InfoAut
Immagine di copertina per il post

Portogallo: tutto calmo sul fronte occidentale?

  1. L’enigma portoghese

Un osservatore minimamente attento che si affaccia sulla mappa europea dei conflitti e delle convulsioni sociali del XXI° secolo rimarrà di sicuro sorpreso nel constatare che un irriducibile paese della periferia dell’impero abbia resistito tanto prima di entrare a far parte della grande ondata di contestazione in corso. Come se avessero preso una pozione magica che li fa manifestare pacificamente e con tutto il civismo del caso, i portoghesi hanno subìto in maniera rassegnata le manovre e le pretese che gli sono stati dettate dai “mercati”. Le cause della singolare tranquillità sociale- in un paese dove tutto è crisi, disoccupazione, povertà e spudorato sfruttamento- sembrano sfidare queste ragioni. Sappiamo da fonti certe che ciò non è dovuto agli elevati salari ottenuti o ai numerosi diritti che esistono in Portogallo.

Vedendo scoppiare le lotte in Grecia, molti osservatori hanno girato poi lo sguardo verso il paese che – alla stessa latitudine, della stessa dimensione e dai simili indicatori sociali – in maniera quasi naturale andava seguito. Eppure, tutto è rimasto tranquillo sul fronte occidentale, in cui i governi non si stancano di sputare in faccia ai governati. C’è chi parla di “natura tendenzialmente pacifica dei portoghesi”, cosa che le principali statistiche relative alla violenza domestica (si veda , quella degli uomini adulti su donne e bambini) e agli incidenti tra vicini nelle zone rurali e suburbane (che spesso terminano con sparatorie o accoltellamenti), nonché la semplice osservazione di tutti i giorni, sembrano smentire categoricamente. Come si spiega, quindi, che in una società così violenta e disuguale, le proteste e le manifestazioni siano sempre pacifiche?

 

  1. Vecchi e nuovi problemi

È importante tenere conto del peso delle pratiche informali dell’economia sotterranea, delle reti di appoggio familiare e della predisposizione ad emigrare, molto radicata in certe zone del paese. Va sottolineato anche il fatto- probabilmente determinante- che stiamo parlando principalmente di giovani, che non possono rivendicare l’esperienza di aver partecipato ad un movimento sociale vittorioso, che abbia lasciato loro insegnamenti, pratiche e convinzione necessari per combattere questa dimensione. Il movimento studentesco, un insieme di cultura dove si potrebbe sviluppare e allargare la sana abitudine della rivolta e della contestazione, non ha accumulato niente, se non sconfitte, impasse ed esitazioni, anche quando chiamato a fronteggiare avversari incapaci e offensive poco gradevoli. Nelle scuole superiori così come nelle università, si è appreso soprattutto la routine dell’obbedienza e l’usanza di divincolarsi tra gocce di pioggia.

Dall’altro lato, gli sforzi di organizzazione e mobilitazione di “strada” hanno sentito il peso della tradizione politica autoctona, in cui niente è solito accadere senza che i vertici di un partito abbiano avuto l’opportunità di pronunciarsi sul tema. È palese che gran parte dei movimenti che girano in torno alla precarietà e alla disoccupazione raramente concepiscono la possibilità che siano i precari e i disoccupati i reali protagonisti e soggetti della loro emancipazione, presentandoli quasi sempre come vittime passive da difendere o proteggere, una “ generazione” le cui “ qualifiche” hanno voluto un capitalismo più sofisticato e imprenditori sempre al passo coi tempi, per non parlare di una politica “altra”, chiara alternativa ( e si vede bene), che ci è stata regalata. È soprattutto al suo status di elettore e di cittadino, più che alla sua condizione di proletario , che si ammicca. Anche la frammentazione delle lotte contribuisce a questo sconforto, che ha ristretto il campo delle solidarietà e delle contaminazioni possibili. Manca, in questa costa occidentale dell’Europa, un immaginario del conflitto sociale capace di interpellare la massa che quotidianamente si affanna tra contratti a termine e disoccupazione crescente. È questo enorme peso di inerzia che il movimento si vede obbligato a superare.

