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Chiamarla “Alt-right” ci aiuterà a combatterla!

Questa etichetta racchiude una galassia composita di soggetti appartenenti al vasto campo della destra americana, contraddistinta da nuove e peculiari forme di espressione e tattiche politiche.

L’alt-right, soprattutto grazie al ruolo svolto dai propri media, ha giocato un forte ruolo nell’elezione di Trump e le analisi sul suo conto hanno sempre più spazio tra i commentatori dei movimenti più profondi della società americana.

Il testo svolge un’importante critica al guardare in maniera troppo riduttiva questo fenomeno, identificandolo in maniera spicciola con altre forme di espressione della destra neonazista senza invece osservare i cambiamenti che hanno prodotto un suo rinnovamento quantomeno a livello di capacità di attrazione.

Il tema è centrale in relazione anche a quanto si muove dalle nostre parti, come abbiamo provato ad accennare qui, soprattutto in merito alla correlazione tra pagine gentiste, bufale online, rigurgiti patriarcali e sessisti, razzismo “classico” così come culturalista. Qui, come negli States, ridurre questo mondo ad una classica espressione di stampo fascista o nazista non aiuta a capirne la genealogia e a trovare adeguati elementi per combatterne il radicamento.

Buona lettura. Potete trovare il link originale qui, dove sono presenti anche altre analisi sul tema.

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Se “alt-right” è una etichetta benigna utile a nascondere l’ideologia dei suprematisti bianchi, perché così tanti “alt-rightists” si scansano da questa definizione per palesarsi ancora più fortemente intolleranti e bigotti del solito?

C’è una campagna in corso nel campo di chi si oppone a Trump per convincere la gente a smettere di usare il termine “alt-right” – una campagna che credo sia fuorviante. Si teorizza che “alt-right” sia un eufemismo ingannevole, che i suprematisti bianchi hanno creato per nascondere le loro convinzioni cariche d’odio.

Belt Magazine ha dato corda a questa idea nel mese di luglio:

” ‘Alt-right’ – scorciatoia per dire “destra alternativa” – è, come ‘pro-life’, il termine che il gruppo si è dato. E’ fuorviante, non rappresentativo, ed è soprattutto un termine benigno o addirittura attraente …. Cerchiamo quindi di scegliere un nuovo termine per riferirci a questo nuovo gruppo … ‘suprematista bianco’ funziona per me. ‘Nazionalismo bianco’ sembra pure adatto al caso. In alcuni casi, la parola ‘neonazista’ può essere pure utilizzato in maniera corretta.”

Recentemente, il Daily Kos ha dato eco a questo pensiero:

“I neo nazisti sanno che le loro solite firme ispirano repulsione tra molti americani. Ecco perché Bannon e la sua gente hanno inventato il termine ‘Alt-Right’ …loro sapevano che dovevano ri-crearsi un’identità. E sapevano che usare un termine diverso avrebbe aiutato ad offuscare la verità di ciò che sono. Quindi, bisognerebbe smettere di usare il termine ‘Alt-right’ e semplicemente definirli per quello che sono: Neonazisti. E se ciò è troppo esagerato, almeno avere la decenza di chiamarli suprematisti bianchi o nazionalisti bianchi”. Argomentazioni simili sono circolate su Twitter, come riporta Quartz.

Sono completamente d’accordo sul fatto che dovremmo esporci e combattere la politica della supremazia bianca in tutte le sue forme, ma una campagna per abolire il termine “alt-right” non ci aiuta a fare questo, rendendo in verità la cosa più difficile. Se vogliamo capire i punti di forza e di debolezza dell’alt-right, abbiamo bisogno di capire che cosa condivide con le vecchie correnti nazionaliste bianche – ma anche ciò che da queste la distingue. Al contrario, la campagna sul “non usare il termine ‘alt-right'” promuove incomprensione e l’ignoranza circa il movimento che si sta cercando di affrontare.

Tanto per cominciare, se “alt-right” è solo un’etichetta benigna per nascondere l’ideologia della supremazia bianca, perché così tanti “alt-rightist” si scansano da questa definizione per palesarsi ancora più fortemente intolleranti del solito? 

