InfoAut
Immagine di copertina per il post

Tutto il resto è noia. Appunti sul G7 di Lucca.

Dai bambini di Idlib ai nuovi morti in Europa per mano del terrorismo islamico, passando per i bombardamenti USA in Siria e le nuove sirene di guerra che minacciano un mondo a cui le “potenze” guardano come lo scacchiere di un risiko, è il presente a richiamarci all’urgenza del nostro agire contro. E se è vero che per fermare la loro guerra abbiamo bisogno prima di tutto di rompere la loro pace, è evidente che la manifestazione di Lucca non poteva limitarsi alla testimonianza. Se è vero che di fronte all’orrore non bastano like e share da indirizzare verso nemici spesso troppo lontani, il corteo di Lucca ha avuto il merito importante di riuscire a indicarli, sfidarli, mettere in discussione la loro inattacabilità. Non poco.

Centinaia di persone da tutta la regione – in un difficile lunedì pomeriggio – sono scese nelle strade di Lucca determinate a contestare il vertice. Nonostante i divieti, le zone rosse e la militarizzazione. Nonostante l’intenzione dichiarata della controparte di proseguire – dopo il 25 di marzo – nel tentativo di affermare una pacificazione del dissenso nelle piazze: ovvero che a decidere quando, come e dove manifestare sia la controparte stessa. E proprio dopo la giornata del 25 di marzo era a maggior ragione necessario affermare che si può fare, che sui territori, nelle lotte, è viva un’indisponibilità nei confronti di questo disciplinamento, un’istanza di attacco.

La spinta su Porta San Iacopo è arrivata dopo l’annunciata intenzione dei manifestanti di non accettare divieti, ovvero dopo aver rifiutato di affrontare le limitazioni alla libertà di manifestare nel privato delle stanze della questura, dove non vinciamo mai. Ancora un volta, l’idea che la libertà di manifestare sia essa stessa un nodo politico dirimente da sviluppare nel senso della contrapposizione, a partire dalla sua capacità di sintonizzare l’iniziativa antagonista con un’insofferenza diffusa verso il non contare nulla e il non avere voce (che fa da cornice a ogni sofferenza sociale), è quella che paga.

Il pugno duro del ministro Minniti deve rappresentare una sfida da giocarsi sul campo, e la giornata di Lucca dà un contributo piccolo ma importante per mantenere aperte delle possibilità e continuare a indicare un orizzonte di conflitto e di riscatto, rilanciando la spinta di chi non vuole più essere espulso dagli spazi in cui si decide.

Il punto è questo: è inutile denunciare la repressione se non si prova a rompere un rapporto di disciplinamento che può incepparsi solo a partire dalla nostra indisponibilità ad accettarlo.

E’ inutile denunciare il terrorismo mediatico se – come alcune realtà “di movimento” continuano a fare nei giorni precedenti a ogni contestazione in odore di conflitto – si è i primi ad alimentare la paura e scoraggiare l’emersione di questa indisponibilità. Chi lo fa, agisce oggettivamente in armonia con la controparte, che mira esattamente a disincentivare la partecipzione a quelle piazze che si pongono obiettivi reali e scomodi, rifiutando di ridurre i cortei a sfilate nel deserto. La controparte dice “vi massacreremo”. Costoro dicono “ci faranno massacrare!”. La controparte dice: “arresteremo tutti”. Costoro ripetono: “sono pazzi, ci faranno arrestare tutti!”. Bene, qual è la differenza? Forse solo una. Perché sono questi “compagni” a prendersi la responsabilità di dire quello che la controparte può solo sottintendere: “è meglio che tu non ci vada”… e chiudere il cerchio della repressione (o della depressione?). Per poi scoprirsi tutti – ogni volta – strateghi militari del giorno dopo