È vero che c’è stata una rivoluzione nel 1974-75, ma il fatto che gli sia succeduta una contro -rivoluzione di velluto – culminata nella ricostruzione dell’apparato statale, in un’ottica capitalista della crisi contro il movimento operaio tendente alla costruzione europea, che ha pacificato definitivamente il paese- lo rende contemporaneamente troppo vicino e troppo lontano. Dall’altro lato, è difficile non accorgersi che i campi politici e sociali non hanno qui derive conflittuali come quelle avute, nel XX secolo, in altri paesi attraversati da guerre civili: Spagna, Grecia e , con differenze che si sapranno, l’Italia.

Esiste , inoltre, il dato fondamentale che in Portogallo la scolarizzazione di massa ha coinciso nei tempi, con la diffusione del piccolo schermo, il che amplifica enormemente il potere della televisione sulla scrittura.

Da quando l’austerità è diventata la parola magica della vita pubblica in Portogallo, siamo stati messi a confronto con proteste dalle dimensioni così variabili- dalle scarse centinaia di persone in una manifestazione di disoccupati, alle centinaia di migliaia di persone nella manifestazione della «geração à rasca», quella del 12 Marzo 2011- difficile delineare la percezione con cui la televisione erige ed annulla manifestazioni, presentandole, ora come un fatto indecifrabile dalle imponenti conseguenze politiche, ora come una semplice data in una vasto ed innocuo calendario di proteste ordinarie. Al peso dell’inerzia va aggiunto il potere del senso comune- come è costruito dai telegiornali – per capire come certe forme di intendere il conflitto sociale e la lotta vengano presentati carichi di esotismo ed eccentricità all’interno del movimento, riscontrando enormi difficoltà prima di risultare comprensibili e mettere in ombra il dispositivo politico creato dalla sinistra partitica e dall’apparato sindacale.

L’assenza di una retroguardia solida – di spazi di aggregazione e socialità, di mezzi logistici basilari, di un supporto legale effettivo, di una rete di solidarietà più consistente e di strumenti di comunicazione più efficaci- rende ancora più evidenti le difficoltà, relegando il controllo delle manifestazioni alle organizzazioni partitiche e privando il movimento di consistenza e densità che possono prendere forma solo in un scala di pratiche quotidiane. Gli sforzi, seppur minimi , messi in atto nel tentativo di opporsi a questa situazione, trovano subito la risposta dell’apparato repressivo dello Stato, che cerca di isolare le lotte per renderne più facile la criminalizzazione. È qui che il cerchio si chiude: le manifestazioni vengono tutelate solo nella direzione di mantenerle ordinate e pacifiche, per potere supportare una “convergenza a sinistra” e portare in strada le istituzioni; e dato che è li che si gioca il tutto per tutto per chi deve governare, non sono , quindi, minimamente allettanti per chi desidera prendere le proprie vite in mano , per chi si è stancato di rimanere a guardare e ha deciso di iniziare a giocare.

  1. Eppur si muove

Il lettore che giunge fin qui rimarrà forse con l’impressione che in Portogallo tutto è disfattismo e che coloro che qui combattono il capitalismo e lo stato hanno gettato la spugna. In realtà, questo contributo cerca in primis di far conoscere alcuni dei principali problemi che viviamo e che siamo stati capaci di identificare nelle nostre discussioni e riflessioni collettive, nel tentativo di spiegare cosa è che differenzia questo rettangolo dalle altre regioni europee. È importante sottolineare che dal Marzo del 2011 si sente e respira un’aria diversa. Pur essendoci tutti i problemi, impasse e difficoltà sopra descritti, qualcosa sta cambiando , e la velocità di tale cambiamento è difficile da prevedere o anticipare. Fin da subito , la combinazione tra l’austerità imposta dalla UE e dal FMI, l’inettitudine e l’arroganza della coalizione del governo che le applica- orientata , secondo il premier, ad andare “oltre la Troika” in materia di privatizzazioni, flessibilità e riduzioni salariali – ha allargato in maniera significativa l’eco delle proposte e slogan più radicali, portando in strada una massa non abituata a partecipare alle manifestazioni, rendendo difficile la vita ai sindacati e alla sinistra: insomma, ha ampliato il campo del possibile.

