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La ragione delle lotte per la casa contro la devastazione del Paese

Se già nei territori sono le lotte reali a fare emergere le contraddizioni sociali tra i passaggi politici imposti dall’alto e le disastrose conseguenze a cui questi portano (basti pensare all’impennata degli sfratti in tutte le principali città), l’ opinione pubblica é rimasta saldamente ancorata nel giustificare la necessità economica di rilanciare il capitalismo nostrano proprio attraverso la modalità più nociva per il territorio.

A questa impassibilità mediatica d’altro canto si è accompagnata in questi mesi la criminalizzazione tout court della determinazione a portare avanti il dissenso di fronte a politiche, queste sì, criminali e irrispettose della popolazione nel suo complesso. Ad un tirare dritto delle controparti di fronte alla supposta irrinunciabilità alle grandi opere, i cui costi si gonfiano di pari passo con la loro inutilità, fino ad imporre un passaggio di ridefinizione dell’ urbanità che si traduce in esclusione dalle città delle persone meno abbienti, se non per esigenze di sfruttamento nei grandi nodi della produzione e del commercio, si è frapposto e si sta frapponendo un percorso di contrapposizione che ha fatto e sta facendo della lotta alla speculazione e per il diritto all’abitare il suo cardine primario. La centralità dei nervi scoperti toccati da un percorso finalmente reale e non evocativo (contrariamente a cicli passati, di fatto richiusi poi in sé stessi), ha portato le controparti a colpire alcuni compagni rimasti sempre a testa alta come PAOLO e LUCA, come se le ragioni di decine di migliaia di persone che ora traducono e territorializzano il corso della sollevazione si potessero arrestare con queste misure meschine.

A distanza di un anno dal 19 ottobre, invece, quelle decine di migliaia di persone sono tuttora in lotta e lo sciopero sociale appena trascorso del 16 ottobre, passaggio indicato dalla plenaria in val di Susa, è uno dei passaggi di questo portato.

Anche su Repubblica, solo ora, qualche penna probabilmente fuori dal coro, pare accorgersi che il modello di gestione delle risorse e di sperequazione economica che mira a distruggere altre porzioni di territorio incentivando la cementificazione e la speculazione è il modello con cui si sta mettendo in ginocchio il tessuto sociale del Paese, con buona pace di Lupi, Renzi e delle lobbies del mattone.

Le stesse lobbies che, arroccate dentro il pala fiere di Bologna, hanno fatto quadrato con Confindustria in occasione del SAIE, mentre al di fuori tutta una città meticcia e un tessuto di relazioni ricomposto nelle lotte viene avanti senza timore e porta un’alternativa percorribile e includente basata sull’ autorecupero dal basso dei territori, degli spazi volutamente lasciati vuoti e abbandonati, nonché sulla riscoperta della solidarietà.

Non che ce ne fosse bisogno, ma a questo giro l’ articolo succitato di Repubblica online, che si pronuncia senza mezzi termini per l‘abolizione del Piano Casa e contro le grandi opere inutili, pare un buon viatico alle prossime lotte per la Casa, il Reddito e la Dignità, e l’imminente appuntamento romano di Abitare Nella Crisi, ulteriore tappa per approfondire un percorso che ha già dimostrato di saper andare lontano con le proprie gambe.

Riportiamo qui gli ultimi passaggi dell’articolo:

Ci siamo chiesti a lungo perché nel nostro paese si continuasse a costruire, a dispetto del declino demografico (la quota di immigrazione appare tuttora relativa) e socioeconomico. La spiegazione è stata fornita dagli studiosi di marketing immobiliare: da tempo non si costruisce più per la domanda sociale: la rendita fondiaria, poi immobiliare, si è trasformata sempre più in finanziaria. I “nuovi vani” dovevano costituire le “basi concrete” per “costruzioni virtuali” di fondi d’investimento o risparmio gestito. A parte la quota di riciclaggio di capitale illegale, facilmente intrecciata a essa. La schizofrenia delle politiche urbanistiche delle ultime fasi ha largamente favorito tutto ciò, con accelerazioni da parte del presente governo, per cui tutela e attenzione all’ambiente e al paesaggio sono solo declaratio: in realtà si tenta di continuare ad aggirarle per realizzare nuove “Grandi opere inutili” e cementificazioni; come dimostrano lo “Sblocca Italia” e il ddl Lupi, da cancellare subito.

 

Piquetero

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