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Là nella valle: 5 / Area 51

Tre fatti avevano caratterizzato l’autunno di quell’anno.
Prima di tutto il differenziale tra titoli di stato italiani e tedeschi era vistosamente calato senza alcuna manovra aggiuntiva da parte del governo in carica.
Poi l’agente scelto De Gennaro, durante una perlustrazione notturna, si era accorto di poter vedere benissimo all’interno dell’area del cantiere anche senza torcia o visore notturno.
Infine, torme di manifestanti di ogni nazionalità erano tornate a premere sulle recinzioni del cantiere ex-TAV.
Ma occorre andare per ordine e vedere come tali fatti, apparentemente non collegati tra di loro, fossero in realtà strettamente intrecciati.
Prima di tutto occorre dire che nel corso dell’estate, dopo un certo girotondo di macchine movimento terra e trivelle che avevano fatto parlare di una ripresa dei lavori nella valle, erano transitati su e giù per il cantiere un congruo numero di autocarri che, dopo essersi infilati nell’unico tunnel di prospezione aperto, tornavano ad allontanarsi rigorosamente alleggeriti del carico.

Nelle settimane precedenti lo spread si era, invece, drasticamente abbassato grazie ad un clamoroso e consistente acquisto di titoli di stato italiani da parte della Banca centrale giapponese e di numerosi fondi assicurativi nipponici.
In borsa si era gridato al “nuovo miracolo italiano” e Bersani, Casini ed Alfano avevano brindato gioiosamente alle qualità terapeutiche del governo Monti ed alla sua capacità di convincere i mercati asiatici.

L’agente scelto De Gennaro, invece, proprio mentre si trovava di ronda ai margini della recinzione della zona delimitata come “militare”, si era accorto di poter distinguere benissimo ogni particolare dell’area sorvegliata nonostante fossero le tre del mattino e pur tenendo spenti sia la torcia che il visore notturno. Torcia e visore notturno erano diventati di ordinanza dopo che, a seguito degli scontri del 21 luglio e della solita spending review, il cantiere aveva dovuto dire addio ai riflettori destinati ad illuminarlo.
La maggior perplessità, però, la suscitava il fatto che tale visibilità fosse ora dovuta ad una luminescenza verdastra proveniente dal tunnel di prospezione. Non volendo peggiorare la propria situazione con l’Ispettore, soprattutto dopo l’increscioso incidente con la famiglia zurighese, tenne la scoperta per sé. Ne avrebbe parlato solo con Muraro, più affidabile e meno irascibile.. Il quale, una volta ascoltata la descrizione di De Gennaro, esclamò:”Kryptonite!”

“Ma che dici Muraro, mica siamo finiti in un film di Superman…”
“Appunto, ma che cazzo ne so di cosa stanno ficcando in quel tunnel…”.
Fine del discorso e successivo silenzio di stato, visto che a parlarne con l’ispettore si sarebbero ricavati soltanto cazziatoni e rimproveri più o meno ufficiali.
La cosa nei giorni seguenti, però, o meglio nelle notti successive, non sfuggì nemmeno agli altri agenti di guardia e l’ispettore fu costretto a balbettare scuse generiche.
“Si tratta di materiali specifici per i tunnel…in modo che quando si lavora sottoterra gli operai non debbano usare troppo i riflettori…roba delle Coop emiliane…roba sicura, state calmi”.

La risposta gliela avevano suggerita al telefono i soliti superiori quando, insospettito dal bagliore che illuminava il cantiere di notte, li aveva chiamati per chiedere spiegazioni.
Anzi, reduce da una performance di un comico toscano da strapazzo, il diretto superiore gli aveva prima di tutto risposto:” Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare…”
Fornendo così uno splendido esempio di disciplina letteraria e gerarchia poliziesca.

Del fenomeno però si era anche accorto casualmente un turista americano, John Kildare, appassionato di ufologia e misteri cosmici, che si trovava in vacanza in quella zona proprio per visitare il non lontano e misterioso monte Musinè. Transitando in auto sui viadotti aveva colto il bagliore smeraldino ed era tornato nelle sere successive per spiare il fenomeno.
Recinzioni, divieti, uomini armati di guardia giorno e notte, gli avevano fatto subito capire la serietà della situazione, così non si era minimamente trattenuto dal diffondere via Web il seguente messaggio: “ Fuck off Area 51, Ufo are coming here…in the Clarea’s Valley, Italy…Probably the next days!!”