I segnali che qualcosa stesse cambiando erano già visibili. Anche se in maniera minore rispetto a ciò che è accaduto in Spagna e in Grecia, l’acampada del Rossio (Lisbona) ha rappresentato un’esperienza di comunicazione, cooperazione e organizzazione di vari gruppi e individui che non si conoscevano, dando vita a dinamiche interessanti in termini di mobilitazione. La manifestazione internazionale del 15 Ottobre 2011 ha rappresentato una prima dimostrazione della capacità da parte di organizzazioni, collettivi e gruppi informali di mettere in campo una protesta fuori dall’ala dei partiti e dei sindacati. E negli scioperi generali del 24 Novembre 2011 e dello scorso 22 Marzo, le paralizzazioni – anche se non capaci di bloccare totalmente l’economia- hanno visto manifestazioni di strada più conflittuali del solito, culminate con scontri con la polizia in varie zone di Lisbona e di Porto. Infine, le esperienze di occupazione sviluppate a Fontinha (Porto) e a S. Lazaro (Lisbona) dimostrano- soprattutto la prima- come sia possibile violare le imposizioni della polizia e, nonostante lo sgombero, hanno rappresentato la capacità di evitare l’isolamento e di mettere insieme vasti movimenti di solidarietà, visibili nell’enorme manifestazione che ha rioccupato simbolicamente la ES.CO.LA il 25 Aprile e nella manifestazione in risposta allo sgombero di S. Lazaro chiamata nello stesso giorno e che è stata attraversata da centinaia di persone.

Quando il governo ha annunciato misure più pesanti contro i salari e le pensioni, il 7 Settembre, non è stato difficile prevedere una risposta forte da parte della strada. Ma nessuno avrebbe previsto l’affluenza alla manifestazione che ha inondato tutto il paese il 15 Settembre scorso, inizialmente convocata da un gruppo informale di persone genericamente di sinistra si è subito trasformata in una grandissima e spontanea mobilitazione di massa che ha minato le basi del governo. Per diverse ore il parlamento- non incluso nel percorso “ufficiale” della manifestazione- è stato assediato da migliaia di persone e la polizia si è trovata a confrontarsi con centinaia di volti coperti, di ceto e provenienza diverse, che gli lanciavano contro pietre, bottiglie e petardi, senza che nessun manifestante si preoccupasse di condannarli o di etichettarli come “violenti”. È bastato un tardo pomeriggio e un inizio serata per far svanire l’immagine pacifica e di “buon alunno della troika” del Portogallo il cui governo e adepti vari si erano impegnati laboriosamente ad assumere già da un anno. E tutto questo è avvenuto senza che ci fosse un piano o una decisione già presa da nessuno.

La frequenza con cui sono uscite le notizie sui giornali, prima e dopo le manifestazioni, riguardanti i “gruppi violenti”, le “frange estremiste” con legami all’estero o gli “anarchici pericolosi”, dimostra che la polizia ha visto nelle posizioni e nelle pratiche libertarie e antiautoritarie un nemico da abbattere. La polizia portoghese è famosa per i tatticismi intimidatori preventivi, non risparmiandosi nel fare minacce (come l’avviso secondo cui avrebbero avuto tolleranza zero nei confronti dei manifestanti del 25 Aprile e del 1 Maggio ),nel pestare chiunque si imbatta con loro (inclusi anziani o giornalisti, come è avvenuto nello sciopero del 22 Marzo, a Lisbona) o nell’accerchiare e fermare per ore con il pretesto di identificare manifestanti ( come nella manifestazione contro lo sgombero di S. Lazaro). Poco più di un anno fa, una manifestazione libertaria a Setubal, il 1 Maggio, è stata repressa con proiettili di gomma, manganellate e spray mace , oltre a veri e propri spari in aria. È risaputo, anche per chi non legge Agamben, che lo Stato portoghese violi in tutti i modi le sue proprie leggi come in una guerra civile di bassa intensità.

