InfoAut
Immagine di copertina per il post

Riflessioni a caldo sul lungo weekend NoTav

Ripubblichiamo un altro interessante contributo riguardante le ultime giornate di lotta trascorse in Val Susa.

Sono stati giorni intensi quelli trascorsi da venerdì 19 in poi: una passeggiata in Val Clarea (uno dei tanti appuntamenti estivi per il movimento NO TAV) trasformata in una caccia all’uomo per i boschi della Valle, con il supporto degli immancabili gas lacrimogeni, che è continuata in fermi, pestaggi, molestie ai danni delle centinaia di persone che stavano partecipando al corteo notturno. Ieri si è chiuso un primo capitolo: delle 9 persone inizialmente fermate, 7 hanno affrontato un processo per direttissima e nessuno di loro è stato condannato a passare l’estate e i mesi a venire in un qualunque carcere italiano, nonostante l’accanimento della Procura torinese e dei pennivendoli vari, che sembravano nient’altro che la caricatura di se stessi inventandosi definizioni e ribaltando la realtà.

Si è chiuso solo un primo capitolo perchè Ennio, Matthias, Piero, Alberto, Luke e Marcello sono stati condannati ai domiciliari, mentre Gabriele all’obbligo di dimora. Non possiamo comunque cantar vittoria, anzi, quello che pretendiamo da Napoli è la loro completa libertà, così come lo pretendono i compagni da tantissime città che in questi giorni, seppur lontani fisicamente dalla Valle, hanno espresso solidarietà e complicità.
Al netto di ciò ci vengono da fare due riflessioni e da socializzare un po’ di ragionamenti fatti anche in passato.

Perché si accaniscono così tanto sul movimento NO TAV e su chi lo appoggia?

Quello che è certo è che i contenuti radicali portati avanti dal movimento -che rivendica istanze anticapitaliste, contro i profitti e gli interessi di pochi-, affiancati ad un profondo radicamento nella “società” valsusina fanno tremare chi muove i fili del potere. Se a questo si aggiunge la tenacia e la resistenza del movimento (sono 20 anni che va avanti), il fatto che questo sappia alternare e far convivere pratiche diverse e che anche le più “estreme” vengano rivendicate da “grandi e piccini” (e nei casi peggiori anche se non condivise, vengono comunque considerate “legittime”), beh, forse hanno dei buoni motivi per preoccuparsi, e sono motivi totalmente diversi da quelli che fanno emergere sulle varie testate giornalistiche, in cui criminali da tastiera fanno di tutto per dividere il movimento, isolarlo, provare ad isolarne almeno una parte, delegittimarlo, farne un mostro da sbattere in prima pagina.

In Valsusa si gioca una partita che parte da un treno (e tutto quello che strettamente comporta: speculazione, distruzione del territorio, spesa massiccia e inutile di soldi pubblici che potrebbero essere usati per altro) e si spinge ben oltre. La lingua del movimento NO TAV parla a tutti quelli che si oppongono allo stato di cose presente e che con ogni mezzo necessario hanno intenzione di sovvertirlo, di abolirlo. E’ per questo che nonostante la specificità e, per certi versi, la non riproducibilità pedissequa di quella lotta, travalica comunque i confini territoriali e spinge moltissimi a solidarizzare, qualcuno a studiarne e utilizzarne il metodo, qualcun altro a voler partecipare in prima persona. Tanti modi per rafforzare il movimento della Valle e per tentare di rafforzare le proprie lotte diffuse e articolate nelle varie città, ancora troppo deboli, isolate, magari talvolta un po’ ripiegate su se stesse o non ben centrate (ma questa è un’altra storia). Un avanzamento in Val Susa, contro il TAV, significa, potenzialmente, un avanzamento per tutti. Loro lo sanno, e per questo non cedono su un progetto dichiarato apertamente inutile.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: visto che la posta in gioco è abbastanza alta, hanno deciso di investirci e fare della Val Susa un laboratorio di repressione, una repressione che diventa, col passare del tempo, sempre più “normalizzata” (su più livelli: nello scontro di piazza, nel tipo di accuse, condanne o provvedimenti contro chi partecipa alle proteste, nella propaganda, nella militarizzazione dei territori, nel creare a tavolino e gestire “stati d’emergenza”…).

