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25 anni di 41bis, 25 anni di tortura. Lettera aperta ai Giudici della Corte Costituzionale

Signori Giudici, ventisei anni di carcere mi hanno insegnato che prima di scrivere bisogna leggere. E dopo bisogna tentare di riflettere con la mente e con il cuore. Subito dopo però bisogna avere il coraggio di scrivere quello che si pensa.

È quello che ho deciso di fare adesso: non sono assolutamente d’accordo con voi che avete deciso di ritenere corretta la norma che consente all’amministrazione penitenziaria di vietare ai detenuti sottoposti al regime di tortura del 41 bis di ricevere libri e riviste dall’esterno. In questo modo, il “fine giustifica i mezzi” e, secondo voi, questo divieto consente di prevenire contatti del detenuto con l’organizzazione criminale di provenienza. A mio parere però con questa decisione avete fatto un “favore” alla mafia perché non avere tenuto conto che i libri potrebbero aiutare a sconfiggere l’anti-cultura mafiosa.

Signori Giudici, credo che pensiate in questo modo perché leggete poco, forse perché non avete tempo. Io, invece, in questi 26 anni di carcere, ho letto moltissimo. Potrei affermare che sono sempre stato con un libro in mano. E sono convinto che senza libri non ce l’avrei potuta fare.

Mi sono fatto la convinzione che noi siamo anche quello che leggiamo e, soprattutto, quello che non leggiamo. Vi confido che nei libri ho vissuto la vita che non ho potuto vivere: ho sofferto, ho pianto, ho amato, sono stato amato, sono cresciuto, sono stato felice ed infelice nello stesso tempo. E sono morto e vissuto tante volte.

Una volta, una giornalista mi ha chiesto qual era il libro che mi era piaciuto più di tutti. Mi è stato difficile rispondere, perché i libri sono un po’ come i figli: si amano tutti, perché tutti ti danno qualcosa. Alla fine ho detto che mi è piaciuto molto il libro “Il Signore degli anelli” perché molti prigionieri sono un po’ come i bambini. E per vivere meglio si immaginano di vivere in mezzo a boschi e palazzi incantati, fra meraviglie o incantesimi.  Mi ha entusiasmato anche il libro “Il rosso e nero” di Stendhal perché mi ha insegnato che l’amore è fatto di amore. Poi ho citato il libro “Delitto e castigo” di Fëdor Michailovic Dostoevskij perché mi ha insegnato come si sconta la propria pena e che la vita è fatta di errore, se no non sarebbe vita. Infine, ho elencato i libri di Hermann Hesse, fra cui “Siddharta” e “Il Lupo della steppa”, perché mi hanno insegnato che quello che penso io lo pensano anche gli altri… a parte forse voi.

Signori Giudici, permettetemi di affermare che nei libri non ci sono dei nemici. Anzi, essi aiutano a frugare meglio dentro se stessi. Solo gli sciocchi hanno paura dei libri. Per la prossima volta che dovrete prendere delle importanti decisioni, vi consiglio di leggere prima un buon libro, come facevano i padri della nostra Carta Costituzionale che il carcere lo conoscevano bene, perché sotto il regime fascista vi hanno trascorso molti anni della loro vita.

I libri sono stati la mia luce in tutti questi anni di buio, mi hanno anche aiutato a continuare a lottare e a stare al mondo perché, come scrive Elvio Fassone (ex magistrato e componente del Consiglio della magistratura, oltre che Senatore della Repubblica), nel suo libro “Fine pena: ora”: “Certe volte una pagina, una frase, una parola smuove delle pietre pesanti sul nostro scantinato”.

 Fin dall’inizio della mia lunga carcerazione ho iniziato a leggere, all’inizio con la testa e alla fine con il cuore. L’ho fatto prima per rimanere umano, dopo per sopravvivere, alla fine per vivere. Credetemi non è stato facile leggere in carcere quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis o nei circuiti punitivi e d’isolamento, perché spesso, per ritorsione, mi impedivano persino di avere libri o una penna per scrivere. E in certi casi mi lasciavano il libro, ma mi levavano la copertina.

Penso che ci dovrebbe essere una buona legge per “condannare” i detenuti a tenere più libri in cella e, forse, anche una norma per obbligare i giudici della Corte Costituzionale a leggere di più.

Carmelo Musumeci
Marzo 2017
www.carmelomusumeci.com 

 Anche per questo l’Associazione Liberarsisabato 8 aprile 2017, nella Sala del Centro Sociale Valdese in Via Manzoni, 21 -FIRENZE, ha organizzato il Convegno dal titolo: 1992- 2017: 25 ANNI DI 41 BIS  25 ANNI DI TORTURA

da Osservatorio Repressione

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