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Viaggio nel mondo della grande distribuzione organizzata

Oggi infatti, attraverso la gdo passa circa il 70 per cento degli acquisti alimentari e per i fornitori è di conseguenza il canale di distribuzione più importante, spesso l’unico, per stare sul mercato. La gdo riesci quindi ha imporre sui fornitori le proprie richieste attraverso un sistema di contratti che prevedono diverse voci “fuori fattura”, contributi di vario genere che integrano i listini e che costringono spesso chi produce, gli agricoltori e gli industriali, alla vendita del prodotto sottocosto; inoltre la pratica delle aste online al doppio ribasso che si sta diffondendo sempre di più anche in Italia  si sta dimostrando strumento prezioso nelle mani degli operatori della grande distribuzione organizzata.

La gdo vendendo sottocosto spinge i fornitori a sacrificare la qualità e tagliare sul costo del lavoro, per non rimetterci. Andando giù per la filiera, c’è uno strozzamento che colpisce tutti gli anelli. Nei campi di pomodori o di arance, la raccolta è pagata a quattro soldi e gestita spesso dai caporali, intermediari illeciti tra i lavoratori e gli imprenditori agricoli. Nell’immaginario collettivo, il caporale è il grande colpevole, lo sfruttatore e schiavista nei campi. Ma è necessario allargare lo sguardo e analizzare i meccanismi che generano il caporalato e lo sfruttamento.

Non sono solo i lavoratori lungo tutta la filiera dell’agro-alimentare a rimetterci, anche la qualità del prodotto ne risente e questo perché i buyer, coloro che sono incaricati di selezionare e acquistare la merce per conto della catena di distribuzione, puntano esclusivamente al margine di guadagno tentando di comprare il prodotto ad un prezzo inferiore al costo di produzione. Si tratta di una specie di bolla che poco ha a che vedere con l’economia reale, il costo delle materie prime, le rese di un raccolto o quant’altro. Tutto ruota intorno alla “obiettivizzazione”, cioè agli “obiettivi” di crescita annuale che la grande catena impone ai suoi buyer e ai manager dei suoi punti vendita, e che devono essere raggiunti con ogni mezzo.

Ma nonostante attraverso di essa passi la maggior parte degli alimenti venduti nei supermercati, la gdo non gode di buona salute e diversi tra i maggiori brand si stanno riorganizzando tentando diverse vie per rinnovarsi, chiudendo grossi e costosi ipermercati e aprendo invece punti vendita di prossimità, puntando sull’apertura 24 ore piuttosto che sull’e-commerce.

Per districarci meglio all’interno del complicato e aggressivo meccanismo che regola sia i prezzi della merce sugli scaffali che le condizioni di lavoro dal bracciante al cassiere, abbiamo chiamato Fabio Ciconte che insieme a Stefano Liberti ha scritto un approfondito reportage pubblicato in tre puntate sull’Internazionale sulla gdo, il suo potere oligopolista, i suoi modi e le sue strategie di mercato.

Ascolta la diretta:

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da Radio Blackout

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