InfoAut
Immagine di copertina per il post

“Vittorio ha dato voce all’urlo della gente di Gaza”

di Michele Giorgio

Gaza, 15 aprile 2017, Nena News – Si vedranno oggi al porticciolo di Gaza city per commemorare il sesto anniversario dal sequestro e l’assassinio di Vittorio (Vik) Arrigoni. Pescatori, contadini, amici, conoscenti, i ragazzi del Centro italiano di scambio culturale che porta il suo nome. Una cerimonia semplice per dire che resta intatta la memoria di quel ragazzo giunto dall’Italia che tanto bene ha saputo raccontare Gaza, nella tragedia della guerra come nella sua vita quotidiana. Vittorio con i post nei social e i suoi articoli, molti dei quali scritti proprio per il manifesto, aveva dato dignità alla popolazione della Striscia e contrastato la dilagante disumanizzazione dei palestinesi.

Alle commemorazioni parteciperanno pochi stranieri. La tensione che regna nelle strade della Striscia dopo il recente omicidio – attribuito dai palestinesi a Israele – di un comandante militare di Hamas, Mazen Fuqha, le conseguenti misure di sicurezza adottate dal movimento islamico e il timore di una nuova guerra, hanno indotto diversi stranieri a rinunciare all’ingresso a Gaza. Tra questi anche i 30 formatori italiani del Free style festival costretti a rinviare il loro arrivo al prossimo 20 agosto.

Vittorio Arrigoni fu rapito a Gaza city da una cellula del gruppo qaedista  Tawhid wal Jihad, rivale di Hamas, la sera del 13 aprile del 2011. Il capo del gruppo, Abdel Rahman Breizat, pensava di scambiare l’italiano con Hisham al Saidni, un teorico del salafismo jihadista detenuto a Gaza. La polizia fu in grado di individuare il giorno seguente la casa dove era tenuto ostaggio Vik e di catturare due membri della cellula, Tamer Hasasnah e Khader Jram. Prima che gli agenti di Hamas facessero irruzione nell’appartamento a nord di Gaza, i rapitori uccisero Vittorio e si diedero alla fuga. Breizat e il suo braccio destro, Bilal Omari, individuati in un’abitazione a Nusseirat, furono uccisi due giorni dopo delle forze speciali di Hamas. Un altro componente della cellula, Mahmoud Salfiti, fu ferito e arrestato assieme a un fiancheggiatore, Amr al Ghoula. Condannati in primo grado all’ergastolo (tranne al Ghoula e Jram), pena ampiamente alleggerita in appello, dei quattro detenuti oggi ne restano in vita solo due, Hasasnah e Jram, che non sono più in carcere. Al Ghoula  e Salfiti, approfittando di un permesso concesso dalle autorità, sono fuggiti da Gaza e sarebbero morti in Siria combattendo per  i jihadisti. Jram, che ha scontato la sua pena di cinque anni, ha lasciato Gaza facendo perdere le tracce. Hasasnah, libero anche lui, è tornato ad una “vita normale”. Su quei giorni di sei anni fa e la situazione a Gaza abbiamo intervistato Khalil Shahin, vice direttore del Centro per i diritti umani (Pchr) e uno degli amici più stretti di Vittorio Arrigoni.

Cosa resta di Vittorio a Gaza

Tantissimo. L’assassinio di Vik ha lasciato una ferita profonda in tanti di noi. Vittorio aveva svolto un lavoro enorme per far arrivare in Italia l’urlo della nostra gente. Il suo nome era noto, molti avevano avuto modo di vederlo in azione a difesa dei contadini nelle campagne a ridosso del confine con Israele, incurante colpi sparati dai soldati. E nessuno dimentica quando usciva in mare con i pescatori sperando di poter proteggere con la sua presenza le imbarcazioni palestinesi finite oltre il limite di pesca (fissato da Israele, ndr). Vittorio era un caro amico con il qualche ho trascorso tante serate a discutere di politica, di società, di letteratura. Era colto e aveva sete di conoscere. Gaza ha perduto un giovane intelligente oltre che amico sincero e appassionato. Ricordo come se fosse ieri quando, durante l’operazione israeliana “Piombo fuso” contro Gaza (fine 2008-inizio 2009, ndr), Vittorio saliva sulle ambulanze dirette nelle zone più rischiose per aiutare a recuperare i civili feriti.

