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Il Sap, da Almirante agli insulti a Cucchi e Aldro

Biografia non autorizzata e lacunosa del secondo sindacato di poliziotti. Cuore a destra, odio per i movimenti  sociali,  applausi agli assassini di Aldrovandi ecc…

di Enrico Baldin

«Se disprezzi la tua salute ne paghi le conseguenze». Questo il raccapricciante commento del Sap dopo la lettura della sentenza che assolve tutti gli imputati dal reato di omicidio colposo in merito alla morte del giovane Stefano Cucchi, il geometra romano che morì nell’ospedale Pertini dopo le botte subite al carcere Regina Coeli dove era detenuto in regime di custodia cautelare. Una dichiarazione che impressiona perfino gli stessi ambiti di polizia: «Le sentenze, come per il caso Cucchi, possono anche indurre a commenti ma, quanto affermato dal sindacato di Polizia Sap secondo cui ‘se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenzè superano, di gran lunga, ogni obiettiva valutazione tesa a ricostruire una non facile verità processuale», dice il Silp Cgil, secondo cui «il tenore di simili dichiarazioni acuisce il solco tra la società e chi, tra le forze dell’ordine con sacrificio e impegno, assolve i propri compiti istituzionali».

Oramai le prese di posizione del Sap non stupiscono più, anche se di certo non mancano di far provare rabbia ed indignazione. Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, nel felicitarsi per il verdetto uscito dall’aula venerdì ha affermato in una nota «Bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato la responsabilità di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive ai limiti dell’illegalità».

La storia del Sindacato Autonomo Polizia parla chiaro. Quando nasce nel 1981 – contemporaneamente alla legge di riforma della Polizia che permetteva la costituzione di organizzazioni sindacali di polizia – il Sap si distacca immediatamente dal Siulp. che era legato ai tre sindacati confederali, e dichiara la sua equidistanza dalle organizzazioni politiche. Al primo congresso del Sap però l’ospite di eccezione fu un certo Giorgio Almirante, alla faccia dell’equidistanza. 20mila iscritti circa, il Sap non può certo essere definito un sindacato marginale, potendo contare su circa un quinto dei quasi 100mila poliziotti italiani, dei quali il 97% è sindacalizzato e la quasi totalità proveniente dalla leva militare. E’ il secondo sindacato italiano di polizia per numero di iscritti, dopo il Siulp e davanti al Siap e al tristemente noto Coisp.

Nel febbraio del 2001, nell’imminenza della campagna elettorale che avrebbe portato Berlusconi al governo, un gruppo di attivisti del Sap fiancheggiò Gasparri nella dimostrazione di quanto fossero facili da attraversare i nostri confini orientali. Accadde a Gorizia e questa sigla partecipò fin dall’inizio alla costruzione artificiale dell’emergenza sicurezza assieme alle destre xenofobe.

Qualche settimana più tardi il suo vicesegretario, questore di Napoli, comandò le cariche violentissime del 17 marzo a Napoli, il prologo di Genova. Izzo organizza la prima zona rossa e la “tonnara” in piazza Municipio. Predispone lo schema e lo osserva in diretta dall’elicottero che sorvolava la piazza. Dopo il corteo si scatenò la caccia all’uomo per le vie di Napoli anche con l’utilizzo dei falchi, motociclisti in borghese, e poi nei pronto soccorsi degli ospedali, la sera, dov’erano ricoverati duecento feriti. I sequestrati, un centinaio, furono tradotti nella Bolzaneto napoletana, la caserma Raniero. Ovviamente il Sap (in buona compagnia di altre sigle) fu tra i promotori della rivolta di poliziotti che provò a impedire l’arresto dei loro colleghi sequestratori, poi condannati. Nel Sap Izzo è stato a capo della corrente moderata, considerato conciliante con l’amministrazione ma criticato dalla base per non aver mai voluto lasciare le cariche dopo le promozioni. Un ex segretario del Sap distribuì un opuscolo molto critico su Izzo – “Segreti inconfessabili di un sindacato di polizia” – durante il congresso del sindacato vinto da Izzo nel 2000. Izzo sarà il nemico pubblico numero 1 di Gioacchino Genchi, arriverà ad essere il numero 2 del Viminale prima di essere travolto nel 2012 da uno scandalo di appalti a ditte amiche.

