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I bilanci li fanno loro, i tagli li subiamo noi

L’università smantellata

da CUA Torino

Dai documenti preparatori per il bilancio di UniTO del 2026, emerge infatti un buco di ben 62 milioni di euro, davanti a cui la governance, guidata dalla neorettrice Prandi, si preparara a tagliare a destra e a manca, tutto a spese di studentз e precariз della ricerca. Le borse di studio per studentз, neolaureatз e ricercatorз, la carta da stampa, la cura degli spazi verdi, sono solo alcuni degli ambiti a cui i fondi destinati verranno tagliati irreversibilmente.

A questo si aggiunge la scadenza a inizio anno di un numero esorbitante di contratti di ricerca: soltanto all’Università di Torino più di 200 persone rischiano di essere espulse definitivamente dal loro luogo di lavoro. E il prorettore Cuniberti riesce persino a imputare la mancanza di fondi alle politiche di stabilizzazione e assunzione portate avanti da Geuna, durante lo scorso mandato rettorale.
Una serie di misure che, peraltro, non hanno risolto per niente la situazione del precariato universitario. Le previsioni per il futuro eliminano poi ogni speranza: per il 2027, 54 milioni di euro di tagli; per il 2028, altri 47 milioni.

D’altra parte, non stupisce che gli atenei, a Torino come nel resto d’Italia, rimangano impantanati tra bilanci in rosso e tagli milionari: l’università che vogliono Bernini e Meloni è definanziata, precarizzata e il più possibile sotto il loro controllo. La manovra di bilancio per il 2026 parla chiaro, con tagli netti al Fondo di Finanziamento Ordinario, il flebile canale di finanziamento alle università che prima o poi, se non invertiamo la rotta, ricoprirà un ruolo più simbolico che altro. Riforma dopo riforma – a partire anche da quelle riguardanti l’ANVUR e i Consigli d’Amministrazione – assistiamo al perfezionamento del capitalismo accademico, per cui l’aziendalizzazione burocratica delle università e la mercificazione dei saperi si accompagna con la compromissione delle già minime misure di welfare garantite dagli atenei. Ne è un esempio lampante l’insufficiente stanziamento di fondi – come da copione – per le borse di studio erogate da EDISU, a causa del quale, a meno che non vengano stanziati altri soldi, migliaia di studentз non riceveranno alcun contributo.

Se questa evoluzione sembra irreversibile, noi dobbiamo invece riuscire a costruire una possibilità
di cambiamento che metta in discussione la deriva che la formazione ha preso già da tempo e, contando sulle nostre forze, invertire la tendenza.

Mercoledì alle 10.30 davanti a palazzo Lascaris continueremo a fare pressione su EDISU per la mancanza di fondi per le borse di studio.

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