Che clima si respira a Gaza. Il blocco attuato da Israele ed Egitto è sempre rigid

Gaza è una prigione. I movimenti in entrata e in uscita restano limitati e questo colpisce i settori più deboli della nostra popolazione, come gli ammalati. L’Egitto da parte sua tiene chiuso il valico di Rafah. A ciò si aggiungono la crisi economica, la disoccupazione e le distruzioni causate dai bombardamenti israeliani nel 2014. La ricostruzione stenta, a causa delle restrizioni all’ingresso a Gaza dei materiali edili e tante famiglie vivono ancora in alloggi di fortuna. Pesano molto la poca energia elettrica disponibile e la scarsità di acqua potabile. Ad appesantire il clima ci sono anche le politiche e le pressioni del governo e la sicurezza di Hamas.

Qual’è il rapporto tra il movimento islamico al potere e la popolazione a Gaza

Se è vero che il problema principale resta il blocco attuato a Israele, è altrettanto vero che la delusione serpeggia tra la gente. A questo le autorità rispondono il più delle volte con provvedimenti ancora più rigidi che la popolazione sopporta a fatica. Dopo l’assassinio di Mazen Faqha, si sono moltiplicati i posti di blocco e questo pesa sulla vita delle persone che già devono affrontare problemi seri. Inoltre si è fatta più grave la situazione dei diritti umani. La libertà di pensiero non è sempre garantita e sono aumentati i casi di giornalisti e blogger detenuti per aver criticato il governo. Le istituzioni culturali progressiste sono soggette ad intimidazioni. Non sorprende che i giovani cerchino di lasciare Gaza. Tanti l’hanno già fatto, tra questi anche alcuni compagni di lotta di Vittorio.

da Nena News

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Culturedi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Culture

Guerra. Per una nuova antropologia politica

l volume di Silvano Cacciari si apre facendo riferimento a opere cinematografiche che hanno saputo mostrare come sia cambiata la guerra rispetto a come la si era conosciuta e messa in scena in passato. Se Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola aveva saputo mostrare una guerra ormai indirizzata ad autoalimentarsi priva di scopo e indipendente dalle forze che si proponevano di controllarla, più recentemente il film russo Best in Hell (2022) di Andrey Batov, prodotto dai mercenari del Gruppo Wagner, ha evidenziato lo stato di assoluta incontrollabilità raggiunto dalla guerra. «La grammatica delle immagini della guerra contemporanea, dai film strutturati all’universo di video postati sui social, propone un processo di significazione della crisi radicale del télos, della finalità politica che Clausewitz poneva a fondamento della razionalità bellica»

Immagine di copertina per il post
Culture

Imperialismo Digitale

Riprendiamo da Scienza in rete Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA di Dario Guarascio, pubblicato da Laterza ed uscito nelle librerie il 6 febbraio, affronta uno dei nodi centrali del nostro presente: il connubio sempre più marcato tra digitalizzazione dell’economia, concentrazione del potere tecnologico e crescente bellicismo come dimensione strutturale dell’ordine […]

Immagine di copertina per il post
Culture

Ligéra, batterie, rapine, rapimenti e sparatorie all’ombra del Duomo: 1963-1993

Da Carmilla on line: Laura Antonella Carli, Nicola Erba ( a cura di), Atlante storico della mala milanese 1963-1993, Milieu edizioni, Milano 2025, pp. 512, 36 euro Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,A San Vittur a ciapaa i bott,dormì de can, pien de malann!…Ma mi, ma mi, ma mi,quaranta dì, quaranta nott,sbattuu de […]

Immagine di copertina per il post
Culture

Racconto a fumetti sul caso di Mohamed Shahin. A cura del disegnatore e fumettista Gioele Reginato

La prima pubblicazione riguarda il racconto a fumetti sul caso di Mohamed Shahin.

