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Accordo CETA: oggi il voto in parlamento

Dopo il fallimento degli accordi sul TTIP, il trattato di libero scambio tra Usa e Unione Europea, oggi è la volta del CETA che nella giornata di oggi attende la votazione in parlamento per la sua applicazione o meno.
Il CETA è un analogo trattato di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che prevede, attraverso la scusa dell’eliminazione di tassi e dazi doganali, lo smantellamento di una serie di norme volte alla tutela dei cibi da noi consumati, dell’ambiente e dei diritti sociali.
Più precisamente l’EU-Canada Comprehensive Economic and Trade Agreement si tratta di un accordo mediante il quale Canada ed Unione Europea decidono di sottomettere le sovranità internazionali (UE), nazionali e locali (regioni, province, comuni) al potere di censura di gruppi economici privati i quali potranno ricorrere ad apposite corti arbitrali per rimuovere normative che a loro dire intralcino i propri ‘business’. Una deregolamentazione di ogni attività e servizio finora disciplinato dalle pubbliche amministrazioni (in ambito sociale, sanitario, educativo, reti idriche, etc.) così che le imprese canadesi – e quelle statunitensi o messicane che ivi abbiano sede – potranno agire in giudizio nei confronti delle istituzioni europee.

Per esempio vengono attaccate le restrizioni d’impiego di sostanze chimiche: agrotossici e OGM, interferenti endocrini. Anche per il principio di precauzione, su cui è basata la legislazione europea in tema di sicurezza alimentare, il quale può venire contestato in quanto prevede l’adozione di misure di salvaguardia dalle merci sulle quali sorge il cosiddetto “dubbio sulla potenziale pericolosità” di una sostanza fermandone il commercio, in favore, secondo il CETA, di una prova certa di un effettivo rischio per la salute pubblica.
Una vera e propria arma di intossicazione di massa nelle mani delle multinazionali del “junk-food”, piuttosto di quelle del tabacco o le grandi case farmaceutiche.

Nei mesi scorsi diverse sono state le proteste e le manifestazioni a livello europeo contro questo trattato facenti capo alla campagna transnazionale “Stop TTIP”, che difatto avevano fermato il primo. Ora è la volta del CETA che, sebbene le oltre 3,3 milioni di firme raccolte e presentate al parlamento europeo, quest’ultimo il 15 febbraio scorso ha votato a favore demandando poi la decisione finale ai parlamenti dei singoli stati. Chi, come al solito, ha maggiormente spinto per queste nuove norme liberticide in favore di enti sovranazionali e multinazionali a svantaggio dei governi locali, sono stati i membri del PD.

Più di 450 ONG ed associazioni in questi giorni hanno inviato lettere di reclamo e ricerche sulla pericolosità di questo trattato. Contrarietà è stata espressa anche dalle regioni Puglia, Calabria e Toscana preoccupate per i rischi per l’agricoltura. Oggi la palla passa ai senatori i quali dovranno votare il primo passo per l’entrata in vigore di questo mostro.
L’ultimo disperato appello che lanciano dal portale “Stop TTIP” è quello di un mail-bombing ai senatori per convincerli ad esprimere parere contrario.

 

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