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Macero NO: campagna rivolta agli spazi autogestiti e autorganizzati

Avanziamo una proposta a tutti gli spazi sociali animati dai principi dell’autogestione e dell’autoproduzione per la costruzione, in ciascuno di essi, di un presidio del sapere basato sull’uso e la diffusione dei libri.

L’incontrastato processo di omologazione culturale in atto da un trentennio nel nostro paese sta producendo un devastante impoverimento delle capacità intellettive di milioni di persone. La produzione, la distribuzione, la commercializzazione del libro come principale strumento di diffusione del sapere individuale e sociale sono sconvolti da una incessante concentrazione dei poteri che ne governano i meccanismi di funzionamento. Le librerie indipendenti, fino a un decennio fa luoghi privilegiati della cura e della diffusione della bibliodiversità, stanno subendo una sistematica distruzione o l’assorbimento in quelle di catena di proprietà dei grandi gruppi editoriali. Gli editori indipendenti vedono quotidianamente ridursi gli sbocchi distributivi della loro produzione che si accumula in giacenze il cui costo gestionale diventa insostenibile. Da qui la scelta obbligata di macerare centinaia di migliaia di libri spesso di notevole qualità e pregio.

A questa devastazione occorre reagire con determinazione. Per lunghi decenni i luoghi dell’autogestione e dell’autoproduzione pur scontando molti limiti hanno comunque garantito, logisticamente e politicamente, le espressioni di una resistenza culturale. Questi limiti andrebbero ora interrogati, affrontati. La costruzione di spazi librari al loro interno, strutturati con criteri di serietà e funzionalità, possono essere parte di questo ulteriore passaggio in avanti nell’organizzazione della resistenza.

Il primo passo di un tale progetto potrebbe essere la costruzione in ogni spazio autogestito di un evento che offra la possibilità di acquistare a prezzi scontatissimi (3 euro, di cui 2 destinati all’editore e 1 agli spazi ospitanti) i libri di alcuni editori destinati al macero. Alcune esperienze pilota hanno già dimostrato il successo di questa iniziativa.

Gli editori disponibili a questo progetto sono finora: DeriveApprodi:duepuntiAlegreEleuthera.

Chi è interessato alla proposta e vuole avere informazioni può contattare: ufficiostampa@deriveapprodi.org

A stimolo di avvio una discussione questo progetto proponiamo anche, a parte, la lettura di un testo sul tema dell’autoproduzione e dell’autogestione nei Centri sociali negli anni Ottanta e Novanta.

Da Derive e Approdi 

 

Riportiamo il resoconto della prima iniziativa presso la libreria e centro di documentazione «Antò» :

La libreria e centro di documentazione «Antò», che si trova nello Spazio Tunnel presso il laboratorio Acrobax, è stato il primo spazio ad aver sperimentato il “salvataggio” del macero. Il 31 dicembre 2013, insieme alle case editrici Derive Approdi, Manifesto Libri, Meltemi e Duepunti Edizioni, abbiamo organizzato il Capodanno di libri, il costo era di tre euro l’uno ed  è stato l’occasione di riunire numerosissime persone e di vendere centinaia di testi di qualità che sarebbero altrimenti andati distrutti.  Con questa giornata è nato il «progetto Antò», nell’intenzione un centro di documentazione, ricerca e auto-formazione interculturale e in movimento, concretamente uno spazio-tempo dove praticare forme di artigianato critico. L’idea su cui ci piacerebbe lavorare è che questo centro sia nodo di una rete che si sviluppi a partire da «la Casa de salud» che alcuni compagni e compagne stanno sognando e costruendo a San Cristobal de las Casas (Chiapas, Messico) e con altri possibili nodi/centri resistenti, nazionali e internazionali. Una libreria (punto vendita), centro di documentazione ed emeroteca. Tutto questo è ancora da costruire, passo passo, attraverso un percorso comune di artigianato critico e della memoria. La divisione tra teoria e prassi è una menzogna e un’illusione, ogni pratica è colma di pensiero e ogni pensiero è pregno di pratiche e l’arte artigiana crediamo che esibisca bene questa idea. Un presidio del sapere, quindi, che vede nella pratica assembleare e nella messa in discussione collettiva (lontana da ideologie, settarismi e accademismi) la possibilità, oggi, di aprire a nuovi percorsi di liberazione. A metà febbraio, in occasione della giornata di inaugurazione di «Antò», riproporremo il “salvataggio del macero” e presenteremo la prima iniziativa dello spazio organizzata in collaborazione con Derive Approdi, La talpa- Manifesto libri e le tante case editrici indipendenti che auspichiamo rispondano all’appello. Il percorso comincerà nel mese di marzo: un ciclo di dieci incontri, di due ore l’uno, sull’editoria indipendente e militante, sull’esperienza dell’apertura di una libreria e, più in generale, sul mercato editoriale italiano, le sue trasformazioni storiche e la sua crisi.  Speriamo che a partire da questo appello e dalle relazioni già esistenti tra singoli e realtà, possa innescarsi un processo di condivisione di pratiche e di incontri inediti. Infine ricordiamo che oggi è l’anniversario di quella maledetta mattina in cui Antonio è morto il 17 Gennaio del 2006. Antonio Salerno Piccinino stava lavorando e faceva una consegna straordinaria, un favore personale ad uno dei suoi dirigenti, un viaggio fino ad Ostia improvvisato probabilmente per la voglia di dimostrare affidabilità. Antonio è morto perché andava troppo veloce a causa dei ritmi inarrestabili e delle  pressioni emotive costanti che ci vogliono disponibili, sorridenti e veloci, sempre. Antonio era un pony exspress, il contratto di lavoro era scaduto a fine dicembre e formalmente, quando è morto sulla Cristoforo Colombo non gli era ancora stato rinnovato. Antonio era in nero. Il suo lavoro di merda era quello di  corriere addetto ai ritiri presso gli ambulatori veterinari, percorreva sulle strade di Roma 130Km al giorno. 14 ritiri al giorno, 3 euro per ogni ritiro in città, 5 euro per ogni ritiro oltre il Grande Raccordo Anulare e 6 euro per ogni ritiro nella zona mare comprendente Ostia, Torvaianica e Fiumicino. È indispensabile andare veloce perché l’equazione è semplice: aumentare il numero di ritiri per aumentare la propria busta paga. Ma Antonio non era affatto il suo lavoro, anzi. Era un ragazzo pieno di vita e di sogni, attivista contro la precarietà che ha sempre combattuto.  La libreria e centro di documentazione «Antò» sono dedicati a lui. Con L’amore degli insorti, ciao Antò!

Progetto Antò, centro di documentazione e libreria in movimento.

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