In questo momento, in cui la rivolta si diffonde in una scala senza precedenti, è diventato assolutamente importante segnalare la macchina repressiva che viene messa in campo per spiegare ogni incidente, ogni scontro, ogni trasgressione e atto di resistenza come parti di una grande cospirazione anarchica. Evitare l’isolamento, combattendo politicamente le tendenze che vogliono fare del movimento uno strumento per facilitare la sinistra al governo , sono la principale sfida per chi vuole aprire ed allargare il fronte occidentale. Accentuare la dimensione internazionale della lotta contro l’austerità e diffondere idee, esperienze e pratiche di auto organizzazione e di azione diretta, sono l’obiettivo principale da raggiungere. La Grecia come parola d’ordine. Scendere in campo senza frontiere la maggiore ambizione.

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Per coloro che soddisfano le condizioni”, Una nuova pagina della mai realizzata abolizione dell’hukou

Traduciamo di seguito un articolo di Eli Friedman pubblicato sulla rivista Positions Politics nel giugno 2026. Il testo prende spunto dalla nuova direttiva del Consiglio di Stato cinese sui servizi pubblici nel luogo di residenza per interrogarsi su una questione che ritorna ciclicamente nel dibattito sulla Cina contemporanea: il sistema dell’hukou sta davvero per essere […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dalla discarica al clic

Il 1 maggio 2026 i principali sindacati italiani si sono dati appuntamento a Marghera.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Intelligenza artificiale e guerra

Proponiamo i due approfondimenti realizzati dalla trasmissione universitaria I Saperi Maledetti in onda gli ultimi due lunedì del mese sulle libere frequenze di Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Geopolitica e lotta di classe: crisi, anti-americanismo e possibile ripresa riformista dell’attività proletaria – Tre domande a Raffaele Sciortino

Raffaele Sciortino, ricercatore indipendente, autore di “Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia” (Asterios editore)

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Scacco matto in Iran. Washington non può invertire o controllare le conseguenze della perdita di questa guerra – di Robert Kagan

“L’aggiustamento globale a un mondo post-americano sta accelerando. La posizione un tempo dominante dell’America nel Golfo è soltanto la prima di molte vittime”.

Da Acta Media

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

“Luoghi strategici in vista di un conflitto armato?” Breve inchiesta durante la manifestazione regionale per la sanità pubblica tenutasi a Torino il 23 maggio 2026

Il 23 maggio scorso siamo andati allo sciopero regionale per la difesa della sanità pubblica indetto dal CIPES (Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure) nella città di Torino. Abbiamo condotto qualche breve intervista tra i partecipanti sui temi della manifestazione, del riarmo, dei corsi universitari di medicina e infermieristica.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Sull’abbassamento dell’età della violenza di genere: guerra, nuove destre e manosfera

Leggiamo ancora una volta con dolore e rabbia di un episodio di violenza avvenuto nella nostra città: stavolta una violenza agita da tre ragazzi di 19, 21, 22 anni nei confronti di una ragazza di 13. 

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Dentro il nuovo spirito etico-politico

Genocidio, guerra, crisi. È dentro un contesto internazionale sempre più pesante, segnato dallo stravolgimento degli equilibri politici degli ultimi anni, che questo autunno si sono riaperte anche possibilità di mobilitazione di massa. Piazze attraversate da soggettività spesso disorganizzate, non sempre politicizzate in senso tradizionale, ma capaci di rompere la passività di fronte alla guerra e alla complicità occidentale nel genocidio in Palestina.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Cosa pensano l3 giovan3 della guerra: un’inchiesta radiofonica a cura della trasmissione “I saperi maledetti”

Ripubblichiamo le tre puntate-inchiesta svolta dalle redattrici e redattori del programma “I sapere maledetti” in onda gli ultimi due lunedì del mese su Radio Blackout.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Torino 80

Abbiamo attraversato quegli anni ‘80 con gioia e fatica. Giovani, allora, che pensavamo ancora di poter cambiare un mondo che non ci piaceva, arrivati troppo tardi per l’ondata rivoluzionaria del lungo ’68 italiano e troppo presto per non sentirne il peso.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Per il reintegro immediato dei licenziati Logiport e De Luca

Ripubblichiamo l’appello a mobilitarsi contro i licenziamenti del SI Cobas Napoli-Salerno e numerose altre realtà.

