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Costruendo lo sciopero sociale [report assemblea nazionale StudAut]

Durante l’assemblea si sono svolti tre differenti workshop di cui ora andremo a sviluppare una sintesi.

Workshop sul mondo della formazione:

Partendo da un contributo iniziale di professori universitari e precari della scuola, abbiamo analizzato come “la buona scuola” di Renzi sia il compimento di un processo di aziendalizzazione del mondo della formazione, durato vent’anni e già avviato dalle riforme precedenti come quella Gelmini. Questa manovra, accompagnata dal jobs act, adatta l’istruzione al mercato del lavoro e a questo modello di sviluppo, preparando lo studente a una vita di precarietà soprattutto attraverso l’alternanza scuola-lavoro.

La scuola-azienda sarà governata mediante il ricatto del merito e della valutazione che colpirà sia gli studenti che i professori, ad esempio con gli scatti salariali concessi solo a due terzi di loro. L’assegnazione di questi scatti sarà stabilita dal preside che oltre a sceriffo diventerà manager, rafforzando la propria autorità negli istituti e favorendo così i tentativi di messa a tacere dell’iniziativa studentesca.

A partire da questo workshop produrremo un’ulteriore analisi della riforma di Renzi e delle sue conseguenze nelle scuole.

Workshop sulle pratiche studentesche e di sciopero sociale:

Dai vari interventi è emerso come il punto di partenza per l’organizzazione dello sciopero sociale sia il lavoro dei collettivi all’interno delle scuole e dei quartieri, che devono costruire spazi e forme di aggregazione e conflitto nei luoghi che attraversano. La cooperazione tra studenti deve contrapporsi alla competizione imposta da questo modello, affrontando la governance della scuola-azienda, rivendicando l’accessibilità della cultura, riappropriandosi dal basso del welfare studentesco e rifiutando le tasse e i costi dell’istruzione.

Attraverso la sperimentazione dello sciopero sociale del 16 ottobre abbiamo individuato il blocco come principale pratica di sciopero studentesco e metropolitano. Unendosi alle altre lotte sociali gli studenti dovranno “bloccare la propria fabbrica” per poi riversarsi nelle strade e interrompere i flussi economici della città. Il punto di forza dello sciopero sociale è esprimere la rabbia di tutte le parti della società, di conseguenza il movimento studentesco dovrà attraversare queste piazze non solo portando rivendicazioni prettamente studentesche, ma anche rifiutando un futuro di precarietà e sfruttamento. Ci impegneremo a bloccare le città il più a lungo possibile dando continuità allo sciopero sociale oltre il 14 novembre, data fissata come prossimo appuntamento nazionale.

Workshop organizzazione, relazioni e comunicazione:

In questo dibattito abbiamo sottolineato il ruolo del network Studaut come coordinamento delle lotte studentesche e di conseguenza l’importanza di svilupparne ulteriormente l’organizzazione.

Parlando di comunicazione è stata più volte ribadita la necessità di un ringiovanimento dei linguaggi, per estendere la nostra base sociale sperimentando anche nuovi canali di comunicazione. Abbiamo individuato alcune parole chiave di immediata leggibilità che ci permettano un’informazione più capillare e diretta: #iononcisto come rifiuto della condizione dei giovani nella crisi, #scuolaazienda come definizione sintetica dell’attuale modello di scuola, #iononvoglioemigrare come meccanismo di denuncia di un fenomeno meridionale riscontrabile anche in tutta la realtà nazionale, #scioperosociale per rimanere aggiornati sulla costruzione e la giornata stessa del 14 novembre.

Arricchiti da questi dibattiti torneremo nei territori ancora più determinati nel costruire lo sciopero sociale, attraversando anche le date del 7 novembre a Bagnoli contro lo Sblocca Italia e il 19 novembre ad Arquata contro gli espropri del terzo valico.

Il mondo della formazione dovrà dare un forte contributo alla giornata del 14 novembre, che cade proprio prima della fine della “consultazione” sulla buona scuola di Renzi.

Saremo nuovamente al fianco di facchini, universitari, precari, disoccupati e occupanti di case, mostrando la nostra determinazione a chi vuole farci pagare questa crisi e riappropriandoci dal basso di reddito, diritti e dignità!

tratto da StudAut

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