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What’s up, Occupy?

2011, 17 settembre. Nasce, a Zuccotti Park, Occupy Wall Street. 8 mesi dopo, Occupy!, in tutte le declinazioni che ha avuto da una parte all’altra degli States e in tante altre parti del mondo, è diventato già un pezzo di storia delle mobilitazioni globali; ha parlato di crisi della rappresentanza, di finanza-killer, di lotte del mondo della formazione. Ma soprattutto ha riportato in auge la necessità di ripensare il modo in cui si prendono e, soprattutto, chi prende le decisioni!

La questione dello sciopero generale è una di quelle più affrontate dal movimento. Erano 66 anni che non si vedevano scioperi generali autoconvocati negli States, ma sia il novembre scorso ad Oakland sia il primo maggio appena passato hanno visto migliaia di persone praticarlo nelle piazze e nelle strade. La necessità dello sciopero è forse il passaggio necessario da mettere in campo una volta chiusa la prima fase di disamina sulle fondamenta di un sistema finanziario e produttivo profondamente ingiusto? Quanto il passaggio dall’analisi all’azione riuscirà ad essere incisivo?
Inoltre questo è l’anno delle elezioni americane. La riconferma di Obama, che ha amministrato da vero e proprio uomo dell’establishment questa fase di relativo declino degli USA, sembra annunciata di fronte all’incapacità ( o mancanza di volontà?) da parte dei Repubblicani di resentare un candidato forte. Eppure senza dubbio il movimento Occupy! ha avuto delle ripercussioni sull’amministrazione del primo presidente nero. Quanto ad esempio i venti di guerra su Siria ed Iran possono essere stati calmati dalle possibili ripercussioni sul fronte interno? Quanto il tema della guerra, nell’evidenza completa dei fallimenti delle esperienze afghana ed irakena, è stato tematizzato dal movimento?

C’è il tema della formazione, con l’esperienza di “Occupy Student Debt” e la diffusione nei campus e nelle scuole delle istanze di contestazione come ad esempio quella riguardante il tema del prestito d’onore, una realtà su cui si fonda il sistema dell’istruzione americana e che la riforma Gelmini ha importato qui da noi (nonostante sia un fenomeno ancora ai suoi primi sviluppi).
C’è la questione della connessione con il movimento transnazionale, con gli echi di piazza Tahrir e delle lotte nordafricane che fuorono costitutivi dell’esperienza di Occupy!
A poco meno di un anno dalla nascita del movimento, e all’interno di un maggio in cui tanti luoghi del mondo torneranno a prendere parola, vogliamo fare il punto su un’esperienza decisiva in questo anno di lotte dentro e contro la crisi.

Martedì 8 maggio ore 21 strada Maggiore 45, facoltà di Scienze Politiche – Bologna

What’s up, Occupy?

Dibattito con Gigi Roggero, Anna Curcio, Felice Mometti, di ritorno da recenti viaggi negli States!

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