Per fortuna, in realtà, Lucca ci dimostra che è possibile sfidare questo presente, con umiltà e determinazione, affrontando col sorriso sul volto qualche contusione e qualche ora passata in questura. E sarebbe anche l’ora di rendersi conto che senza questo spirito non solo ogni lotta è già persa, ma è molto probabile che nessuna lotta inizi mai veramente. Quando mai nella storia è stato diversamente? Ribellarsi ha sempre avuto rischi e costi. E il costo che paghiamo alle nostre latitudini è ben lontano da quello dei nostri che – dalla Siria all’America Latina – sono abituati a mettere quotidianamente in gioco la propria vita per un progetto di trasformazione. Allora dire che “non abbiamo più spazi e possibilità di azione politica”, non solo è falso e non serve ma, se non sostanziato – al di là della sacrosanta denuncia pubblica – dallo scontro per contendersi e conquistarsi questi spazi, rimane solo un buon argomento per giustificare l’immobilismo (perché per fare movimento non basta muoversi, ma muoversi fuori dal campo della compatibilità).

E’ con lo spirito giusto che questa nuova generazione – non intesa in senso anagrafico – di soggettività cresciute nelle lotte sui territori degli ultimi anni, quella che lunedì componeva i cordoni che ricompattavano il corteo dopo le cariche, guarda ai fatti di Lucca. Perché all’ordine del giorno non c’è la paura di perdere qualche sicurezza dell’oggi, ma l’urgenza di rompere quel circolo vizioso tra debolezza–sensazione di impotenza–immobilismo attraverso la pratica del conflitto e dell’organizzazione antagonista. Tutto il resto, è noia.

 

Firenze, 12 aprile 2017

Ti è piaciuto questo articolo? Infoaut è un network indipendente che si basa sul lavoro volontario e militante di molte persone. Puoi darci una mano diffondendo i nostri articoli, approfondimenti e reportage ad un pubblico il più vasto possibile e supportarci iscrivendoti al nostro canale telegram, o seguendo le nostre pagine social di facebook, instagram e youtube.

pubblicato il in Approfondimentidi redazioneTag correlati:

Articoli correlati

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

USA “Come resistiamo all’ICE”

Di Marco Veruggio da officina primo maggio

Una lunga chiacchierata con due attivisti del movimento Ice Out a Minneapolis: Janette Zahia Corcelius, sindacalista e attivista dei Democratic Socialists of America e Rafael Gonzales, rapper, insegnante e attivista.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La figura di Lenin torna al centro del dibattito

La figura di Lenin torna al centro del dibattito storico e culturale con un nuovo volume firmato da Guido Carpi e pubblicato da Salerno Editrice nel gennaio 2026. Il libro propone un profilo rigoroso che intreccia la biografia del leader bolscevico con i destini della Russia, restituendo una lettura ampia e articolata della sua azione […]

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

L’opposizione al governo Meloni parte da qui

Contributi, punti di vista, riflessioni da parte delle tante anime che hanno composto la ricchezza della manifestazione oceanica della Torino partigiana. Iniziamo una raccolta di ciò che si tenta di appiattire, con uno sguardo alla complessità della composizione, della soggettività e della fase che stiamo attraversando.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Minneapolis: le bugie che ti racconteranno

La città ghiacciata è sotto assedio. Nei lunghi e freddi inverni nel cuore del Midwest l’aria può diventare così fredda da rendere doloroso respirare.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Il nuovo disordina mondiale / 32 – L’ultima Thule tra Nato, petrolio, terre rare e…guano

La pubblicazione della ricerca dell’inglese Peter Apps da parte della Luiss University Press non poteva cascare in un momento migliore, o peggiore a seconda dei punti di vista, per narrare le vicende politiche, militari e ideologiche che hanno portato alla creazione, sviluppo e attuale crisi di una delle alleanze militari multinazionali più longeve della storia. Quella della Nato, per l’appunto, che l’autore paragona alla Lega Delio-Attica, conosciuta anche come lega di Delo, una confederazione marittima costituita da Atene, nel 478-477 a.C. durante la fase conclusiva delle guerre persiane, a cui aderirono dalle 150 alle 173 città-stato greche.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