Ecco come Antifascist News descrive uno dei siti più popolari dell’alt-right, The Right Stuff:

“[Su The Right Stuff] hanno scelto di utilizzare apertamente insulti razzisti, degradano le donne e le vittime di stupro, deridono l’olocausto e istigano alla violenza contro gli ebrei. Il loro podcast, The Daily Shoah, che è un gioco che mischia The Daily Show e il termine Yiddish per definire l’Olocausto, è una tavola rotonda di diversi razzisti che trasmettono sotto pseudonimo. Qui fanno imitazioni vocali degli Ebrei, usano costantemente termini come ‘Nig Nog’ “, Fanghi ( in riferimento a ‘razze fangose”, ovvero non bianche), e chiamano le persone di discendenza africana ‘Dingos.’ La parola “negro”, insulti omofobi, inviti a rispettare il patriarcato culturale e l’eteronormatività sono all’ordine del giorno.”

Come Antifascist News sottolinea, il linguaggio razzista che è di routine su The Right Stuff è così vile che non è consentito nemmeno su Stormfront, il più antico e più noto sito web neonazista.

Lungi dall’adeguare le loro politiche ad un’identità più sfumata, molti alt-rightists hanno tuttavia avuto l’approccio opposto. Suprematisti bianchi di vecchio pelo come David Duke e Willis Carto hanno fatto una professione del mascherare la loro politica nazista come “populismo” o “il conservatorismo.” Ma ora le merde dell’alt-right bombardano Twitter con svastiche e scherzi sulle camere a gas, ridicolizzando l’antifascismo nel modo in cui nel 1960 i radicali ridicolizzavano l’anticomunismo.

L’idea del Daily Kos che Steve Bannon “e la sua gente” abbiano inventato il termine “alt-right” rafforza la distorsione. Bannon è in realtà un ritardatario del movimento, un divulgatore che – prima grazie a Breitbart News e poi come membro del team di Trump – ha offerto una versione edulcorata della politica dell’alt-right per il consumo di massa. Richard Spencer – che ha introdotto il termine alt-right anni fa per descrivere la convergenza di diverse forze di destra al di fuori dell’establishment conservatore – ha definito “alt-lite” questo fenomeno di appoggio dall’esterno alla corrente.

Su un livello più profondo, la campagna “non chiamarli ‘alt-right'” incarna la malaugurata idea che le politiche del suprematismo bianco siano praticamente tutte uguali. Si suppone che una volta preso atto che gli alt-rightists sostengono l’ideologia razzista, i dettagli non contino davvero, ed esplorarli appena ci distragga dal problema centrale. Ma sono proprio questi “dettagli” che ci aiutano a capire che cosa abbia fatto dell’alt-right una forza significativa, la sua capacità di attingere a paure e risentimenti popolari, il suo rapporto con le altre forze politiche, le sue tensioni interne e punti di debolezza.

Qualche decennio fa, la maggior parte dei razzisti di estrema destra abbandonò il segregazionismo alla Jim Crow a favore del nazionalismo bianco – la dottrina per la quale le persone di discendenza europea non solo dovrebbero governare le persone di colore, ma anche escluderle e sterminarle del tutto. Gli avversari che non sono riusciti a riconoscere questo cambiamento sono stati colti di sorpresa quando i suprematisti bianchi passarono dal terrorizzare le persone di colore a fare la guerra al governo degli Stati Uniti.

Dicendo che non li dovremmo chiamare della “alt-right”, stiamo dicendo che non abbiamo bisogno di capire il nostro nemico. E’ come se un conservatore nel 1969 guardando alla New Left – comprendente dai seguaci di Alinsky agli Yippies, dagli attivisti di Clean for Gene agli Weathermen – avesse detto: ” Questa etichetta ‘New Left ‘ è solo uno stratagemma per nascondere la loro agenda sovversiva. Sono solo tutti comunisti. Questo è tutto quello che dobbiamo sapere, e tutte queste differenze insignificanti sono solo una distrazione.” Questo tipo di atteggiamento avvantaggia soltanto i vostri avversari.

