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Contestazione al Pdl? ‘Tu giornalista non devi vedere’

 

di Luigi Nervo per Nuova Società

 

Oggi l’informazione è stata messa fuori dalla porta. Sono uno dei cronisti mandati a documentare l’occupazione pacifica della sede del Pdl da parte di un gruppo di ragazze che volevano prendere le distanze dal concetto di donna promosso dal Governo Berlusconi. Di solito un cronista utilizza la terza persona per raccontare la realtà, ma in questo articolo parlerò di un episodio accaduto a me e ad altri colleghi, tutti presenti per testimoniare quanto accadeva e respinti con degli spintoni da alcuni (non tutti per fortuna) agenti delle forze dell’ordine e militanti del Pdl.

 

Arrivato al primo piano della palazzina di corso Vittorio Emanuele II che ospita la sede del Pdl a Torino, l’ingresso era bloccato. Gli agenti di piantone ci hanno spiegato che era in corso un’occupazione e per motivi di sicurezza non si poteva entrare. Poi finalmente è arrivato il permesso. Abbiamo visto le ragazze, la cui intenzione era semplicemente di organizzare una conferenza stampa, spinte in un angolo, dalla parte opposta della sala i militanti pidiellini che rumoreggiavano cercando di coprire le loro voci. Alcuni rappresentanti del Pdl si sono avvicinati a noi. «Questa è casa nostra, allontanatevi». Spintone. «Sei un giornalista? Vattene fuori». Altro spintone, con contorno di insulti e minacce. I funzionari della polizia sono rimasti nel perimetro della sala, altri più esagitati hanno spalleggiato i militanti pidiellini, tra i quali un noto esponente del tristemente famoso Fronte della Gioventù, e quindi ci hanno letteralmente spinto fuori dalla porta.

 

Mi sono ritrovato in mezzo alla mischia. Dietro di me i colleghi, davanti un funzionario della Questura di Torino che mi spingeva sempre di più contro il muro di persone. Non potevo indietreggiare, eppure lui continuava a spingere, minacciare e insultare. Ed ecco le mani sulla telecamera, consueta azione per non fare registrare quello che accadeva. Ci hanno fatti scendere dalle scale con la forza e qualcuno di noi ha rischiato di rompersi l’osso del collo, giù per gli scalini. Allontanati dall’androne. Le porte si sono chiuse davanti alle nostre facce, i nostri obiettivi e alle nostre penne. L’informazione è stata così ufficialmente messa alla porta. Intanto dall’interno arrivavano l’eco delle urla. In contatto telefonico, alcune ragazze ci hanno detto che una di loro ha avuto un malore, ma a nessuno è stato concesso di uscire. Le urla provenienti dalla scalinata, a quanto hanno riferito, erano figlie dei calci e delle botte ricevute. L’uscita dal “palazzo dei segreti”. Le ragazze escono convinte di essere libere. Invece per loro erano pronte le auto della polizia, pronte ad accoglierle e portarle via. La prima una giovane che aveva una telecamera. Ma probabilmente la cassetta è stata sequestrata. Altre quattro ragazze finiscono in via Grattoni.

 

Questa è la cronaca di una giornata di violenza. Un giornalista dovrebbe vedere e documentare quello che accade. Non sempre può. Questa è la nostra Italia “democratica”.

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