La sollevazione nazionale in Iran e le ondate dell’estrema destra

Secondo Sasan Sedghinia, la sollevazione in corso in Iran può essere definita a pieno titolo come una rivolta dei marginalizzati e dei disoccupati contro il sistematico impoverimento della popolazione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Gaza come laboratorio di nuovi imperialismi e l’importanza dei popoli che resistono

Nuovi e vecchi interessi del Nord globale, e in particolare degli Stati Uniti, stanno ridisegnando una geografia del mondo fatta di guerre, furti, e distruzione.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Le proteste in Iran colpiscono al cuore la legittimità del regime. Riusciranno nel loro intento?

La Repubblica Islamica ha sempre dato prova di creatività nel sopravvivere. Ma questa volta deve affrontare richieste che non possono essere placate con concessioni materiali.

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali

Immagine di copertina per il post
Approfondimenti

Corollario globale all’attacco in Venezuela

Dopo il rapimento in grande stile del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro si sono scatenate molte reazioni a livello globale

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Dossier sugli investimenti israeliani nei progetti di energia rinnovabile in Italia

Molteplici società israeliane con progetti nei territori occupati in Palestina e Cisgiordania approdano su suolo italiano per finanziare progetti di energia rinnovabile, in particolare agri e fotovoltaico su grande scala.

Immagine di copertina per il post
Crisi Climatica

Extinction Rebellion invade il blue carpet di Sanremo per denunciare le politiche ecocide e il greenwashing degli sponsor

Nella serata inaugurale del Festival di Sanremo, Extinction Rebellion ha invaso la passerella davanti al teatro Ariston con cartelli ispirati ai nomi delle canzoni in gara per denunciare le politiche ecocide e l’operazione di greenwashing dei principali sponsor, Eni e Costa Crociere.

Immagine di copertina per il post
Confluenza

Mappatura dal basso: geografia dell’infrastruttura della filiera bellica e aerospaziale del Piemonte

Abbiamo accolto all’interno del sito Mappature dal Basso, dove già si trovano le mappe dei comitati e quella del monitoraggio dei progetti speculativi, una nuova mappatura!

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Livorno: “costruire l’opposizione concreta alla irreversibilità della guerra che pervade le nostre vite”

Centinaia di compagni e compagne, provenienti da diverse città di tutto il paese, hanno partecipato all’incontro di due gironi: “Per realizzare un sogno comune”organizzato da realtà territoriali che fanno riferimento a Infoaut.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

UN GIORNO NON CI BASTA. DUE NEMMENO. Weekend di sciopero transfemminista

Ci tolgono spazi di dissenso e di lotta? Noi ci prendiamo più tempo e più spazio.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Torino: lo Spazio Popolare Neruda prende parola a seguito della minaccia di sgombero

Ieri mattina si è tenuta una conferenza stampa davanti all’ufficio igiene dell’Asl di Torino organizzata dalle persone che abitano lo Spazio Popolare Neruda in risposta alle minacce di sgombero trapelate a mezzo stampa soltanto pochi giorni fa.

Immagine di copertina per il post
Bisogni

Salviamo Comala! A Torino continua la guerra agli spazi sociali.

Torino. Apprendiamo la recente notizia della perdita da parte dell’associazione culturale “Comala” degli spazi che gestisce da ormai 15 anni. La Circoscrizione 3, insieme al Comune di Torino, ha indetto un bando per l’assegnazione degli spazi dell’ex caserma La Marmora, scartando “Comala” e optando per una cordata di associazioni guidata dall’APS Social Innovation Teams.

Immagine di copertina per il post
Divise & Potere

Rogoredo, falsificazioni e depistaggi del Commissariato emersi nelle indagini per la morte di Abderrahi “Zak” Mansouri

Abderrahi “Zak” Mansouri, 28 anni, è stato ucciso a Rogoredo, alla periferia est di Milano, il 26 gennaio scorso, da un colpo di pistola esploso da un agente di Polizia durante quello che i poliziotti hanno definito un “controllo antidroga”.