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Pedemontana Veneta: cemento e acciaio scadenti bloccano i lavori

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Materiali scadenti, forniture truccate e crolli, ecco cosa ha portato la Procura di Treviso a bloccare i lavori della galleria tra Castelgomberto e Malo della superstrada Pedemontana Veneta.

L’inchiesta oltre a iscrivere nel registro degli indagati numerosi responsabili della costruzione dell’opera, impone lo stop alla ribattezzata “galleria di burro”. Ne rivela inoltre uno scenario inquietante sull’uso di materiali scadenti in tutta l’opera alla cui inaugurazione (dei primi 7 km), aveva partecipato lo stato maggiore della Lega con Salvini in testa tra le proteste di chi si oppone alla Pedemontana.

L’inchiesta rivela una realtà da sempre denunciata dai comitati territoriali contro l’opera, e ha il sapore di un intervento in extremis per evitare scenari simili a quelli appena trascorsi del ponte Morandi di Genova.

In sostanza venivano utilizzati cemento, acciaio e pvc, di qualità inferiore a quella dichiarata a progetto, e nonostante la galleria iniziasse a cedere già durante la costruzione i lavori continuavano, con la giusta preoccupazione degli operai. Va ricordato che nel 2016 a causa di un crollo sempre nei cantieri della maxi-opera veneta era morto un operaio.

Il progetto della pedemontana veneta prevede 38 gallerie e 16 viadotti, per un percorso di poco meno di un centinaio di chilometri. Tonnellate di cemento e asfalto che rubano suolo e compromettono le falde acquifere, in un disastro ambientale pari in dimensioni solo al suo corrispettivo economico e finanziario. Infatti l’opera, commissionata per consorzio a privati con denaro pubblico, dovrebbe ripagarsi con i pedaggi e più verosimilmente tassando i veneti, visto che le previsioni di traffico sono completamente sballate e difficilmente verranno rispettati i tempi di costruzione.

Oltre a confermare la giustezza della battaglia dei comitati veneti No Pedemontana, i fatti di questi giorni, dimostrano come la Lega sia completamente integrata nel sistema di interessi del partito del cemento sia in Veneto che nel resto del nord Italia. Le grandi opere sono un affare redditizio e Salvini l’ha imparato da tempo ormai, in tutta la cosiddetta “padania” si è oramai accaparrato un posto di rilievo nel partito del tondino e del cemento. Il fiore all’occhiello delle grandi opere leghiste si scioglie come burro al sole e si può solo immaginare quante vicende simili si verificano e si verificheranno grazie allo Sbloccacantieri.

 

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pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

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