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: Circa 26 feriti e una decina di arresti negli scontri di San Julián

Circa 26 feriti, due molto gravi, con un trauma alla testa, e più di una decina di arresti è il saldo dei gravi scontri che si sono registrati questo sabato nel paese di San Julián, nel dipartimento di Santa Cruz, quando agenti di polizia, militari e gruppi civili di scontro come l’Unione Giovanile Cruceñista (UJC) hanno tentato di sbloccare la strada che unisce la capitale del Santa Cruz con il Beni.

Immagine di copertina per il post
La Fabbrica della Guerra

Fabbrica della guerra, Laboratorio della guerra, Drone Valley.

Uniamo qualche punto per mettere a fuoco, nel contesto più ampio di ristrutturazione del territorio in funzione della guerra, la recente notizia riguardo la prospettiva di produzione di droni militari ad alta tecnologia a Modena attraverso una partnership che vede Italia e Regno Unito collaborare tramite la milanese Vigilar Group Spa e la britannica MGI Engineering Ltd, che aprirà la sua sede italiana nella nostra provincia.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

L’unica sovranità energetica è quella decisa dal popolo: Meloni e il nucleare una favola ridicola

Due referendum popolari hanno sancito il NO al nucleare in Italia. Una premessa obbligata dalla quale partire per leggere le forzature del governo Meloni sul tema: riaprire le centrali puntando sui “nuovi” Small Modular Reactors sarebbe la soluzione per l’indipendenza energetica. Tutte balle, scusate il francesismo. 

Immagine di copertina per il post
Conflitti Globali

Bolivia: il governo di Paz crolla, El Alto conferma le proteste mentre i ministri si dimettono e cresce la preoccupazione per lo stato d’emergenza

La crisi politica che attraversa la Bolivia è entrata in una nuova fase di aggravamento dopo che un’affollata assemblea a El Alto ha deciso di approfondire le misure della protesta, di mantenere i blocchi e di chiedere la rinuncia dei funzionari del governo di Rodrigo Paz.

Immagine di copertina per il post
Sfruttamento

Amendolara: mai più schiavi

Riprendiamo il comunicato pubblicato da Fem.in cosentine in lotta, Usb Reggio Calabria, Colpo Popolare, Addunati di Lamezia e La Base Cosenza in merito al corteo di ieri ad Amendolara in risposta alla strage da caporalato.

Immagine di copertina per il post
Antifascismo & Nuove Destre

Sul Generale

Ad una settimana dal raduno nazionale del partito fondato dal Generale proviamo a ragionare attorno alla sua figura e alla traiettoria politica di Futuro Nazionale.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

In marcia per la difesa della Piana fiorentina

Sabato 16 maggio, Sesto Fiorentino. Erano un paio di migliaia a marciare per difendere “l’ultimo cuore verde rimasto nell’area metropolitana” di Firenze dal progetto di ampliamento dell’aeroporto di Peretola.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Due o tre cose che sappiamo di lei: la vittoria del PSG come assist per la strategia della tensione dello Stato (razzista) francese

Sabato 30 maggio, in seguito alla vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain, per alcune ore il centro di Parigi è stato teatro di disordini e scontri tra giovani tifosi e un numero esorbitante di forze dell’ordine. Prove generali di una strategia della tensione a sfondo razzista.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

SPECIALE ALBANIA – massicce proteste a Tirana contro la svendita dei territori e la corruzione della classe politica

Ennesima giornata di imponenti manifestazioni a Tirana, capitale dell’Albania, contro il governo guidato da Edi Rama, accusato di svendere il territorio nazionale ai grandi capitali internazionali.