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Liguria: cittadini e sindaci insieme contro il rigassificatore di Vado Ligure

In Liguria, sindaci e cittadini promettono battaglia contro il ricollocamento della nave rigassificatrice Golar Tundra, che si trova attualmente a Piombino, nella rada di Vado Ligure, previsto per il 2026.

di Stefano Baudino, da L’indipendente

I sindaci del comprensorio, negli scorsi giorni, hanno infatti sollevato una protesta in seguito all’incontro avuto in Regione lo scorso 17 ottobre con la Struttura Commissariale e i tecnici di Snam – che detiene la proprietà del rigassificatore -, affermando di non aver ricevuto dalla controparte gli approfondimenti richiesti sul suo impatto ambientale. Nel frattempo, l’associazione e organizzazione politica ligure Linea Condivisa ha depositato ufficialmente le proprie osservazioni al Ministero dell’Ambiente, al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Regione Liguria esprimendo preoccupazione riguardo alle conseguenze negative che l’arrivo del rigassificatore potrebbe produrre a livello ambientale ed economico. A Noli (Savona), durante le finali delle Golden Trail World Series, proprio nei punti di passaggio della gara internazionale andata in scena tra il 18 e il 22 ottobre, sono poi spuntati diversi striscioni recanti scritte come “No al rigassificatore e per la difesa del mare”, “Save ocean life” e “Che sia tramontana o libeccio fuori la nave che fa ribrezzo”.

A margine della riunione del 17 ottobre, i rappresentanti delle amministrazioni di Bergeggi, Spotorno, Noli e Vezzi Portio avevano pubblicamente convenuto sul fatto che Snam non avesse ancora svolto «gli approfondimenti necessari» che li mettessero nella condizione di «portare a casa delle risposte» sulla questione del rigassificatore. Uno dei principali protagonisti della protesta contro il progetto è il consigliere regionale di minoranza Roberto Arboscello (Pd), il quale ha apertamente accusato la Struttura Commissariale della Regione di alterare la verità in merito all’andamento del dialogo sul rigassificatore con i sindaci dei Comuni dell’area. Lo stesso aveva peraltro fatto, la settimana prima, la CGIL Savona, che aveva criticato la Regione per non aver riportato il suo parere contrario al progetto in un comunicato ufficiale. “Quattro sindaci – ha raccontato il consigliere Arboscello in una nota – partono dal Golfo dell’isola e ai recano a Genova (con i loro tecnici) per un incontro con la struttura commissariale e Snam. Esigono risposte ai tanti quesiti riguardo la tutela ambientale e la biodiversità di uno dei siti più pregiati del territorio nazionale. Ottengono risposte vaghe, lacunose, “la solita solfa” che viene ripetuta da mesi. Nessuna risposta alle loro domande. Sono amareggiati, delusi e preoccupati. Denunciano il fatto ai giornalisti che li contattano. Esce invece un comunicato della struttura commissariale in cui invece si evince che tutto è andato bene, che l’Area Marina Protetta verrà tutelata, che l’incontro è stato esaustivo”. Il sindaco ha concluso: “Basta raccontare la ‘vostra verità’, una verità che esiste solo nella vostra immaginazione”.

Un paio di giorni dopo, l’associazione Linea Condivisa, con il contributo del prof. Maurizio Würtz, biologo marino, già ricercatore e docente di biologia e monitoraggio dei cetacei all’università di Genova e membro del gruppo di lavoro UE “Mediterranean High Sea Governance”, ha messo nero su bianco le proprie considerazioni sul progetto, provvedendo a inviare quanto redatto al governo e alla Regione Liguria. Tra le principali criticità riscontrate, vi sono “l’inquinamento marino” dovuto alla “forte industrializzazione” dell’area, il nefasto “impatto ambientale” a causa dell’“aumento del traffico di navi metaniere” e il “rischio di incidenti” in occasione delle operazioni di rigassificazione. Una lente d’ingrandimento viene posta anche sui potenziali effetti deleteri sull’economia locale dovuti alle “restrizioni alle navi turistiche e commerciali”, nonché sull’“incentivazione del gas naturale liquido” e sulla “mancanza di competenze nei processi di valutazione d’impatto ambientale” all’interno degli studi Via dei progetti nella regione Liguria, che “impattano sull’equilibrio ambientale del mare”.

Sulla ricollocazione della Golar Tundra – che ha una capacità di stoccaggio pari a 5 miliardi di metri cubi all’anno e una lunghezza di 292 metri per 43 di larghezza – è stato messo il timbro lo scorso 18 luglio dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e dall’ad di Snam, Stefano Venier. Sulla base dei piani del governo, la nave dovrebbe restare a Piombino fino al 2025 ed essere poi trasferita di fronte alla costa ligure nella seconda metà del 2026, dove dovrebbe rimanere almeno 17 anni. Lo scorso 10 settembre, migliaia di persone – cittadini comuni, attivisti ambientali, operatori turistici e albergatori – si erano radunate sul litorale ligure formando una catena umana, in un tratto di costa di circa 15 chilometri tra Savona a Spotorno, per manifestare contro l’arrivo del rigassificatore. La partecipatissima dimostrazione aveva coinvolto un centinaio di stabilimenti balneari.

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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