Immagine di copertina per il post
Culture

“Per realizzare un sogno comune”: programma dell’incontro del 21-22 febbraio a Livorno

A partire dal “Blocchiamo tutto” un incontro pubblico il 21-22 febbraio a Livorno verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra

Immagine di copertina per il post
Culture

La lunga frattura. Dalla crisi globale al «Blocchiamo tutto»

Da oggi La Lunga Frattura. Dalla crisi globale al «Blocchiamo tutto» è disponibile sul sito di Derive Approdi e nel tuo Infoshop di fiducia.

Immagine di copertina per il post
Culture

Terra e dignità

Si tratta di un documento bilingue, in arabo e francese, sul neocolonialismo in Tunisia per il pubblico tunisino e francese, ma anche di lingua araba e francese.

Immagine di copertina per il post
Culture

“Una poltrona per due” e il Natale violento del capitale

Perché ogni anno, Una poltrona per due (Trading Places, 1983), di John Landis, viene puntualmente trasmesso dalla televisione italiana in occasione della vigilia di Natale?

Immagine di copertina per il post
Culture

Emilio Quadrelli, un comunista eretico contro la guerra

Non vi può essere alcun dubbio che tutto il percorso intellettuale e politico di Emilio Quadrelli, scomparso nel 2024, si situi interamente nella scia dell’eresia.

Immagine di copertina per il post
Culture

Le guerre del Nord e il futuro degli equilibri geopolitici ed economici mondiali

A ben guardare, però, lo scontro apertosi ormai da anni, per il controllo delle rotte artiche e delle materie prime custodite dal mare di ghiaccio che corrisponde al nome di Artico ricorda per più di un motivo la saga della corsa all’oro del Grande Nord che l’autore americano narrò oppure utilizzò come sfondo in molti dei suoi romanzi e racconti.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Escalation in Medio Oriente: si allarga il conflitto tra Iran, Libano e paesi del Golfo

All’inizio della terza settimana dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, si osserva un’ulteriore escalation del conflitto: si alza la posta in gioco e si amplia il raggio degli obiettivi colpiti.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Val Susa: accanimento contro Giorgio Rossetto, prolungata la detenzione a un giorno dalla fine della pena.Intervista a Nicoletta Dosio

E’ una persecuzione che ormai dura da tempo, che dura da anni, nei confronti di Giorgio ma anche nei confronti di tutto il Movimento No Tav”

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Una prospettiva antifascista dalla Francia

Una prospettiva antifascista dalla Francia – Fascistizzazione dello Stato, genealogie coloniali e congiuntura elettorale a un mese dai “fatti di Lione”. Intervista con Antonin Bernanos e Carlotta Benvegnù

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Operazioni di polizia in Tunisia contro la Global Sumud Flotilla

A partire dal 6 marzo le autorità tunisine hanno arrestato  diversi membri, attuali ed ex, della Global Sumud Flottilla e li hanno portati all’Unità Investigativa della Garde National a El Aouina, Tunis Capital.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Chi ha paura della pace?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Gli USA bombardano l’isola di Kharg dopo i voli spia di un drone di Sigonella

Raid aereo delle forze aeree USA contro l’isola di Kharg, terminal petrolifero offshore iraniano. Stanotte il presidente Donald Trump ha dato l’ordine al Comando Centrale delle forze armate degli Stati Uniti d’America (Centcom) di colpire massicciamente le infrastrutture militari ospitate nell’isola da cui viene esportato quasi il 90% del petrolio dell’Iran.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo.

Immagine di copertina per il post
Contributi

Torino-Cuba 26

Questo 17 di Marzo, nel caos imposto all’ordine del giorno della politica mondiale. Partirà dall’Italia un aereo della flotta Nuestra America Convoy, che nell’ambito dellacampagna internazionale Let Cuba Breathe raggiungerà l’Avana, per convergere il 21 Marzo con la flottiglia navale e portare aiuti medici ed umanitari essenziali nonché la solidarietà dovuta ad una popolazione ormai strangolata
dall’assedio statunitense, che in queste ore serra il pugno sull’isola.