E spesso nel teatro della sperimentazione-studiata a tavolino ci scappa, per così dire, anche la barbarie. Ci sembra d’obbligo soffermarsi sull’episodio raccontato e purtroppo vissuto da Marta, compagna arrivata da Pisa, inizialmente tra i 9 fermati e poi denunciata a piede libero. Una storia nella storia che nel suo sviluppo diventa sempre più tremenda: è sempre venerdì 19, e anche lei vive i fatti raccontati precedentemente, passeggiata-cariche-lacrimogeni-pestaggi-il fermo, fino a quando si aggiunge qualcos’ altro: en passant, la polizia decide anche di molestarla e rivolgerle insulti sessisti.
La tragedia diventa ancora più tragica e la barbarie più barbarica quando il Senatore Stefano Esposito sminuisce l’accaduto sostenendo non solo che le manganellate se l’è meritate, ma che ha inventato le molestie subite. Qualcuno, in buona fede, si è chiesto cosa c’entrasse questo con la violenza di genere. “Se Esposito avesse parlato di qualche altro ragazzo fermato non si sarebbe rivolto comunque così?” Pensiamo proprio di no. Episodi come questo dimostrano quanto le “questioni di genere” attraversino in profondità ogni attimo delle nostre vite e quanto il nostro dibattito sia, al netto di ciò, molto arretrato. Come raccontato da Marta durante la conferenza stampa, ai poliziotti non sono bastati i calci, i pugni, i candelotti di gas, il fatto di averla già portata nel cantiere in stato di fermo, perché c’era anche un ulteriore e più profondo modo per punire una donna, già impossibilitata a muoversi o reagire: “toccarla nelle parti intime e palparle il seno”, per farla sentire ancora più impotente nei confronti degli altri e di se stessa, magari per farla deridere da quelli che c’erano attorno, per far passare il messaggio “hai scelto tu di essere qui, ma ora sei nostra, sei nelle nostre mani e di te facciamo tutto quello che vogliamo noi”. E alla “poliziotta bionda” non è bastato tutto questo, perché probabilmente per la miseria umana che si ritrova dentro aveva bisogno di dimostrare la propria superiorità ed emancipazione chiamando Marta “puttana” e sputandole in faccia.

Perché se la donna è un’attivista NO TAV, se oltre ad essere moglie e madre diventa un soggetto attivo, critico della società, che scende in piazza a lottare per difendere i propri  diritti, allora è una “disonorata”, va punita e le manganellate se le merita!

D’altronde Esposito è senatore di un partito che denuncia la violenza sulle donne con un’ipocrisia assolutamente dannosa: apre tavoli di confronto sull’argomento, organizza manifestazioni e dibattiti che vedono protagoniste donne che, in teoria, dovrebbero avere in comune solo la vagina (dalla Camusso alla Bongiorno; poi si capisce, in realtà, come in comune abbiano anche l’appartenenza, con contributi diversi, alla classe dominante e al suo sfruttamento), e al contempo giustifica e legittimare la violenza di genere con affermazioni come queste, o magari chiedendo più polizia e militari per le strade (e chi ci protegge, da loro?) continuando ad attaccare la 194 o non facendo nulla per farla rispettare, e tanto altro ancora.

L’ipocrisia e la strumentalizzazione del PD ci conferma ciò che sosteniamo da tempo, ossia che la violenza di genere (da quella sessuale, alla discriminazione, alla segregazione in casa e tanto altro) ha un’evidente funzione sociale: diventa uno strumento di punizione, di assoggettamento che serve a confinare, a isolare e a preservare un livello di subalternità cui è relegata la donna nella società, assolutamente funzionale agli interessi della classe dominante.

Senza dilungarsi ancora troppo sulla figura di Esposito, c’è da notare che proprio oggi Repubblica Torino riporta la notizia di una presunta lettera delle nuove BR spedita al Senatore. Sarà un modo per distogliere l’attenzione dalle sue vergognose dichiarazioni? Probabilmente sì. Noi cogliamo l’occasione per consigliarvi  un’altra lettera scritta da Francesco, attivista del movimento  NO TAV, accusato proprio da Esposito di essere il mandante “delle violenze”. “Per Esposito, col sorriso sulle labbra”.

E anche noi, da questa vicenda, o alla fine di questo “primo capitolo”, ce ne usciamo col sorriso sulle labbra per aver visto uscire i nostri compagni dal tribunale anche se con qualcosa di rotto, determinati ad andare avanti, per aver visto comparire tantissimi messaggi di solidarietà in giro per l’Italia, per aver visto sfilare già ieri sera 2000 persone, sotto la pioggia, in solidarietà ai feriti, contro le violenze della polizia e dello Stato.
Come dicono i compagni baschi, d’altronde, sorridere è un altro modo per mostrare i denti!

Con ancora più determinazione, in solidarietà a Ennio, Gabriele, Matthias, Piero, Alberto, Luke e Marcello, a Marta e a Mattia e a tutti i feriti di venerdì notte! Contro la violenza della polizia e dello Stato!

Per la completa liberazione di tutti!
A sarà düra!

da Cau Napoli

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Crisi Climaticadi redazioneTag correlati:

notavval susa

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Documentario: Un data center a Pozzaglio, Cremona

Riceviamo e pubblichiamo volentieri un documentario realizzato dal progetto Sottotensione di Cremona in merito al procedimento relativo al data center che dovrebbe sorgere sul territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: la Questura vieta il presidio permanente in difesa del Bosco Ospizio, attiviste e attivisti in consiglio comunale

La Questura di Reggio Emilia ha deciso di negare – da oggi, martedì 6 ottobre 2026 – lo spazio per il presidio permanente in corso ormai da agosto a Campo di Marte 2 in difesa dell’adiacente Bosco Ospizio, devastato dalle ruspe tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, dopo lo sgombero poliziesco del presidio permanente, per fare spazio a unsupermercato Conad.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Diecimila in marcia da Sant’Ambrogio ad Avigliana

Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è.
Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Data center: incontro pubblico a Pavia

Sabato 26 settembre a Milano è nata ufficialmente la rete regionale dei comitati stop data center, che scenderà in piazza con una manifestazione a Milano il prossimo 10 ottobre. Sul tema si terrà un incontro pubblico di approfondimento a Pavia, martedì 6 ottobre alle ore 21, presso la sala conferenze del Broletto.​ ​

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

La banalizzazione della montagna

Un articolo di Luca Rota – attento conoscitore delle nostre montagne e del loro ambiente naturale – offre lo spunto per ragionare su una problematica di attualità: il turismo.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Reggio Emilia: c’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe della Conad

Ruspe e polizia nel Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove un progetto edilizio minaccia un’area verde ricca di biodiversità. Il quartiere resiste e il presidio incontra la lotta No Tav: esperienze diverse che si riconoscono nella difesa dei territori.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

I Si Tav scendono in piazza: una vittoria No Tav

Doveva essere la risposta del fronte Sì Tav. La dimostrazione che, nonostante anni di cantieri, proteste e contestazioni, attorno alla Torino-Lione esistesse un consenso ampio e capace di mobilitarsi. Eppure ieri a Torino, si sono presentate forse 200 persone, pure secondo la Digos. Boni, probabilmente rimandato più volte in matematica nella sua carriera scolastica, ne conta 700: ma anche se fosse, il risultato non cambia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ritorno al nucleare in Italia

Mercoledì 23 settembre il Senato ha approvato il disegno di legge sul nucleare presentato dal Consiglio dei ministri all’inizio del 2025, dopo il via libera della Camera a inizio giugno.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Milano: sabato 26 settembre convegno regionale sui data center “dai comitati alla rete”

I comitati che si oppongono alla diffusione dei data center sul territorio lombardo si incontrano oggi a Milano per una giornata di confronto dedicata agli effetti ambientali, alle modalità di insediamento e alle prospettive di sviluppo del settore. Il convegno regionale sui data center è in programma all’Arci Milano di via Bellezza 16 ed è promosso dalla Rete Comitati Stop Data Center – Cittadini. 

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Giorgio è tornato a casa!

Giorgio era stato portato a scontare gli ultimi 40 giorni di condanna al carcere delle Vallette, dopo che il giudice di soverglianza gli aveva revocato le misure alternative per aver violato le prescrizioni impostegli: l’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno – era stato fermato a San Giorio – e il divieto di comunicazione, avendo risposto ad alcune telefonate.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’invasione barbarica dei data center a Torino e provincia

Quando il calcolo diventa bersaglio militare. L’impatto economico, ecologico e militare delle cattedrali digitali sul territorio piemontese. L’impatto dei mega data center sul sistema territoriale torinese: speculazione infrastrutturale, reti di produzione energetica rinnovabile, sistemi di accumulo energetico BESS e profili di rischio dual-use

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Conferenza stampa del Movimento No Tav “C’eravamo, ci siamo e ci saremo”.Blocchi e identificazioni ma il movimento rilancia e ribadisce “La lotta rende giovani”

Si è conclusa poco fa la conferenza stampa convocata dal Movimento No Tav in seguito ai posti di blocco istituiti questa mattina a conclusione del Festival Alta Felicità: un’intera porzione di Valsusa è stata perimetrata.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

No Tav: estate di mobilitazione in Val Susa, dal campeggio di lotta all’Alta Felicità

Sarà un’estate di mobilitazione del movimento No Tav in Val di Susa con una serie di appuntamenti che accompagneranno le prossime settimane. Si parte dal 17 al 19 luglio con il tradizionale Campeggio di lotta a Venaus, tre giorni di iniziative, dibattiti e momenti di presidio nei luoghi simbolo.

Immagine di copertina per il post
Culture

10 Anni di Festival Alta Felicità: costruiamoli insieme!

24- 25 E 26 LUGLIO: FESTIVAL ALTA FELICITA’ 2026 – 10 ANNI DI MUSICA, SOCIALITA’, CULTURA E RESISTENZA
Costruiamo insieme la decima edizione del Festival Alta Felicità!

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

27 giugno e 3 luglio 2011: 15 anni di lotta e di resistenza

Ci sono date che non appartengono al passato. Date che, ogni anno, tornano a ricordarci non soltanto ciò che è accaduto, ma ciò che siamo ancora chiamati a fare. Il 27 giugno e il 3 luglio 2011 sono due di queste.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

OPERAZIONE SOVRANO: ricominciano le udienze

Lunedì 6 luglio ripartirà il dibattimento nel processo d’appello a carico dell* imputat* del Movimento No Tav, del centro sociale Askatasuna e dello Spazio Popolare Neruda.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Ai Mulini una lunga battitura apre l’estate di lotta No Tav

Si è aperta ieri sera al Presidio dei Mulini l’estate di lotta No Tav. Un appuntamento lanciato dalle studentesse e dagli studenti che, a partire dal tardo pomeriggio, ha riportato gli e le attiviste lungo i sentieri della Val Clarea.