Notizia che aveva fatto il giro degli ufologi e cacciatori di misteri di tutto il mondo nell’arco di poche ore. “Stanno arrivando gli extra-terrestri!”, questo il succo del discorso, aveva poi fatto sì che nel giro di pochi giorni arrivassero, in Val Clarea e dintorni, migliaia di appassionati da tutto il mondo.
Seguaci di Scientology, kolosimiani di ferro, camattiani francesi, sette asiatiche, vegani in attesa di manne extra-terrestri assolutamente vegetali, giornalisti free-lance specialisti in notizie farlocche, produttori e registi di film fai da te a costo zero e molti, molti altri. Troppi. Premevano sulle recinzioni e volevano entrare. Il TG regionale, non potendo nascondere l’afflusso di genti, aveva realizzato un servizio di cronaca in cui si era tornato a parlare di Black Block e di possibili infiltrazioni terroristiche. Gli agenti avevano preparato lacrimogeni, manganelli e proiettili di gomma. L’ispettore bestemmiava e faceva correre ora qui ora là i suoi uomini. Mentre, concitatamente, chiedeva rinforzi presso i superiori.
“Qui sono migliaia…cosa posso fare con venti agenti…mandate altri uomini..”
“Ispettore, deve arrangiarsi! Noi abbiamo già troppe grane a Taranto, a Roma, Milano, Napoli, Torino. E’ scesa in piazza quella che Monti ha chiamato la generazione perduta! Non abbiamo tempo né uomini per le sue cazzate!! Restringa il perimetro e lo mantenga!!”
Volarono le prime manganellate, vennero sparati i primi lacrimogeni.
John Kildare, in prima linea, gridava “Fuck the fascist government! Let us see the men from the other planets!!”. Mani premevano sulle griglie, altre impugnavano pietre.
Era tornato il caos di sempre, mentre un giovane regista seguace ed ammiratore di Ed Wood si preparava a raccogliere materiali per un improbabile “The Return of Planet 9 From Outer Space”.
Però, quando già l’ispettore si immaginava come Custer sul Little Big Horn, fu il cellulare collegato con i comandi a squillare. Per una volta erano loro a chiamare.
“Ispettore tiri fuori quei cartelli gialli e neri che le avevamo detto di esporre solo in caso di elevato pericolo…Sì, sì quelli quelli sul pericolo radioattivo…l’area è ora da considerarsi come sito nucleare…”
“Ma che dite?! ” urlò l’ispettore ormai in preda ad una crisi di panico, mentre i suoi agenti cercavano di formare una testuggine “Cosa c’è di radioattivo qui? Non è mica una centrale nucleare..” “Infatti. Ispettore, non è una centrale, ma un deposito di scorie radioattive.”
L’ispettore, per una volta, esplose”Ma che minchia mi dice?! Scorie? Quali cazzo di scorie?”
Questa volta era la voce all’altro capo del telefono ad essere titubante “ Sì, sì capisco le sue perplessità…ma si tratta delle scorie di Fukushima, sa quella centrale giapponese…”
“Sì che la conosco quella cazzo di centrale, ma noi cosa c’entriamo?!”
“Ispettore – la voce assunse un tono ancora più pacato – come pensa che sia sceso lo spread tra titoli italiani e tedeschi? Cosa pensa che abbia spinto i giapponesi a farsi carico di miliardi di euro di carta quasi straccia? Noi abbiamo fatto un favore a loro e loro hanno contraccambiato…”
“Ho capito, ma ora, qui cosa dobbiamo fare?”
“Faccia allontanare i manifestanti. Li avverta del pericolo, poi faccia blindare e sigillare il tunnel con il cemento e gli strumenti che sono già stati depositati al suo interno…pensavamo di usarlo anche per le scorie di Super Phoenix, ma visto come stanno andando le cose…la chiudiamo qui. L’ordine viene dall’alto, lo esegua”.
“ E poi?…Qui siamo stati tutti esposti…corriamo dei rischi…”
“Certo, certo, ma la spending review ha tagliato i fondi anche per i militari ammalatisi a causa dell’esposizione alle radiazioni, quindi l’unica cosa da fare è eseguire gli ordini il più in fretta possibile e venire via. Ah, dimenticavo…dovrà lasciare comunque lì tre agenti come sorveglianti…li scelga lei”. Fine della comunicazione.
Pallido, l’ispettore eseguì gli ordini.

I curiosi furono con le buone o con le cattive costretti ad allontanarsi.
Il tunnel fu chiuso e sigillato. In una baracca vicina rimasero i tre agenti scelti dall’Ispettore: La Russa, Manganelli e l’ex-capo pattuglia. Si lamentavano.
“Qui è pericoloso, come faremo a controllare il livello delle radiazioni?”
“Vi invieranno gli strumenti della Tepco che hanno già usato le squadre di bonifica giapponesi, state tranquilli”
“Ma perché noi tre? Anche De Gennaro ha fatto le nostre stesse cazzate..perché lui no?!”
“Lo sapete – rispose l’ispettore prima di chiudere lo sportello dell’auto ed andarsene velocemente – lui se la cava comunque e sempre”.

(5 – Fine?)

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