Queste sono alcune delle caratteristiche distintive dell’alt-right che credo gli antifascisti dovrebbero prendere in considerazione:

* L’alt-right è forte in tattiche online, ma debole nella organizzazione nel territorio reale. I suprematisti bianchi sono stati a lungo i pionieri nello sfruttamento delle nuove tecnologie di comunicazione, ma l’alt-right è la prima corrente di estrema destra che esiste principalmente on-line. Gli alt-rightists hanno abilmente utilizzato meme online come #Cuckservative e #DraftOurDaughters come strumenti di propaganda per dare risalto mainstream al loro discorso. Hanno anche trasformato le molestie on-line e l’abuso in una tattica potente per intimidire e silenziare gli avversari. Ciò solleva importanti sfide per gli antifascisti. Una cosa è “chiudere”un raduno neonazi, o anche un sito web, ma qualcosa di nuovo e diverso è “chiudere” una campagna Twitter di minacce e abusi inviati da un drappello in costante movimento di contatti anonimi.

Al contrario, gli alt-rightists hanno poca organizzazione formale e capacità molto limitata di chiamare a raccolta i supporters per i raduni fisici o altri eventi. Questo potrebbe cambiare. Alcuni gruppi dell’alt-right, come ad esempio la Rete della GioventùTradizionalista/Partito dei lavoratori tradizionalisti, stanno attivamente costruendo ponti con la “vecchia scuola” dei gruppi della supremazia bianca, in parte per contribuire ad aumentare la loro presenza fisica.

* L’alt-right riunisce diversi rami del nazionalismo bianco. Alcuni alt-rightists abbracciano l’ideologia neonazista. Altri sottolineano uno pseudoscientifico “realismo razziale” costruito sulle statistiche del quoziente intellettivo e sulla genetica. Una terza corrente principale prende in prestito tanto dalla Nuova Destra europea, che ha rielaborato l’ideologia fascista utilizzando concetti presi in prestito da movimenti progressisti, quali la diversità culturale e le politiche dell’identità. Non c’è sovrapposizione tra queste correnti, e nonostante alcune lotte interne l’ alt-right fino ad ora è riuscita a mantenere un approccio accogliente da “grande tenda”, evitando le divisioni settarie che hanno ostacolato molte iniziative precedenti dell’estrema destra. Ma la differenza ideologica potrebbe essere un punto di vulnerabilità.

* L’alt-right comprende ideologie di destra che non sono centrate sulla razza. il nazionalismo bianco è stato il centro di gravità dell’alt-right, ma il movimento si sovrappone anche con altre correnti politiche, tra cui:

la cosiddetta “uomosfera“, una sottocultura internet di attivisti per i diritti degli uomini, artisti pick-up, e altri concentrati a distruggere il femminismo e a re-intensificare il dominio maschile sulle donne;

il movimento neoreazionario (noto anche come l’Illuminismo Oscuro), una rete di intellettuali autoritari che considerano la sovranità popolare come una grave minaccia per la civiltà;

l’ anarchismo di destra dell'”Attacca Il Sistema” di Keith Preston, che unisce l’opposizione ai grandi Stati con una sorta di elitarismo nietzscheano;

il tribalismo maschio di Jack Donovan, che prevede un sistema patriarcale sulla base di “bande” di uomini guerrieri legati strettamente tra loro.

Queste correnti hanno influenzato in modo significativo gli obiettivi dell’alt-right, le tattiche, le forme di organizzazione e gli obiettivi politici. Hanno anche aiutato l’alt-right a raggiungere le persone che non possono essere a favore della supremazia bianca – e potrebbero anche non essere bianche in generale. Questa capacità di estendere la sua portata è parte di ciò che rende l’alt-right pericolosa. Ma c’è stato anche un conflitto: per esempio alcuni alt-rightists hanno accusato il fondatore dei neo-reazionari Curtis Yarvin ( “Mencio Moldbug”) di essere un Ebreo, o hanno denunciato l’icona della “uomosfera” e possibile alleato Daryush Valizadeh ( “Roosh V”), come un “grasso iraniano”che contamina le donne bianche.

