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Note post-elettorali: Grillo, modello-sicilia e movimenti

Seppur gli scenari possibili siano molteplici e la via verso la “grande coalizione” sia fortemente desiderata da Napolitano, la volontà diffusa tra i partiti di evitare il ritorno alle urne potrebbe divenire una effettiva spinta alla nascita di un governo tutto targato Bersani. A quel punto non sarebbe da escludere la strategia dei dirigenti del Pd di provare a replicare quanto portato avanti da Crocetta all’Assemblea Regionale Siciliana. Il tutto a cominciare dalla condivisione delle responsabilità di amministrazione, che in Sicilia ha consegnato ai cinque stelle il vicepresidente vicario dell’assemblea (Venturini), cariche istituzionali e la presidenza della commissione ambiente (Trizzino). Così sui giornali si fa oggi spazio il richiamo a mosse quali “l’appoggio esterno” così come ha funzionato in Sicilia con un connubio che ha finora prodotto l’approvazione della finanziaria regionale da parte del M5s dopo aver costretto Crocetta a rivedere le posizioni del governo sulla questione Muos. Certo non è scontato che a livello nazionale possano reggere a lungo termine i precari equilibri che sostengono il governo siciliano, vista la maggiore complessità della fase e degli interessi in gioco che si traduce in ingovernabilità senza via d’uscita.

Ma appunto, la appena citata vicenda Muos ci porta direttamente alla successiva ma non secondaria questione che vogliamo qui affrontare. Qualche giorno prima delle elezioni Lele Rizzo, sulle nostre pagine scriveva: “la Valle è vaccinata rispetto alle elezioni e ai percorsi istituzionali, dimostrando diffidenza e non associandosi a nessuno” indicando non una posizione di distacco ideologico dalle ipotesi istituzionali, ma piuttosto una sana diffidenza basata sulla necessità dell’autonomia delle lotte (di quella NoTav in particolare) e di rapporti basati sul radicamento e sulla forza che sono in grado di esprimere. Proprio grazie a tali rapporti la Valle è stata in condizione di conoscere “i 5 stelle non per il programma che portano avanti ovunque, basato sulla legalità e gli altri punti che lo compongono, ma al contrario, li ha conosciuti per la partecipazione a momenti di lotta e percorsi che poco hanno a che fare con quello spirito giustizialista che li caratterizza sempre”.

Il nodo centrale che vogliamo qui far emergere è che in presenza di percorsi di lotta forti e maturi lo spauracchio grillino non può riuscire a sussumere gli antagonismi e le conflittualità. Inoltre, la presunta natura di “garanzia sistemica” (che in tanti oggi gli imputano), ma soprattutto il ruolo di potenziale blocco nello sviluppo delle lotte, viene smentita dal fatto che i loro più grossi risultati elettorali arrivano perlopiù da territori in cui movimenti forti ci sono (vedi Val di Susa).

Tornando alla questione Muos, il movimento sa bene che le revoche delle autorizzazioni alla costruzione sono figlie della pressione e della forza sociale espressa dai blocchi quotidiani ai lavori. L’auspicio è che il movimento faccia sua quella consapevolezza per cui in assenza di lotta la rappresentanza di governo non promette nulla di buono e l’M5s assume il modus operandi à la Pizzarotti già analizzato rispetto all’esperienza parmigiana. Se il movimento NoMuos riuscirà a fare propria quella diffidenza nell’operato istituzionale non resterà che interagire con gli attivisti No-Muos del cinque stelle per accrescere le lotte.

Lo spazio che il M5s ruba (?), piuttosto, è quello della rappresentanza. Che poi è una vecchia questione. Dire che Grillo garantisca continuità e rinnovamento al sistema attuale ci pare una banalità tanto lampante quanto quella incarnata in passato dalle ipotesi “social forum” e “arcobalene” o adesso da quelle “arancioni”. Il punto qui è, come è sempre stato, nella capacità delle lotte e dei movimenti di esprimere proprie posizioni e di portarle, attraverso rapporti di forza determinanti, a piegare le scelte dei governanti.

In altri termini, nell’attuale stato liquefatto del sistema politico italiano, questi soggetti (ancora da verificare in incisività, sicuramente non rivoluzionari rispetto al sistema politico nel complesso ma altrettanto sicuramente destabilizzanti per l’attuale scenario partitico e per gli equilibri della governance del paese) possono diventare strumenti o comunque veicoli per le mobilitazioni. Vedi, ancora, Val di Susa.

Se è vero che l’eterogeneità dei soggetti elettori di Grillo attraversa composizioni simili a quelle che in altri territori hanno dato luogo a mobilitazioni di massa e proteste trasversali, è vero anche che non possiamo pensare per sottrazione sostenendo che l’assenza di queste in Italia sia solo frutto delle presenze grilline sui territori. Sarebbe forse l’ennesimo modo di sfuggire ad analisi materialiste su scelte e posizionamenti, passati e futuri. Dimenticando la necessità della produzione di soggettività antagoniste dimentichiamo anche che i movimenti, l’antagonismo, l’autonomia sono una cosa, la rappresentanza, vecchia o nuova, un’altra.

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