantieri della devastazione

Quindici anni fa, il potere politico ed economico decise di trasformare la Val di Susa in una zona di sacrificio e in un laboratorio di militarizzazione per imporre un’opera già rifiutata dall’intera comunità nel 2005.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Seconda giornata del weekend di lotta No Tav: confronto, socialità e preparativi per l’Alta Felicità

Prosegue il Campeggio di Lotta No Tav al presidio di Venaus. Dopo la prima giornata, aperta dall’inaugurazione del nuovo sito di notav.info dall’iniziativa di lotta a San Didero, il secondo giorno è stato dedicato al confronto politico, alla socialità e alla presenza nei luoghi della resistenza.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

1° giorno di Campeggio di lotta: da Venaus a San Didero

Si è concluso ieri sera il primo giorno del Campeggio di Lotta No Tav, appuntamento estivo che ogni anno anima la Valle e desta sempre grande preoccupazione per la controparte.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

No Tav: estate di mobilitazione in Val Susa, dal campeggio di lotta all’Alta Felicità

Sarà un’estate di mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa con una serie di appuntamenti che accompagneranno le prossime settimane. Si parte dal 17 al 19 luglio con il tradizionale Campeggio di lotta a Venaus, tre giorni di iniziative, dibattiti e momenti di presidio nei luoghi simbolo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Tre giorni in Basilicata a Luglio su energia, territori e resistenze

Riceviamo e pubblichiamo un invito a partecipare a tre giorni in Basilicata a Luglio: “Spinoso Piazza di Energia Civica: Petrolio, Salute, Democrazia”

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La “giusta misura” della propaganda di la Repubblica per Telt

Confessiamo una certa invidia. Non capita tutti i giorni di vedere un reportage trasformarsi, senza quasi che il lettore se ne accorga, in un opuscolo promozionale.

Immagine di copertina per il post
Culture

10 Anni di Festival Alta Felicità: costruiamoli insieme!

24- 25 E 26 LUGLIO: FESTIVAL ALTA FELICITA’ 2026 – 10 ANNI DI MUSICA, SOCIALITA’, CULTURA E RESISTENZA
Costruiamo insieme la decima edizione del Festival Alta Felicità!

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Cascina Spiotta: a 51 anni dai fatti si chiude il processo. 6 anni per Azzolini, prescrizione per Curcio e Moretti

Sei anni di carcere in continuazione con un’altra condanna per Lauro Azzolini, prescrizione per Renato Curcio e Mario Moretti. Sì è chiuso così oggi, martedì 7 luglio, ad Alessandria il processo dopo oltre 50 anni dai fatti di Cascina Spiotta.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Crisi climatica: il peso del consumo di suolo e il costo umano delle isole di calore. Intervista a Paolo Pileri

Ancora caldo estremo in Europa, soprattutto in Spagna, alle prese oggi con temperature fino a 44 gradi tra Aragona, Catalogna e Valencia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Sull’ennesimo rogo nell’area industriale di Lamezia

L’ennesimo rogo che colpisce l’area industriale di Lamezia non è un incidente da archiviare come una tragica fatalità.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Torino: otto condanne nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025 dopo l’omicidio di Ramy

8 condanne oggi a Torino nel processo di primo grado per il corteo del 9 gennaio 2025, dopo l’omicidio poliziesco nella vicina Milano di Ramy Elgamy, con duri scontri al Commissariato di polizia Dora Vanchiglia e al Comando regionale dei carabinieri.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Cascina Spiotta, il processo e la storia 1/continua

Le Brigate rosse avevano una struttura organizzativa piramidale dominata al vertice da una cupola onnisciente e che tutto decideva?

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Da Zvernec alla Val Susa: stesso modello imposto stessa lotta

Sono immagini familiari a chi vive in Val di Susa quelle che arrivano dall’Albania, dalla spiaggia di Zvërnec e dall’area protetta di Vjosa-Narta.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Alta velocità in Val Susa. Gallerie naturali e gallerie artificiali: l’ossessione per i buchi che conduce a un pozzo senza fondo. / Parte seconda: Rivoli-Rivalta

La passeggiata informativa di Avigliana sul progetto alta velocità di RFI ha passato il testimone a quella svoltasi domenica 19 aprile tra Rivoli e Rivalta, altro tratto ampiamente interessato dall’opera.