* L’alt-right è divisa internamente su come affrontare il tema degli ebrei e degli omosessuali. L’antisemitismo è uno standard in tutta la alt-right, ma assume forme molto diverse. Neonazisti all’interno dell’alt-right guardano agli ebrei come l’incarnazione definitiva del male, che deve essere completamente escluso dal movimento e da qualsiasi terra bianca. Ma altri alt-rightists vogliono allearsi con gli ebrei di destra contro i musulmani e considerano Israele come un qualcosa di utile per mantenere gli ebrei lontani dal sovvertire la società bianca. E alcuni alt-rightists – in particolare Rinascimento Americano, una delle istituzioni fondamentali del movimento – apprezzano gli ebrei come oratori e scrittori, e come partecipanti di una futura patria bianca.

Allo stesso modo, mentre molti alt-rightists vogliono sopprimere l’omosessualità, altri denunciano l’omofobia come una forza di divisione che indebolisce la solidarietà bianca e il legame maschile necessario alla civiltà per prosperare. Alcuni alt-rightists, come Jack Donovan e James O’Meara, sono apertamente omosessuali. Donovan ottiene un sacco di commenti omofobici da altri alt-rightists, ma il suo lavoro è anche influente e ampiamente rispettato nel movimento, in una certa misura anche tra gli omofobi. Alcuni alt-rightists hanno usato anche l’islamofobia, nel tentativo di “inserire un cuneo tra gay e musulmani”.

Finora gli alt-rightists hanno mantenuto questi disaccordi entro certi limiti, ma questi potrebbero intensificarsi, per esempio se Donald Trump perseguirà in Medio Oriente la politica fortemente filo-sionista che ha promesso.

* L’alt-destra è prevalentemente maschile. Ciò riflette la politica patriarcale del movimento, naturalmente, ma anche il carattere da bar sport delle reti on-line che forniscono la maggior parte delle sue reclute, così come pure il rifiuto generale dell’alt-right di pensare agli interessi o alle preoccupazioni delle donne in modo significativo. Al contrario, l’egualmente misogino movimento patriarcale biblico ha molte più partecipanti femminili e attiviste, perché almeno offre alle donne un senso di appartenenza e di riconoscimento, per quanto distorto. Una famiglia patriarcale non può esistere senza le donne, ma anche questo tipo di famiglia è periferico o irrilevante per il tribalismo maschile e per vaste aree della “uomosfera”.

* La maggior parte degli alt-rightists saluta Donald Trump come un utile trampolino di lancio. La maggior parte di loro ha sostenuto la campagna presidenziale di Trump e sono rimasti entusiasti dalle sua vittoria sconvolgente sia sull’istituzione del GOP che su Hillary Clinton. Ma loro non pensano che Trump condivida la loro politica o che porterà alla etno-stato bianco che vorrebbero. Piuttosto, essi credono che una presidenza Trump darà loro più spazio per diffondere la loro ideologia e spostare il baricentro del discorso in loro favore. A loro volta, si vedono come avanguardia politica della coalizione Trump, assumendo posizioni intransigenti che mirano a tirare Trump più a destra, consentendo a quest’ultimo di definirsi moderato in confronto. Il rapporto della alt-right con Donald Trump è stato enormemente vantaggioso per entrambe le parti, ma potrebbe anche peggiorare in tanti modi. Anche mentre aumenterà il grado di autoritarismo, Trump dovrà navigare tra l’alt-right e gli altri giocatori in campo, soprattutto una classe dirigente economica la cui maggioranza non voleva la sua elezione.

* * *

Ci stiamo muovendo in un periodo cupo, dove la comprensione delle forze che abbiamo di fronte ci sarà più importante che mai. Ciò significa esporre le ideologie suprematiste in tutte le forme e le guise, ma significa anche sviluppare un vocabolario politico che ci permetta di fare delle distinzioni, piuttosto che trattare tutti i nemici come una massa indifferenziata.

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