Nelle elezioni del 2008 il Sap riesce ad avere un suo uomo in Parlamento, il suo segretario Saltamartini, eletto in Senato col Pdl ma sempre in sella come Presidente onorario del sindacato di polizia.

Alla vigilia di ogni evento di massa No Tav, il Sap promette assistenza legale e una help line per i poliziotti impegnati nei servizi di ordine pubblico nell’occupazione militare della Valle.

 

Le prese di posizione del Sap sono quotidiane, ed a fianco alle battaglie contro i tagli alle risorse ed il blocco del turn over, c’è sempre spazio per la difesa corporativa. Come pochi giorni fa quando sulle cariche a Roma nei confronti dei lavoratori AST di Terni, il segretario Tonelli, pur ammettendo che non si può addebitare alcun comportamento violento ai lavoratori, ha detto che contro i poliziotti si son diffuse “menzogne” e che la carica non era una carica ma una “azione di contenimento” nata da un “malinteso tra gli operai” a seguito di un “involontario spintone di un operatore in un contatto fisiologico”. A questa arrampicata sugli specchi Tonelli ha sommato la solita litania sui padri di famiglia che lavorano per pochi soldi e che devono reggere a situazioni di tensione. Il suo collega Montebove – che del Sap è portavoce – ha detto «Fanno più male le parole che le manganellate». Si riferiva alle parole della Camusso che all’appello di Renzi ad abbassare i toni replicava al governo di “abbassare i manganelli”.

Ma il Sap raggiunse l’apice della sua notorietà quando lo scorso aprile ovazioni e scrosci di applausi vennero riservate dagli aderenti del sindacato riunitosi a congresso a Rimini, a tre dei quattro poliziotti condannati per l’omicidio del 18enne ferrarese Federico Aldrovandi. Ai tre poliziotti condannati in via definitiva a 3 anni e sei mesi (tre anni furono però indultati) per eccesso colposo in omicidio colposo, vennero riservati alcuni minuti di applausi e ovazione con tanto di delegati alzati in piedi in omaggio. Un fatto che fece infuriare i genitori di Federico Aldrovandi e che fece giungere la solidarietà di Renzi, Napolitano e persino Alfano a Patrizia e Lino Aldrovandi. Solidarietà arrivò anche dal capo della Polizia Alessandro Pansa, col Sap che lo attaccò e denunciò che il video che riguardava gli applausi era taroccato e che sugli applausi ci son stati dei “fraintendimenti”. Ennesima arrampicata sugli specchi associata alle solite dichiarazioni di rito di difesa alla categoria e dei condannati.

Ma prima ancora, Tonelli, era diventato famoso per aver detto, nel 2006, che se non fosse stato per il buon cuore di una signora, Federico Aldrovandi sarebbe ancora lì a sbattere la testa contro gli alberi.

Se le altre sigle sindacali criticarono l’accaduto chi invece si guardò bene dal condannare quegli applausi fu il Coisp che di provocazioni alla madre di Federico Aldrovandi e difese “oltranziste” verso gli assassini di Federico, ne sa qualcosa. Quella tra il Sap ed il Coisp infatti pare una disputa macabra a chi la spara più grossa, probabilmente giustificata anche da una battaglia di tessere sindacali, con parole d’ordine che tra gli uomini in divisa fanno una certa presa.

Ma alla indecenza – come sanno bene i familiari del povero Stefano Cucchi – pare non esserci più limite, e come scriveva qualche giorno fa un internauta «Quando si è certi di aver toccato il fondo, c’è sempre il Sap che scava nell’abisso».

 

da popoffquotidiano.it

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