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Le navi che affondano

Fanno ridere in questo contesto i timori di Casini per le macerie che sommergono i moderati, o di Napolitano che è già spaventato per l’ingovernabilità che potrebbe crearsi alle politiche del prossimo anno. Di questa situazione non possiamo che esserne felici e con noi tutti coloro che fino adesso sotto le macerie sociali sono stati costretti a viverci.

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In una minuscola frazione dell’Aspromonte un giovane sulla trentina viaggia a dieci km orari a bordo del suo Jimny scalcagnato. Sono le 22, l’aria gelata dell’inverno sta sferzando le cime degli ulivi. I finestrini dell’auto sono appannati. Lui non deve andare da nessuna parte, non deve raggiungere parenti o amici: molti di loro si sono trasferiti in città, altri sono al Nord, forse torneranno per le ferie di Natale. Una grande cappa di solitudine lo avvolge, lo opprime. Si chiede, quando è solo, sempre più solo, se il resto del mondo sappia cosa vuol dire vivere così, abitare in un paese morente senza la possibilità, l’intenzione o la forza di andarsene.

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